Augusto De Angelis.
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IL MISTERO DELLA VERGINE.
Romanzo. Mistero e Investigativo. Poliziesco.
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1938. Edizioni Ariete.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
Fondazione Ezio Galiano onlus
 http:\\www.galiano.it
ad esclusivo uso dei privi della vista.
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CAPITOLO 1. COLLOQUIO.

Erano due curiosi esemplari della razza umana.
Il caff d'angolo  sul quadrivio  lasciava i tavoli di ferro e le seggiole tutta la notte all'aria aperta, sul marciapiede larghissimo, a disposizione dei nottivaghi. Unica precauzione era quella che prendeva il cameriere alle due, quando le saracinesche si abbassavano, con l'aggrupparli contro il muro, tra una porta e l'altra. Del resto, c'era la ringhiera di legno che delimitava a mezzo cerchio, simbolica affermazione di possesso, il territorio di Fulgenzio. Fulgenzio era il nome del proprietario ed egli lo aveva dato al suo locale.
Il quadrivio, assai vasto, sfociava trasversalmente, da una parte e dall'altra, in un viale largo, alberato, coi tappeti erbosi e le panchine nel centro.
Quei due si erano seduti a un tavolo di ferro. Alle quattro e mezzo del mattino, anche di giugno, col chiarore dell'alba, neppure gli operai delle fabbriche passavano ancora. Ma i grossi autobus s, che tagliavano orizzontalmente il quadrivio e scorrevano con rombi e scoppi sull'asfalto verso la stazione. Qualche rarissimo passante camminava in fretta.
I due seduti parlavano. E chi li avesse uditi avrebbe trasecolato.
L'ometto piccino, dal volto di faina, vestito di grigio tortora, assai decente, col cappelluccio duro un poco di traverso sul cranio, fissava il compagno e diceva:
 La prima cosa necessaria, dunque, sarebbe quella di apprendere a fortificare la volont!
L'altro era vecchio e maestoso. Vestito di nero, con un nero cappello a tese larghissime e la bianca barba fluente, teneva rivoltate sulle cosce le falde della giacca lunga, a coda. Aveva gli occhi immensi, glauchi, cos chiari da dar fastidio e, quando parlava, la pelle del volto, che era fresca rosea da bimbo, gli si colorava dolcemente.
 Niente affatto. La volont  una forza spirituale. Essa tiene insieme i mondi nello spazio e determina la rivoluzione dei pianeti.
 Guarda, guarda...  mormor l'ometto e quel suo faccino arguto, dagli occhi a succhiello, sembr gli si appuntisse ancor di pi, per il movimento che fece di gettare la testa in avanti.  Sicch le trote hanno una forza spirituale, che le tiene lontane dalla mia lenza... Eh! gi!... 
 Chi vi parla di trote?
 Naturalmente! Chiedo scusa...
 Nessuno di noi ha una volont!
 Davvero?
 Gli uomini possono soltanto mettere in opera la loro ragione e il loro intelletto a guidare e condurre la Forza Volontaria Universale gi esistente nella Natura!
 Ma va' l!  poi subito si riprese, vedendo il sussulto del vecchio. Dicevo che certo  cosi, sebbene incredibile, O, forse, lo  perch incredibile!
Segu un silenzio. L'ometto accavall le gambette e si gett un poco all'indietro sulla seggiola, troppo alta per lui. Coi piedi sollevati da terra sembrava una scimmiettina vestita a festa. Aveva tra le mani un bastone di canna col manico d'osso, lungo e ricurvo, ingiallito, che terminava aguzzo come il suo naso. Se lo avvicin alle labbra e cominci a succhiarne la punta. Di sotto in su guardava la barba fluente che aveva ripreso a dissertare.
 La vita  universale ed  dovunque. Essa si identifica colla Volont. Non  un prodotto dell'uomo, n pu essere monopolizzata da lui. L'uomo ne riceve una certa quantit al momento del suo ingresso nel mondo. Tale quantit gli  fornita in prestito dalla Natura e alla Natura egli dovr restituirla, quando uscir dal mondo...
 Eh! s...
In questo dire distacc una mano dal bastone e l'abbass sotto il tavolo per fare le corna. Era superstizioso e quell'uscire dal mondo non gli piaceva.
 E, adesso, voi partite di nuovo?
 Lascio la citt, immane agglomerato di sozzure e di errori!
 Fate bene!... Oh! se fate bene!...
Aveva una voce armoniosa, l'omettino, piena, sonora; ma di quando in quando la elevava di tono, ed essa gli si lacerava in stridori inaspettati. Sembrava, allora, un'ocarina mal suonata. Fu con uno di questi stridori che, dopo una pausa, insinu:
 Per! Ci venite assai spesso in questo agglomerato di sozzure!
 Non  la mia Volont, che mi vi ci conduce, ma quella del Signore.
 Ogni settimana?
 Come lo sapete?
Gli occhi glauchi, smisurati, girarono lentamente e si abbassarono a fissare l'omuncolo.
 Come lo sapete?  ripet il vecchio e la voce di solito soavemente enfatica, gli si era fatta dura, minacciosa.
 Ma io ho ucciso il sonno! Capite? Ho ucciso il sonno!
 Capisco soltanto che voi mi avete spiato!
Sempre pi la sua voce suonava infiammata.
 Oh!  e sollev il bastone verso il cielo, che oramai era tutto chiaro, azzurro, e cominciava a sfolgorare.  Come potete supporre una simile cosa! Non pu certo essere stata la Volont Universale a suggerirvela. Oh! no! Io non vi spio. Soltanto, come vi ho detto, non mi corico neppure pi io, alla notte!... E allora, fin quando  buio, passeggio per la mia cameretta... l, vedete?, sopra a questo caff... E appena l'alba tocca il cielo con le sue dita di rosa... scendo in istrada... quaggi... e mi aggiro fra le aiuole...
Gli occhi glauchi si volsero a guardare il viale.
  un modo di dire! Io adoro le immagini. So benissimo che qui le aiuole non esistono... ma soltanto praticelli che di giorno i bimbetti, acconciamente sollevati sull'erba dalle mani sagaci delle balie, irrorano dei loro spruzzettini liberatori...
 L'Adepto crea in s le sue immagini... l'uomo comune, invece, vive tra le creature dell'immaginazione altrui... Ma voi non mi avete detto ancora come fate a sapere che io vengo a Milano ogni settimana...
 Perch non dormo!... Perch mi aggiro per questi viali e ogni sabato vi vedo arrivare che non  ancora l'alba e sostare sulle dure seggiole di questo caff, a tali ore gratuito ma inospitale... E poich costantemente voi, alle sei meno un quarto, vi alzate e vi allontanate con maest... la vostra figura  senza dubbio maestosa... da quella parte, verso la stazione... ecco la ragione per la quale ho dedotto che  alle sei o poco dopo le sei che voi partite... Orbene se, per far l'ora del treno, avete ritenuto opportuno fermarvi all'aria aperta, mi  apparso chiaro che non avete una casa in citt... e, se non avete una casa, come non dedurne anche che arrivate qui dal di fuori, per una breve sosta settimanale?...
 La potenza dell'immaginazione  ancora assai poco nota all'umanit, altrimenti si baderebbe di pi a quel che si pensa... Ma voi non vi siete ingannato. Ogni venerd io arrivo a Milano e ogni sabato ne parto... Con gioia! Non potrei vivere in questo luogo di depravazione e di ignoranza... Il primo e il pi importante passo che deve fare se desidera ottenere la possanza dello spirito,  quello di diventare naturale... Io vivo l dove si pu essere naturali...
Per qualche istante, l'omettino continu a succhiare l'osso del bastone.
 Lontano?
 Uhm!
 In campagna?
 Uhm!
Si era schiarita la voce e sput.
L'ometto trasal, ma subito riprese a meditare.
 Sarei molto curioso di conoscere il luogo dove si pu essere naturali!
L'uomo dal cappello a vaste tese e dalla candida barba fluente si alz con ponderata lentezza.
  ora ch'io vada a prendere il mio treno...  pronunci solennemente.
L'omettino era anche lui saltato gi dalla seggiola. Col cappello e sui tacchi, arrivava s e no allo sterno dell'altro.
 Permettete che mi presenti... C'incontreremo ancora... in questo caff... E il nome  una etichetta sociale, che pu essere utile talvolta... Io mi chiamo Vladimiro Curti Bo'... In due parole: Curti... Bo'...
L'uomo a cui Vladimiro aveva voluto fornire le proprie generalit, contempl per qualche istante la creatura vile che gli arrivava alla pancia e poi e lasci cadere sul capo:
 E io sono l'Imperatore.
Quindi prese ad allontanarsi per la piazza, verso la stazione. 
L'omettino rimase dov'era. La parola Imperatore lo aveva reso immobile, come se gli si fosse rotta la carica nel pancino.
Ma quando l'imponente figura del vecchio fu scomparsa, gi per via Plinio, la marionetta torn ad animarsi. Si tocc il tubino, aggiustandoselo sul cranio, si tir le punte del panciotto, diede un colpettino alla cravatta, che aveva a fiocco e di un assurdo rosso cremisino, quindi avanz.
Tenendo il bastone a bilancia, si avvi anch'egli per via Plinio, nella scia dell'Imperatore, muovendosi a passettini calcolati, con circospezione.

 CAPITOLO 2. PERRY.

Fred Drake arriv alla scuderia alle 10, all'ora solita, cio. Lasciata la sua piccola Renault sul piazzale dell'ippodromo, avanz per la stradetta che tagliava i campi. Quando fu alla stecconata del tondino, si ferm a guardare il lavoro dei cavalli.
La Vergine gli pass davanti al galoppo. Drake bestemmi. Aveva corrugato le ciglia bianche cespugliose e i baffetti bianchi, a spazzolino, gli si erano rizzati. Da una settimana aveva dato l'ordine che il crack fosse montato dal suo fantino. E, invece, sulla groppa della cavalla c'era quella scimmiettina risecchita del garzone!
Perry Hodburn se ne infischiava dei suoi ordini! Doveva aver preso un'altra sbornia, alla notte, e adesso dormiva! Un grande fantino Perry, 1800 vittorie in dieci anni, un vero record. Ma, by Jove, gli avrebbe insegnato lui ad ubbidire. L'allenatore  padrone, dopo Dio, nella scuderia!
Drake batt col frustino sulla stecconata e si diresse verso i fabbricati. Nel costeggiare la pista, per quanto fosse fuori di s, sost ancora qualche minuto a guardare i cavalli. La Vergine doveva essere il suo capolavoro. Nessuno la conosceva. Un soggetto di gran classe, che lui aveva acquistato in Inghilterra. Non apparteneva a nessuna delle grandi famiglie celebri. La madre era fattrice in America, ma non aveva ancora fatto parlare di s. Quando Fred Drake era tornato sul continente con quel suo acquisto e aveva detto al barone di aver pagato la cavalla duemila ghinee  lui faceva sempre i conti in ghinee, per snobismo, perch voleva ricordare al padrone d'essere un inglese puro sangue  il barone s'era messo a tempestare per lo studio, gridando ch'era matto, che voleva rovinarlo, che certo una buona parte di quella somma gli era rimasta nelle tasche!... Una cavalla sconosciuta, che non aveva una genealogia di gran classe, che non aveva neppure una genealogia, anzi! Duemila ghinee!... Una due anni, che non aveva mai corso, n in un Derby e neppure sulla pista d'un ippodromo di provincia. Un'incognita, un'innominata, una bastarda!...
Fred Drake aveva lasciato che il vecchio si fosse sfogato e poi gli aveva detto:
 Barone, lei dovr chiedermi scusa per le ingiurie fatte alla cavalla! Il mio acquisto  un crack e sar il grande vincitore del 1937!... La prima corsa in cui si produrr voglio che sia il Gran Premio di Milano e lo vincer! Glielo dice Fred Drake e ringrazi Iddio che Fred sa compatire e non manda al diavolo lei e la sua scuderia, come dovrebbe!
Con queste parole era uscito dallo studio, sbattendo la porta, e aveva abbandonato il palazzo, senza voltarsi.
Naturalmente, il barone gli aveva chiesto scusa e proprio sul terreno da lui scelto, nel suo regno, davanti al box della cavalla.
 Ebbene, come la chiamer? 
 La Vergine.
 Eh! Ma  matto!?
E il barone s'era fatto pallido, pallido come un cencio. Al ricordo di quel pallore, Drake sogghign perversamente.
Non era matto, lui. Aveva detto Vergine e Vergine sarebbe stata. Nessuna spiegazione da dare. La cavalla doveva vincere e vincere con quel nome.
Aveva voluto Perry Hodburn per prima monta, quell'anno, appunto perch corresse sulla Vergine le 500.000 lire del Milano.
E adesso Perry Hodburn si ubriacava e dormiva, invece di far lavorare la cavalla! A otto giorni dal Gran Premio!...
Bestemmi di nuovo e, agitando il frustino, varc la porta della scuderia e, traversato l'androne, and a piantarsi in mezzo al cortile.
 Hodburn!  grid e il suo fu un grido da Giudizio Universale.
Quei quattro o cinque garzoni, ch'erano nei boxes e in giro per i cortili, accorsero.
 Andatemi a chiamare Perry!...
Il pi svelto di tutti fu un omaccione sbracato, in zoccoli. Sal la scaletta e corse per la passerella, che univa i posteggi ai locali accessori dove dormivano gli uomini. Hodburn aveva voluto una camera in alto, l'ultima della fila di camerette, sotto il tetto. Lui, rompendo la tradizione dei fantini di gran classe, dormiva in scuderia con gli altri fantini e con gli allievi.
 Perry!  chiam l'omaccione e spinse la porta.
Campato in mezzo al cortile, col berretto tondo da marinaio per traverso, Fred Drake guardava la porta aperta sul ballatoio esterno, aspettando di veder comparire il volto grinzoso di Perry Hodburn.
Ma fu invece quello rotondo e schiacciato del caporale di scuderia a riapparire. Ed era stravolto.
 Dorme, eh? Ubriaco come la giustizia! Afferralo cos com' e buttalo fuori!
L'uomo, appoggiato alla ringhiera di legno, fissava l'allenatore, sporgendosi, e cercava di parlare, senza che gli uscisse suono dalla gola.
 Ebbene, by Jove!?
Gli altri garzoni si avvicinavano.
 Perry... Perry...  riusc a emettere quello lass   morto!
 Che dici!?
Fred Drake si lanci, seguito dagli uomini.
Appena dentro alla cameretta, vide che Perry Hodburn era morto davvero.
Vestito ancora col suo abito grigio a quadratoni, il fantino di Epsom e di Ascot, d'Auteuil e di Longchamp, colui che aveva vinto 1800 corse sugli ippodromi di tutto il mondo e aveva montato almeno 10.000 volte da quando era nato, giaceva riverso sulla branda, con gli occhi chiusi, il volto placido, come se dormisse.
Piantato in mezzo al petto aveva un coltello dal manico di legno e non si vedeva naturalmente che quel manico giallo, ritto, e tutt'attorno una gran macchia di sangue nero, che aveva invaso il panciotto e la giacca.
Fred indietreggi e ricacci sul ballatoio gli uomini, che lo avevano seguito. Lo fece con tanto impeto che quei quattro o cinque si gettarono contro il parapetto e lo fecero cigolare da spezzarsi.
Per qualche minuto, l'allenatore rimase sulla soglia a guardare il cadavere. Era spaventoso! Spaventoso e incredibile. Chi poteva avere ucciso a quel modo Perry Hodburn? Certo, lo avevano ucciso nel sonno!
Dall'androne venne il nitrito di un cavallo. I garzoni riconducevano le bestie nei cortili, per asciugarle e massaggiarle, prima di dar loro da bere e da mangiare.
Quel nitrito valse a scuotere Drake.
Chiuse con violenza la porta della camera e si volse agli uomini.
 Gi! Presto!... Non vedete che rientrano i cavalli?
Gli uomini discesero; ma erano sconvolti.
 Che cosa fate? Muovetevi, perdio!
I garzoni rimanevano in sella, meravigliati che i compagni non accorressero come al solito ad afferrar loro le redini.
 Portate tutti i cavalli nel secondo cortile!...
E discese.
Guard che la cura delle bestie avesse principio e poi volse lo sguardo alla porta chiusa, sotto il tetto.
Dietro quella porta, c'era Perry Hodburn con un coltello nel petto!
E adesso? Che doveva fare, adesso? Ah! s... avvertire la polizia, doveva... Un delitto!... Ma perch? Ma perch, by Jove!...
Si diede una manata sulla fronte.
Per tutti i diavoli e chi avrebbe montato la Vergine, fra otto giorni?!

 CAPITOLO 3. ARALDICA.

Il portinaio del palazzo era gallonato senza parsimonia di oro e di fregi sull'uniforme azzurro cielo.
E il palazzo era l'unico di via Omenoni, che si fosse salvato dal piccone demolitore e dal rullo e troneggiava, adesso, patinato di antica venust sulla piazza Crispi, che, quando fu eretto e poi per vari secoli ancora, non esisteva. La salvazione l'aveva dovuta appunto ai sei omenoni gigantesche figure di cariatide  che sostenevano il frontone dell'ingresso carrozzabile e al pregio storico delle pure linee del suo seicento non ancora imbastardito dal rococ.
Sul portone, appoggiato di spalla al plinto di una delle statue, col palazzo troneggiava il portinaio.
Aveva, costui, berretto largamente gallonato e mazza e anche grossi baffi giallastri e neri occhi minacciosi.
Furon per primi gli occhi che gli folgorarono, quando egli si vide ritto dinanzi, sul marciapiede, un omettino vestito di grigio tortora, con un cappelluccio duro e tondo, una cravatta rossa cremisina e un bastone dallo strano manico appuntito. Sbucato chi sa di dove, l'omettino sollev un poco il cappelluccio per salutare e disse:
 Non vorrei sembrarle indiscreto...
 Che c'?!
Gli occhi avevano sfolgorato, ma sopratutto di sorpresa. Il cerbero minaccioso doveva essere un buon uomo, in fondo, e l'omettino aveva destato in lui soltanto meraviglia.
 Non c' nulla?... Ammetto, per, che questa assenza di tutto sia grave. Terra bianca, tosto stanca?... Che ne dice?
Il portinaio pomposo non poteva pi dir nulla. La sorpresa diventava stupefazione.
 Ecco! Se non sono indiscreto,  questo il palazzo del barone Gerolamo Verbena del Santo?
 Eh! sicuro? 
 Il barone  a palazzo?
Il portinaio si chin e accost i baffi al tubino dell'omuncolo.
 Ehi! dico! Chi  lei?
 Io?... Che c'entra? Io sono Vladimiro Curti Bo'... in due parole: Curti... Bo'...
 E poi?
L'ometto si alz sui tacchi e sollev un poco il bastone.
 Non basta?
 No, che non basta! Che cosa gliene importa se il barone  a palazzo o no? Che affari ha lei con Sua Eccellenza?
 Affari?... Nessuno. Lo riconosco. Io non faccio affari?...  meglio viver piccolo che morir grande. Per... per... Lei dovrebbe ascoltarmi?... Calamit scopre amist!...
Il portinaio si sollev e diede un'occhiata di commiserazione all'omuncolo.
 Il signor barone  fuori!  e voltatosi si diresse nell'interno dell'atrio, apr la porta a vetri della portineria e scomparve con tutto l'azzurro e l'oro che aveva indosso.
Vladimiro sospir. Si tocc il tubino, si tir le punte del panciotto, prese un poco l'abbrivio dondolandosi ed entr anche lui, prima nell'atrio e poi in portineria.
 No!... Non si abbandoni a violenze delle quali avrebbe duramente a pentirsi!... Ho qualcosa di molto grave da dirle!... L'eloquenza del tristo  falso acume; ma le mie parole son d'oro e mirra. Le ascolti.
Quell'affare dell'oro e della mirra convinse sempre pi il portinaio che aveva a che fare con un pazzo. E poich sapeva che per liberarsi da un pazzo occorre fingere di prenderlo per savio, si rassegn.
Depose la mazza, si tolse il berretto e sedette davanti al suo tavolo, asciugandosi la fronte dal sudore.
 Dica pure...
 Oh! finalmente! Creda a me: piccolo ago scioglie stretto nodo!
 pazzo!, pens di nuovo dentro di s il portinaio. Con questi calori prematuri, la pazzia fermenta.
Intanto, Vladimiro s'era seduto. Non sopra una seggiola, ma sull'angolo del tavolo, con un saltino pieno di agilit e non privo di grazia, e si tolse il tubino, deponendolo accanto a s.
 Eccomi qui! Saremo pi vicini in tal modo. Voglio dire, che io sar pi vicino al suo volto.
Fece una pausa, che impieg ad aggiustarsi con la mano libera quella inconcepibile cravatta cremisina. Con l'altra non aveva abbandonato il bastone.
Il portinaio dava occhiate un po' al fenomeno che gli si era appollaiato sul tavolo e un po', oltre la vetrata, all'androne, ch adesso temeva di veder entrare qualcuno d'importanza. E allora sarebbe stato costretto di far passare a quel pazzo la pazzia!
 Io le ho detto il mio nome, ma non la mia professione. Poich, se  vero che non faccio affari,  pur vero che qualcosa faccio. Qualcosa che mi piace e che mi occupa. Studio araldica...
 Che cosa?
 Oh! gi!... Io catalogo, cerco, rintraccio, analizzo, viviseziono le armi gentilizie... Per me non esistono ormai pi misteri in fatto di bande, barre, branche, blasoni, scudi semplici e scudi ombelicali. Conosco le imprese di tutte le famiglie nobili italiane e non c' figura che non sappia interpretare, leggenda che non possa illustrare. Potrei dirle i colori familiari di tutti i casati, compreso l'azzurro cielo, che  quello del suo abito!... Da quanti anni lei ha l'orgoglio e l'onore d'essere il Minosse del barone Gerolamo Verbena del Santo?
 D'essere che cosa?  chiese con un ritorno al malumore il portinaio e di nuovo gli occhi gli si fecero minacciosi.
 Oh! gi... Minosse  guardaportone all'Erebo...
 E... rebo?
 Luogo di raccolta di tutta la migliore nobilt del mondo... Come vede, il posto  d'importanza. Ma torniamo a noi. Se io studio araldica, compilo in pari tempo un'enciclopedia nobiliare. La pi completa! La pi perfetta! Quando sar terminata, non esister segreto delle grandi casate che non sia svelato. Capisce?
Il portinaio, dando diverso corso ai propri timori, dubit che l'ometto fosse un truffatore. Questo qui, pens, sta per farmi il trucco della pubblicit a pagamento.
Ma Vladimiro, quasi avesse letto nel pensiero del degno uomo, trasse il portafogli e dal portafogli un biglietto da cinquanta lire, nuovo nuovo.
 Ecco qua! Vuol guadagnarselo? Anzi, facciamo cos: io glielo do, purch lei prometta di rispondere come pu... dico: come pu, e questo la libera da ogni scrupolo... alle mie domande.
Gli occhi del portinaio s'erano sgranati.
 Lei mi d?...
 Ma certo! A lei. E ora risponda.
Guard sparire il foglio filigranato in una tasca dell'uniforme azzurra e sorrise.
  volato in cielo!  sospir.  Cominciamo. Da quanti anni lei  portinaio del barone?
 Ventiquattro...
 Trentasette meno ventiquattro, tredici.  dal 1913?
 S. Il barone era appena venuto a Milano.
 E aveva comperato questo palazzo?
 Come avrei potuto esserne il portinaio altrimenti?
 Giusto! Ricco, dunque, a milioni?
 Ricco, certo; ma a quei tempi non si parlava di milioni.
 Gi. Perch il denaro aveva un diverso valore...
 Anche.
 E da dove veniva il barone Verbena?
 Dall'America...
L'omettino si agit sullo spigolo del tavolo.
  un po' vago!
 Nessuno ne ha mai saputo di pi. Il barone  nato, sembra, a Napoli...
 Nobilt partenopea! Oh! lo so! Il suo blasone  formato da una sbarra traversa diagonale, con un fior di verbena presso una siepe nel primo campo e una raggiera nel campo inferiore... Blasone borbonico o, forse, spagnolo... Ma io vorrei sapere qualcosa su lui stesso... Questo mi occorre...
S'era messo a succhiare il manico del bastone e guardava il portinaio. Si tolse quella specie di becco dalle labbra per chiedere:
 Non ha parenti?
 Una figlia.
 Non ha moglie?
 Oh! no...
 Nel '13, quanti anni aveva?
 Giovane ancora... Oggi ne ha sessantadue...
 E la figlia?
 La baronessina Verit ha ventiquattro anni...
Vladimiro sollev le sopracciglia e arrotond le labbra.
 Dall'America ha dunque portato la Verit in fasce?
 Quando arriv qui, la moglie era viva. Mor nel '16...
 Vedo! Triste cosa la morte! E la Verit rimase nuda!
 Triste!...  ripet l'uomo vestito di cielo.
Vladimiro salt a terra e, rimessosi il tubino, fece il giro del tavolo e gli and accosto.
 Quanti servi in palazzo?
 Il maggiordomo, due cameriere, una guardarobiera, la cuoca e l'autista.
 Fa affari, il barone?... 
 Oh!
 Lo ha detto lei!
 Io?!
 Gioca in Borsa?
 Credo.
 E poi?
 Ha una scuderia da corsa...
 Ah! s?... Una scuderia!...
Si chin all'orecchio del portinaio:
 Lei deve dirmi... s, questo  compreso nelle cinquanta lire... deve dirmi perch l'Imperatore, ogni venerd arriva al palazzo e vi si ferma sino alla notte del sabato...
 L'Imperatore!?
Il poveretto non aveva pi fiato. Eccolo che si mette di nuovo a vaneggiare, pens.
 Un uomo alto almeno un metro e ottanta... vestito di nero... con una cospicua barba bianca... un grande cappello spiovente... le code alla giacca...
 Ah! ma lei parla del signor Swan! Perch lo chiama l'Imperatore?
 Perch forse lo !
 Non scherzi! Il signor Swan  un degno commerciante...  svizzero... Conosce il padrone da molto tempo...
 E da quanto tempo viene qui ogni venerd?...
 Saranno due mesi...
 Svizzero? Di dove?
 Credo risieda a Lugano...
 E quando si trova a palazzo, che cosa fa?
 Come vuole che lo sappia?... Matteo, il maggiordomo, mi ha detto, che sta quasi sempre in biblioteca o nello studio del barone... Legge e scrive... Con Sua Eccellenza parla di religione...
L'ometto si diede un colpo con le dita sul tubino, per rassodarne la stabilit.
 Ah! di religione!... Anche con lui!  teosofo il barone?...
 Che cosa?...
 Chi trova Iddio dentro di s avr rivelati da lui tutti i misteri!...
 proprio pazzo, pens per l'ennesima volta il portinaio; ma non si attard nell'idea, perch ud dal cortile gli scoppi di un motore.
  il barone!  il barone che esce!...
Si era alzato e aveva afferrato berretto e mazza. Guard l'orologio a muro sulla porta.
 Le undici! Non  mai uscito a quest'ora...
E si precipit fuori della portineria.
Vladimiro s'era cacciato dietro il muro e, toltosi il cappelluccio, sporgeva appena appena un po' la fronte e gli occhi per guardare dalla vetriata.
L'Isotta-Fraschini travers l'androne e scomparve. Gli occhi in agguato avevan veduto nell'interno della macchina la tesa abbassata d'un vasto cappello chiaro, il profilo di un poderoso naso rostrato e il pizzo grigio d'una barbettina.
 Oh! dove va il barone alle undici?!...
Pronunzi tra s queste parole ch'era gi fuori nell'androne e correva per uscire.
Il portinaio se lo vide passare davanti come una freccia e tese la mazza per cacciargliela fra i piedi. Ma non lo prese e quello fu in un baleno sulla piazza e salt dentro il primo tass fermo davanti alla Banca.
Il tass part.
L'uomo azzurro cielo, dopo qualche minuto di perplessit, si mise la mano in tasca e palp il foglio da cinquanta. C'era proprio! Non aveva sognato. Per dar cinquanta lire a quel modo ci voleva un matto!...

 CAPITOLO 4. INCONTRO.

Non appena l'autista ebbe aperto lo sportello, il barone Gerolamo Verbena scese d'un salto dalla macchina, e si lanci per la stradetta, fra i campi.
Il sole annegava i fabbricati bianchi dell'Ippodromo, la pista e il prato e faceva brillare le rotaie dei tranvai sul piazzale.
Col pizzettino grigio, il potente naso a rostro, la persona diritta e snella, il barone aveva l'aspetto e il portamento d'un moschettiere. Tutto in lui contribuiva ad aumentare una tale impressione, dal modo di vestire giovanile e chiassoso  pantaloni di seta grezza, giacca azzurra, cappello di feltro bianco  alle maniere rudi e aggressive, alla voce sonora e flautata, sempre un poco enfatica e declamatoria.
La consuetudine alla vita attiva e la cura ch'egli prendeva della propria persona, gli consentivano a sessantadue anni di dar l'impressione che potesse rivaleggiare con un giovanotto in ogni esercizio fisico.
Non impieg pi di un paio di minuti a percorrere, quasi di corsa, quei tre o quattrocento metri, che dividevano la scuderia dal piazzale e appena entrato nell'androne, cominci a gridare:  Drake!... Drake!...
Fred Drake, che stava nel primo cortile, in mezzo a un piccolo gruppo di uomini, si distacc da essi e accorse.
 Ma  impazzito, lei?... Che cosa diavolo mi ha detto al telefono? Che hanno assassinato Perry Hodburn?!... Se  uno scherzo, per tutti i diavoli, lo dovr pagar caro...
Drake era abituato a quelle vociferazioni e non si scompose. Avanz rigido, con le ciglia corrugate, le labbra strette, i baffetti irti e pungenti. Il tondo berretto turchino con la nappa rossa gli dava, cos biondo di capelli com'era da sembrar bianco, uno strano aspetto di giudice togato.
 Non  uno scherzo e lei farebbe bene a non gridare. Di sopra c' il medico e quei signori appartengono alla polizia...
Il barone allarg le braccia e mastic un'imprecazione fra i denti.
 Ma perch l'hanno ucciso?!  chiese, con una nota di smarrimento nella voce, e, passato il braccio sotto quello dell'allenatore, si diresse verso il gruppo dei poliziotti.
Il gruppo si apr e un uomo ancor giovane, bruno, vestito con sobria e distinta eleganza, che nulla aveva in s del poliziotto, fece qualche passo verso i due.
 Ecco il proprietario  disse Drake, liberandosi dal braccio del barone.
 Commissario De Vincenzi  si present l'altro, con un leggero inchino.
  una cosa orribile, commissario! Lei deve trovare chi l'ha ucciso! Ne va del buon nome dell'Italia! Perry era il miglior fantino del mondo e la sua morte avr un'eco enorme straordinaria fino in America...
 Capisco...  disse pacatamente De Vincenzi.  Un assassinio  sempre una cosa enorme...
 Ma come hanno potuto?... Quando?...  e il barone si volgeva a Drake.
L'allenatore alz le spalle.
 Se lo sapessi!... Sono venuto qui alle dieci, per assistere al lavoro dei cavalli e ho visto che Perry non montava la Vergine...
 La Vergine  un cavallo, suppongo?  interruppe De Vincenzi.
 Un'idea di Drake!  proruppe il barone.   stato lui che ha voluto dare quel nome alla cavalla.
Drake sorrise.
 L'ho chiamata cos, perch non ha mai corso ancora sugli ippodromi europei...  una cavalla americana, che stava per essere iscritta al Derby d'Epsom, quando io l'ho presa...Per noi  vergine...
 Gi... Deve correre al Gran Premio di Milano, vero?... Sar la favorita.
Il barone e Drake trasalirono.
 Come fa a saperlo, commissario?... Si occupa di corse, lei?
 Oh no!  sorrise De Vincenzi.  Ma son qui da mezz'ora, oramai, e ho interrogato il personale della scuderia...
Il barone diede un'occhiata all'allenatore e poi si avvicin a De Vincenzi. Con il gesto abituale in lui, quando voleva essere espansivo, afferr il commissario per un braccio e gli parl con calore, trascinandolo con s verso il secondo cortile.
 La Vergine... vede...  stata comperata da Fred Drake a mia insaputa...  costata duemila sterline sonanti e tutto il resto... Duemila sterline non sono molte per un crack gi riconosciuto e sicuro, ma sono moltissime per un cavallo che non ha mai corso... Per un'incognita, insomma. Drake per sa quel che fa ed  difficile che sbagli... Senza dubbio, la Vergine  un gran cavallo... E poi Drake l'ha preparato come lui sa fare... Insomma, oggi, anch'io sono sicuro che la Vergine vincer... Mi capisce?
 No  fece laconicamente De Vincenzi.
 Ah!... Ebbene, le parler chiaro. Quando un proprietario di scuderia possiede un cavallo di quella specie e lo fa correre al pi gran premio dell'annata, per una moneta di mezzo milione... non  soltanto quel mezzo milione che balla... Mi capisce, adesso?
 Vuol dire che lei scommetter sul suo cavallo?
 Voglio dire che il mio interesse era che tutti avessero creduto la Vergine un brocco e che gli allibratori non l'avessero favorita...
 Ebbene?
 Ebbene, la Vergine vien data gi alla pari!... il giorno del premio sar scesa a un quarto!... Tutti sanno oggi sul turf che  un gran cavallo!... Capisce che cosa  accaduto?... Qualcuno ha parlato... Qualche spia ha veduto la cavalla al lavoro...
Il barone era agitatissimo; lasci il braccio di De Vincenzi, lo afferr con le mani alle spalle e gli mise il volto contro il volto.
 E oggi hanno assassinato Perry Hodburn, che era il migliore fantino del mondo e che doveva montarla! Drake non potr trovar mai, in otto giorni di tempo, una monta di quella fatta!... Comincia a capire, commissario?
 Gi!  fece De Vincenzi.  Fatti simili si leggono anche nei romanzi...
 Ma questo, perdio!, non  un romanzo e Perry Hodburn  stato freddato...
S'interruppe, strinse i pugni e si raddrizz.
 Come l'hanno ucciso?
 Ah!  De Vincenzi si era assorto e sembrava che non avesse udito la domanda.
 Le chiedo in qual modo l'hanno ucciso!
 Oh! in modo brutale e per nulla degno d'un romanzo... Gli hanno piantato un coltello nel petto...
Guard il barone e chiese con gravit:
 Lei ha giocato molto sulla Vergine?
Verbena alz le spalle.
 Questo non conta. Pu darsi che abbia giocato molto.  netto, no? Il cavallo  mio, io ho fiducia in lui e ci gioco... Ma nessuno potr sapere se io lo abbia giocato o no... Non sono un bambino e il mio denaro non porta la mia firma!
Rise con rumore. Ma appariva turbato.
Teme che senza Hodburn in sella il suo cavallo non arrivi oppure ha qualche altra idea per la testa, si chiese De Vincenzi. E intanto a quel disgraziato hanno messo un coltello fra le costole...
 Bene...  disse.  Ora lasci che io mi occupi dell'assassinio...
E torn nel primo cortile, seguito dal barone, che s'era dato un colpo al cappello e camminava, masticando parole fra i denti.
Il medico, uscito dalla stanza dove giaceva il cadavere di Perry, scendeva i gradini della scala di legno. La porta dell'ultima cameretta, sopra i posteggi, era rimasta aperta.
 Ebbene, commissario, pu far portare il cadavere all'Obitorio... La questione per quello l  regolata e lui non monter pi cavalli su questa terra!...
Era magro, tutto angoli acuti e con la faccia cavallina. Ogni volta che si trovava davanti a un cadavere, quanto pi forte in lui era l'impressione che ne riceveva, tanto pi scopriva i denti lunghi, ingialliti dalla nicotina, aguzzi. Questa volta, mentre si avvicinava a De Vincenzi, aveva le labbra alle orecchie.
 Dottore, non si metta a farmi una lezione sull'impossibilit di riconoscere a prima vista lo stato di rigidit di un cadavere e mi dica a che ora lo hanno ucciso.
Il medico tendeva le mani davanti a s.
 Dov' un lavabo?
Drake gli indic la fontanina a rubinetto, in mezzo al cortile.
Il dottore fece correre l'acqua e si lav le mani. Aveva deposta in terra la busta nera, che portava sotto il braccio.
 L'ora della morte, eh?... Col calcolo dei multipli... estratta la radice quadrata... sottratto il minimo comun denominatore... le dir che quel poveraccio ha ricevuto la coltellata fra le nove di iersera e le due di stamane... Un po' vago, eh?!... Se mi fa dare un asciugatoio, le tolgo un'ora al principio e una alla fine... Dovendo scommettere, propenderei per le undici, mezzanotte...
Un garzone gli aveva portato l'asciugatoio e lui si asciugava le mani lentamente.
 Lo hanno ucciso lass?
 Io direi di s. Non mi  sembrato che il corpo sia stato mosso, dopo la morte... Ed  anche sicuro che lo hanno ammazzato mentre dormiva...
 Il coltello?
 L'ho lasciato sul tavolo...  e si chin a raccogliere la busta dei ferri.  Oh! non dubiti, ho fatto attenzione a non toccare il manico... Pu divertirsi a cercarvi le impronte... ma che lei ce le trovi  un altro affare!... E ora che ho finito, la riverisco! Passer nel pomeriggio all'Obitorio per l'autopsia. Addio, commissario!
Con pochi passi lunghi quanto lui, fu nell'androne e poi fuori tra i campi.
De Vincenzi fece cenno a uno dei suoi tre uomini, che erano rimasti in gruppo in mezzo al cortile.
 Cruni, riunisci tutti coloro che trovi qui dentro e conducili in una stanza...  Si volse verso Drake: Ci sar un ufficio, qui nelle scuderie, no?... Un luogo qualsiasi che abbia un tavolo per scrivere...
 S, c'...  e l'allenatore indic una porta, che si apriva sotto l'androne.   il mio ufficio, quello... Ma non  molto grande...
 Li far entrare uno per volta, per interrogarli...
I garzoni e i fantini furono presto raccolti. I posteggi si allineavano tutt'attorno ai due cortili e il maresciallo Cruni non fece gran fatica ad assicurarsi che vi fossero rimasti i soli cavalli. Drake si avvicin a De Vincenzi.
 I cavalli rimangono chiusi nei boxes per il riposo... fino alle sedici e mezzo... Gli uomini dovrebbero mettere in ordine la selleria e i locali accessori... ma lei pu disporre di essi...
 Quanti cavalli?  chiese De Vincenzi.
 Quattordici con la Vergine...
 E quanti uomini?
 Cinque fantini... tre allievi...
Un mormorio si era levato dal gruppo degli uomini, che Cruni aveva riuniti e che si erano ammassati nel cortile.
Drake li guard e bestemmi sordamente.
  vero!... I fantini sono quattro... perch Perry  morto!... E poi ci sono i garzoni... un caporale e otto fra uomini e ragazzi per i cavalli e tre uomini per la pulizia dei locali... E infine il custode e la moglie, che abitano le camere sul davanti... l, all'ingresso...
Una ventina e pi di persone da interrogare!
De Vincenzi si diresse verso l'ufficio dell'allenatore, assieme a Drake. Il barone, che aveva continuato a passeggiare per il cortile, li raggiunse.
 Ha ancora bisogno di me, commissario? Io torno al palazzo... Lei pu trovarmici, quando vuole...
 Sicuro. Verr da lei nel pomeriggio...
Il barone si avvi all'uscita.
Passato il paddog, aveva imboccato la stradetta chiusa ai lati dalle siepi, quando se la vide sbarrata dall'autolettiga che arrivava. Si fece da parte per lasciarla passare. Con la schiena contro la siepe, badava che le ruote non gli passassero sui piedi.
 Ultima galoppata, per Perry Hodburn!... Lui  arrivato al traguardo senza cavallo...
Il barone trasal e si volse. Non vide nessuno. Si rese conto che la voce era venuta di dietro alla siepe e si chin a guardare. Un omettino vestito di grigio tortora, con un cappelluccio duro sul cranio e una cravatta rossa cremisina, si teneva in piedi sulla scarpata del campo e, quando si vide osservato, port la mano al tubino e salut. Con l'altra mano sollevava un bastone dal manico d'osso, giallastro.
 I miei rispetti, signor barone!... Il sole accieca e per i campi i papaveri fiammeggiano...  accenn all'intorno col bastone.   triste morire al principio dell'estate... 
Il barone ritrov a stento la parola.
 Ma chi siete?... Che fate l?...
 Io sono Vladimiro Curti Bo'... in due parole: Curti... Bo'... E quel che faccio  evidente: passeggio...
Il barone lo fiss per qualche istante, trasecolato. L'omettino era cos buffo, col volto aguzzo da faina, gli occhietti chiari e luminosi, le orecchie ad ansa... Finalmente, in inglese: diede come uno strappo a se stesso, per togliersi da quella contemplazione e imprec in inglese:
 Al diavolo i matti!
Aveva da fare qualcosa d'assai pi importante, che mettersi a perder tempo con gli sfaccendati, che gli si cacciavano tra i piedi! E si allontan in fretta per la stradicciuola, verso il piazzale dell'Ippodromo, dove l'attendeva la sua auto.
Vladimiro salt la siepe, con l'agilit di una cavalletta, cos piccolino e tutto grigio, tranne quel rosso assurdo della cravatta...
Si ferm in mezzo alla strada a guardar sparire il barone e poi si diede un'aggiustatina al copricapo, una tiratina ai pizzi del panciotto, un buffetto alla cravatta e, con un colpo di reni, si mise in moto verso le scuderie, facendo girare il bastone fra l'indice e il medio della destra.

 CAPITOLO 5. ENIGMA.

 L'ho trovato che stava arrampicandosi sul muro delle scuderie, proprio verso i locali accessori!
Il custode teneva sempre l'ometto per il bavero della giacca e lo scuoteva, spingendolo verso il tavolo, davanti a De Vincenzi.
Drake, in piedi, appoggiato a un casellario, s'era tolto la pipa di bocca.
 Oh! da dove  uscito costui?
 Lasciatelo! disse De Vincenzi.  Non vedete che non pu parlare?...
Vladimiro, infatti, soffocava.
Quando il custode ebbe aperto la mano, liberandolo, fu un gran sospiro che gli usc dal petto. Subito, si ricompose gli abiti, si strinse un poco il nodo della cravatta, che gli si era allentato. Port poi una mano alla testa e incontr i capelli, che aveva neri tagliati a spazzola, con qualche screziatura grigia.
 Il mio cappello!  grid.  Quel bruto mi ha certo rovinato il cappello!
E, prima che alcuno potesse trattenerlo, si lanci fuori della porta, nell'androne. Il cappello era rotolato sullo sterrato, davanti all'ingresso della scuderia e Vladimiro si gett a raccoglierlo, con un grido di gioia. Lo tenne tra le mani e lo pul, fregandolo col gomito.
Quando ebbe finito e lo vide integro, ebbe un gesto di soddisfazione e a passetti rapidi fece ritorno nella stanza di dove era fuggito.
Trov i tre uomini ancora non completamente rimessi dallo stupore e, data un'occhiata furibonda al custode, si volse a De Vincenzi e gli sorrise.
 Un borsalino autentico, commissario!... Gli sono affezionato come a mio figlio!
 Avete un figlio?  chiese inconsciamente De Vincenzi.
 Si fa per dire!... Io adoro le immagini.
 Ma chi siete, voi?
 Vladimiro Curti Bo', commissario... in due parole: Curti... Bo'...
De Vincenzi non sorrise. Osservava l'ometto. Avrebbe giurato di averlo gi incontrato in qualche luogo. Ma dove, gli era impossibile ricordare. Il nome enunciato, buffo quanto la persona che lo portava, non lo aveva mai udito, invece. Vladimiro Curti Bo'!... Un nome da farsa...
L'ometto, dinanzi al tavolo, gli sorrideva sempre, quasi ammiccasse. Da tutto il volto gli traspariva malizia e acume. Un ben curioso tipo e coraggioso, per non temere il ridicolo di quel suo abbigliamento e di tutto se stesso!
 Ebbene, perch vi arrampicavate sul muro della scuderia?
 Ma non mi arrampicavo! Il verbo  assolutamente sconveniente... Costui  e indic il custode con la punta del bastone  mi vuole attribuire qualit di quadrumane o di gatto!... Conosce il muro di cui si parla, commissario?  un muretto alto neppure quattro metri, pieno di educazione e di cortesia, glielo assicuro! A ogni mezzo metro una pietra sporge e par proprio che siano state messe l per invitare a salire!... Io passeggiavo... Nel moto  la vita, commissario, e l'aria della campagna, anche arroventata dal sole meridiano,  salutare ai polmoni... E al cuore! Oh! al cuore, poi!
De Vincenzi lo ascoltava parlare e cominciava a divertircisi. L'omino lo interessava.
Drake, invece, era furibondo e gli occhi, sotto le ciglia irte e cespugliose, gli fiammeggiavano.
 Chiacchiere!  rugg.  Questo ridicolo gnomo  una spia!... Ecco quello che !...
 Una spia!  grid Vladimiro Curti Bo', sollevando le mani al cielo e con esse il bastone e il tubino.  Una spia... Gli faccia ritirare l'insulto, commissario!
La voce strideva all'acuto. E fin con lo spezzarglisi in un sibilo. Sembrava ubriaco di collera e tremava tutto.
 Calmatevi!  intim De Vincenzi.  E spiegate senza tante parole perch eravate salito su quel muro!
 Glielo dico io il perch  url ancora Drake.  Per vedere la Vergine al lavoro, per questo!...  una lurida spia degli allibratori e nient'altro! Se pure non  stato pagato da qualche scuderia...
Il nuovo intervento dell'allenatore, che aveva parlato in inglese, invece di far aumentare l'ira dell'omino, sembr placarla di colpo. Fu istantaneo. Vladimiro Curti Bo' cess da ogni agitazione e, mentre si adoperava a ricomporre i propri indumenti con quelle sue mosse precise e affettuose, torn a sorridere.
 Non insidio la virt delle vergini, io!  disse in inglese anche lui.  E veder le Susanne al lavoro non  la stessa cosa che vederle al bagno!  Si volse a De Vincenzi:  Le sembro, forse, un satiro o un vecchio vizioso?
L'aspetto da satiro un po' lo aveva; ma De Vincenzi not soltanto che conosceva l'inglese. Forse, l'omino non era cos cattolico come sembrava.
 Andate, voi...  ordin al custode e poi si volse all'allenatore:  Signor Drake, faccia tornare tutti gli uomini alle loro occupazioni... Li interrogher di nuovo pi tardi...
Drake sembr indeciso. Fin col mettersi il berretto e si diresse alla porta.
 Lei rimane qui, commissario?
 Oh! per qualche minuto soltanto...
Vladimiro guard l'allenatore uscire dalla stanza e ricambi con un inchino l'occhiata feroce che questi gli lanciava. Attese che la porta si fosse richiusa e si volse a De Vincenzi.
 Un brutto carattere per trattar con le vergini!
 Lasciamo gli scherzi, signor...
 Curti Bo'...  insinu subito l'altro con soavit.  Si scrive in due parole...
 Due parole un corno!
De Vincenzi cominciava a perder la pazienza, ch da tutto quell'omino alto come il tavolo emanava ironia.
 Aspetto che voi mi diciate perch vi siete arrampicato su quel muro... La cosa non  cos semplice come fate mostra di credere e non si tratta soltanto del galoppo di un cavallo!... Proprio in una camera al sommo di quel muro, che voi avete trovato tanto invitante, questa notte  stato ucciso un uomo!
 Gi!  fece Vladimiro.  Un uomo, certo, anche se faceva il fantino!... Non trova, commissario, che alcuni mestieri tolgono la mascolinit agli uomini a quel modo che altri la danno alle donne?
 Come fate voi a sapere che hanno realmente ucciso qualcuno e che questo qualcuno era un fantino?
 Uhm!  Vladimiro si schiar la voce e parl, cercando di non toccare le note acute.  Ma appunto per il fatto che io passeggiavo nei pressi della scuderia e... su quel muro... Quale interesse avrebbe potuto avere per me quella scalata, se al termine di essa non avessi saputo di trovare un cadavere?
 Dunque, a voi interessava quel cadavere?
 Interesse umano!... Curiosit, signor commissario! Peccato veniale!...
 Volete farmi credere che eravate venuto a San Siro soltanto per caso? Dove abitate, voi?
 Oh! lontano di qui... Ma come trovare prati e campi, se non ci si allontana dall'agglomerato della citt?
 E cos? Avanti! Da chi avete saputo che era stato ucciso un fantino?
 Tutti ne parlavano, di gi! Lo sapevano le donnette che scendono dai casolari con le uova... i guardiani di San Siro... gli autisti dei tassi fermi sul piazzale dell'Ippodromo... la padrona e i camerieri del caff... Se lo dicevano i tranvieri che, raggiunto il capolinea, ne ripartivano... A quest'ora pu giurare che la notizia  arrivata in piazza del Duomo... Io l'ho appresa cos...
 E siete subito corso a scalare il muro?
 Per vedere! Certo! Quale conoscenza vale quella degli occhi?
 E avete veduto il cadavere?!
 Oh!... no...
 Perch il custode vi ha tirato gi dal muro?
 Non  cos! Il custode  stato inesatto e si  fermato alle apparenze. Egli mi ha veduto sul muro e ha creduto che volessi scalarlo... Invece, io ne discendevo...
 Ah!
 Ero gi entrato nella camera del povero Perry Hodburn...
 Ah s?...
De Vincenzi lo fissava. Quell'omino non era quel che voleva far credere. Ma chi, dunque?
 E che cosa avete visto, nella camera del morto?
 Vuol venire con me, commissario? Le mostrer qualcosa che forse lei non ha visto... Venga! Venga!
S'era incamminato alla porta. De Vincenzi si alz e lo segu. Indubbiamente, quel curioso tipo aveva uno strano potere di persuasione!
Dall'androne, l'ometto, messosi il cappellaccio sulla testa, si dirigeva senza esitazioni attraverso il cortile. Pass davanti a Fred Drake, che fece un gesto di meraviglia, e agli ucraini che si trovavano fuori dei boxes, i quali lo guardarono e risero.
Cruni, staccatosi dai due agenti coi quali parlava, volle fermarlo, ma De Vincenzi gli fece un cenno e il maresciallo s'immobilizz a mezza via.
Vladimiro era giunto ai piedi della scaletta di legno che conduceva ai locali accessori. La sal a saltellini e calc con sicurezza il tavolato della passerella. Quando fu davanti all'ultima porta delle camerette, si ferm e si volse ad aspettare De Vincenzi.
 Entri lei per primo, commissario.
De Vincenzi apr la porta. La stanzuccia non conteneva che il letto, un cassettone, due seggiole. Alle pareti alcune stampe inglesi di donne e di cavalli, uno specchio con la sottile cornice dorata e una fotografia di Perry Hodburn in costume da fantino.
Sul cassettone si vedevano gli oggetti tolti dalle tasche del morto: il portafogli, un portasigarette d'argento, una manciata di monete d'argento e di rame, un paio di fazzoletti, alcune lettere, l'orologio d'oro a braccialetto e una sottile catenina d'oro con un paio di ciondoli portafortuna.
 Perry aveva ancora i genitori a Dunfermline nel Fife, in Iscozia...
De Vincenzi guard l'ometto, che era entrato dietro di lui e aveva parlato.
 Oh! No!... Un'ora fa io non conoscevo neppure di nome il celebre Perry Hodburn... Ma, come le ho detto, sono entrato in questa camera, passando per quella finestra...  e indic di fianco al letto la piccola finestra ancora aperta  ...e ho dato un'occhiata... appena un'occhiata, a quelle lettere... Ce n' una appunto dei genitori di Perry... E ce n' un'altra...
Sorrideva sempre, con quel suo sorriso pieno di malizia. Il volto appuntito, le orecchie aguzze, gli occhietti scintillanti. Una faina! De Vincenzi pi lo guardava e pi si convinceva che  straordinaria la somiglianza di alcuni uomini con gli animali! Ma questo qui di dove era sbucato? Doveva averlo gi veduto e non riusciva a ricordare!
 Andate avanti...
 Non  questo che interessa... Le lettere le legger da s e scoprir facilmente gli intrighi amorosi del fu mister Hodburn di Dunfermline... Che cosa pu importare adesso che egli avesse una moglie e in pari tempo una amante alla quale faceva credere d'essere scapolo?
De Vincenzi diede un'occhiata al letto sul quale il cadavere del fantino aveva giaciuto e che era largamente macchiato di sangue e poi al coltello, lasciato dal dottore sul piccolo tavolo di fianco al capezzale. No, nessun carattere di un delitto passionale, in quell'omicidio!... L'omino vedeva giusto! Gli diede un'altra occhiata e quasi ne ebbe rispetto.
 Allora, lei pensa...
S'interruppe, sorpreso egli stesso di avere adoperato il lei dopo tanti voi. Quell'omino non vedeva giusto, forse, proprio perch ne sapeva assai pi del lecito? In altri termini, non poteva essere un complice o l'assassino stesso?
 Vediamo che cosa volete mostrarmi.
 Gi!
Il ritorno al voi non gli era sfuggito e gli aveva fatto accentuare il sorriso.
Si avvicin al letto e tese il bastone per indicare il ripiano del tavolinetto sul quale erano un libro, un portacenere e una scatola di fiammiferi, oltre al coltello sporco di sangue.
De Vincenzi si chin a guardare: sul legno si vedeva nitida la traccia rotonda lasciata da una candela, che aveva sgocciolato tutt'attorno.
 Strano, eh! In una scuderia di questo genere  assolutamente proibito servirsi di candele... Un fantino come Perry Hodburn, abituato alle leggi ferree degli allenatori, non avrebbe mai commesso una simile imprudenza. Si sarebbe permesso di fumare, di nascosto, ma non sarebbe andato pi oltre e non avrebbe certamente acceso una candela!... E poi a che scopo, quando per leggere in letto aveva la lampada proprio sul capezzale?
Era vero. Il braccio con la lampadina elettrica si protendeva, basso e comodo, dal muro.
De Vincenzi prese in mano il libro, ne lesse il titolo e diede un'occhiata all'omino. Wilde!... Intentions... E il libro ha un segno al saggio Penna, matita e veleno... Letture un po' troppo decadenti per un fantino!... Ma non dimentichi, commissario, che Hodburn era inglese e gli inglesi soffrono di strane aberrazioni, alle quali non si deve dar troppo peso nel giudicarli!... No, no... le divagazioni paranoiche pi che paradossali attorno all'avvelenatore di Chiswich non hanno alcuna importanza in tutto questo!... Come la progettata bigamia del morto... Ma, invece, quelle macchie di cera!... Che sconfinato campo esse aprono alle ipotesi e come pure sono rivelatrici, nella loro antimoderna impudenza.
De Vincenzi depose il libro. Il volto gli si era chiuso duramente. S, quelle macchie di cera erano senza dubbio interessanti; ma non mai quanto l'omino che gli parlava. Era indispensabile ch'egli si occupasse di lui con ogni attenzione. Ma intanto occorreva sentire che cosa avrebbe detto l'allenatore di quella infrazione al regolamento.
 Aspetti, signor Curti Bo'... Aspetti qui...  e and fuori sul ballatoio e, poich non vide Cruni nel cortile e neppure alcun altro, fece di corsa la passerella e scese la scala.
Nell'androne trov Drake e lo fece salire con lui. De Vincenzi precedeva.
Quando fu per arrivare all'ultima stanzuccia, cominci a dire:
 Desidero farle vedere qualche cosa, signor Drake... ma prima mi dica: che lei sappia Perry Hodburn aveva l'abitudine di servirsi...
Era giunto sulla soglia e s'interruppe bruscamente. La stanza era vuota. Vladimiro Curti Bo' si era dileguato.
De Vincenzi fu rapido a rimettersi dalla sorpresa. Corse alla finestra e vide l'omino che era gi disceso dal muro e saltava come un grillo verso l'Ippodromo.
Non pens neppure di farlo inseguire.
Se Vladimiro Curti Bo' era scappato a quel modo, si poteva essere sicuri che conosceva il mezzo di non farsi acciuffare...

 CAPITOLO 6. ROSENKREUTZ.

Il guardaportone azzurro cielo questa volta corse rischio di perdere il paradiso. Per qualche istante sembr che stesse per annegare dentro quel suo mare di purit come in un oceano di collera. Paonazzo, i baffi ritti, balbett:
 Lei! Lei!... Ma che cosa vuole?
Si strangolava e poich a garrottarlo, col gonfiarglisi del collo, era il colletto gallonato, egli moriva, come Mida, soffocato dall'oro.
 Non si agiti!  assolutamente pericoloso, specialmente di pomeriggio, all'ora della digestione!
 Ma perch  tornato?!
 Si rassicuri! Non certo per richiederle quelle cinquanta lire! Esse si sono involate! Transeerunt!...
 Ah!  fece il guardaportone, ripigliando a respirare.
 Prenda, invece, questo mio biglietto di visita, che la prego di far trasmettere a Sua Eccellenza... Si dice cos? A Sua Eccellenza il barone Gerolamo Verbena del Santo...
L'uomo, che aveva ritrovato un po' del suo contegno e che al nome del padrone tentava di riprendere anche la fierezza, diede un'occhiata sdegnosa al cartoncino.
In mezzo lesse subito stampato in un bel gotico:
VLADIMIRO CURTI BO'
Ma, su quel biglietto il guardaportone vide ben di pi. Vide disegnati a matita due triangoli sovrapposti a formar stella e attorno, i seguenti frammenti di parola fra una punta e l'altra degli angoli: SAL - UTE - AVO - IBA - NDI - TORI.
Come poteva pensare quel dissennato che lui si sarebbe permesso di far pervenire a Sua Eccellenza un biglietto di quella specie?
Il suo sdegno fu tanto violento, ch'egli non temette di dir pane al pane:
 Ma lei  pazzo, caro signore!
Incollerito certo, ma anche conscio del pericolo che si corre a dar del pazzo a un pazzo, il guardaportone si teneva dietro il tavolo massiccio, come dietro una trincea, pronto alla difesa.
Invece, l'omettino rise.
 Eh! Il dubbio non  suo soltanto. La generalit dei mortali ritiene dissennati quei pochi credenti puri, che hanno per simbolo il pentagramma e che sanno dissertare sulla evoluzione delle Catene e dei Giri!...
Rise ancora e pi rumorosamente. Poi si ferm, per non scomporre l'ordine della cravatta e del tubino, che ai sussulti gli era sceso fino alla nuca.
 Vediamo un po'... Che cosa posso fare per convincerla che quel mio biglietto mi servir di sicura introduzione presso il suo padrone?... Forse, neppure il denaro baster!... Tuttavia,  necessario!
Parlava come tra s e non dava che qualche occhiata scrutatrice al cerbero trincerato dietro il tavolo.
 Ecco! Forse, questo  il mezzo!...
Fece una pausa.
 Non vuole, dunque, annunziarmi direttamente al barone? Mandi allora il mio biglietto al maggiordomo... Parler con lui...
Il portinaio esit. Ebbene, Matteo avrebbe pensato lui a liberarlo una volta per tutte da un simile seccatore. Era la migliore soluzione!
 Sta bene!  disse.  Avvertir Matteo...
 Matthew Scott, originario di Topeka, nel Kansas!
Anche il nome e il paese d'origine del maggiordomo sapeva! Un pazzo lucido, perdio!
L'omettino, indifferente alle occhiate sbalordite del portinaio, s'era messo a passeggiare per la stanza, agitando con grazia il bastone.
Dopo una decina di minuti, il maggiordomo in panciotto a righe verdi e bianche fece la sua apparizione in portineria. Era evidentemente seccato d'essersi dovuto scomodare e guard Vladimiro dall'alto della sua persona magrissima come si guarda un insetto velenoso.
 Mister Matthew Scott?  chiese con voce acuta l'omino e si tolse il cappellaccio, inchinandosi.
 Che cosa volete?
Matteo, invece, aveva la voce sgraziata, roca, che grattava le parole. E il volto glabro, senza la pi piccola traccia di peluria, solcato da mille rughe sottili, ma duro, battuto dagli anni come da un vento salso di tempesta. Sotto una parrucca rossigna  un'onesta parrucca, che aveva visibilmente soltanto il compito di coprire la testa al modo di un cappello e non l'altro ingannevole di rappresentare i capelli  s'indovinava con ogni facilit il cranio calvo, liscio come una palla di biliardo.
Vladimiro prese dal tavolo il cartoncino lasciatovi dal guardaportone e lo tese al maggiordomo.
 Volete annunziarmi a Sua Eccellenza, mister Matthew?
 Eh?
 S, s, non esitate! Recate al barone questo mio biglietto e vedrete ch'esso sar per me l'apriti sesamo!
Mentre diceva cos, l'omino gli aveva cacciato nella mano il biglietto.
L'uomo dalla parrucca e dal panciotto a righe verdi abbass macchinalmente lo sguardo sul cartoncino e subito lo rialz in volto a colui che glielo aveva dato. Era interrogativo quello sguardo, ma anche alquanto smarrito.
 Che vuol dire?
 Oh! nulla... Nel porgerlo al barone, potete aggiungere, se volete, che sono un amico dell'Imperatore...
 Venite!
E con grande meraviglia dell'uomo azzurro cielo, l'uomo verde e bianco fece salire dietro di s, per lo scalone d'onore, l'omino dall'abito tortora e dalla cravatta cremisina.
Una folle ridda di colori assurdi danzava cos, in quel pomeriggio, dentro l'austero palazzo di piazza Crispi, che sei enormi giganti sorreggevano da secoli.
*
* *
Gerolamo Verbena del Santo ricevette Vladimiro Curti Bo' nel suo studio al primo piano, che precedeva, in quell'ala del palazzo, la sua propria stanza da letto e chiudeva l'interminabile fila di saloni e salette.
Uno studio dalle linee severe, addobbato con severa ricchezza.
Nel mezzo, sotto il lampadario di vetro veneziano, si stendeva l'immenso tavolo di legno di rosa.
Un sottile e altissimo Cristo di avorio era su di esso, di fronte al seggiolone baronale, e un altro Cristo, d'argento massiccio e brunito questo qui, si rizzava da una corta colonna d'ebano di fianco al tavolo.
Quei due simboli di una fede proclamata in avorio e argento davano alla stanza, in cui il rosso cupo e il nero lucente imperavano, una strana apparenza di cappella ardente, che neppure il sole ch'entrava dalle grandi finestre aperte riusciva a toglierle.
Il barone attendeva colui che s'era fatto annunciare, in piedi presso il tavolo e quando lo vide entrare, senza il tubino, che Matteo gli aveva preso nell'anticamera, ma ancora col suo bastone in mano, dal quale non aveva voluto separarsi, trasal. Era l'omino di San Siro! Mosse un passo verso di lui, poi s'immobilizz.
 Lei ?...
 Precisamente, Eccellenza!  e Vladimiro Curti Bo' s'inchin gravemente, per poi avanzare ancora con quei suoi passettini rapidi sino al tavolo.  Precisamente! Il signor Swan mi onora della sua amicizia e assai spesso assieme a lui ho assistito al levarsi del sole sulla citt tentacolare, sentina di vizi e di sozzure...
Il barone lo aveva ascoltato e lo guardava a occhi socchiusi. Accenn col capo:
 Segga...  e lui per primo sedette davanti al tavolo. L'omino gli sedette di fronte.
 Perch  venuto da me, lei?
 Oh!  fece Vladimiro.  Gli  ch'io non ignoro come la forza materiale, vivificatrice, sostenitrice dei Rosa Croce, promani da questo palazzo... da questa sala... dal suo cuore.
Un leggero sorriso aleggi sulle labbra tumide del barone, sotto il naso potente, tra i baffi e il pizzetto pepe e sale.
  stato Teodoro Swan a dirglielo?
 Egli ha avuto questa fiducia in me!
 Straordinario!  pronunci la voce flautata del barone e Vladimiro trasal.
 Oh! io sono un uomo sicuro, signor barone... Una tomba per i segreti... Una spada per la battaglia...
 Straordinario!  ripet la voce e il barone prese fra le dita il biglietto di visita che aveva deposto sul tavolo e si mise a osservarlo.
Sulla seggiola l'omino si agit. La sua destra strinse a mezza canna il bastone.
  per farmi sapere tutto questo che lei ha disegnato il segno cabalistico sotto il suo nome?
 Sapevo che non avrei potuto trovare migliore raccomandazione presso il suo cuore!
 Bene!
Segu una pausa. Gli occhi semichiusi del barone non lasciavano l'omino.
 E adesso veniamo al sodo...  La voce era sempre flautata, pi soave ancora di prima.  Che cosa vuole da me?
 Una sola speranza sorregge la mia vita! Poter essere accolto nel cenobio... Nel cenobio gnostico...  ebbe un'esitazione e poi chiese di colpo:  Dove si trova il cenobio dei Rosa Croce?
 Vedo!... E Teodoro Swan?
 Oh! no... L'Imperatore non mi ha rivelato neppure il luogo!... La Svizzera  piccola ed  grande...
Per la terza volta, il barone esclam: straordinario!
Poi rise dolcemente, con soddisfazione, a piccoli sussulti lievi.
Vladimiro lo guard ridere e si fece scuro in volto. Tutto il suo spirito si tese e, poich evidentemente egli era un emotivo, quella tensione gli apparve sul visuccio da faina cos chiara e percepibile, come la leggera increspatura prodotta dal vento sopra uno specchio d'acqua.
Ma il barone continuava a ridere, e l'omino salt dalla seggiola sul pavimento.
 Stia comodo?... Che cosa le prende? Non  venuto qui condotto dalla fede?
Fece una pausa, poi chiese:
 Che cosa sa lei di me?
 Oh! nulla!
Vladimiro Curti Bo' s'era ripreso.
 Che cosa potrei sapere io di lei, Eccellenza?! Neppure il proprio corpo si conosce perfettamente. Ognuno di noi ha qualche ghiandoletta di cui sempre gli  stata ignota l'esistenza...
 Ma no!... Bisogna conoscere se stessi... L'aiuter io a farlo...
Tese la mano e premette un bottone.
Quasi si fosse tenuto dietro alla porta, pronto a quella chiamata, Matteo apparve.
 Dai una stanza nel palazzo a questo signore. Egli  nostro ospite... E trattalo con ogni riguardo. La sua permanenza con noi sar lunga... Vada, vada pure, signor Vladimiro... Curti Bo'... Ci rivedremo e parleremo...
Vladimiro diede un'occhiata al servo e non ebbe dubbi: non gli era possibile sottrarsi all'ospitalit offertagli. Il vecchio con la parrucca era forte ancora, tutto d'acciaio. Dentro di s maledisse la propria imprudenza. Avrebbe dovuto pensare alla ritirata!
Ma oramai era troppo tardi per recriminare.
Fece un inchino e si avvi alla porta. Matteo lo segu. Traversarono i saloni. Il servo gli stava alle calcagna.
Raggiunsero il largo pianerottolo, che univa le due ali del primo piano e si apriva da una parte con la rampa ascendente e dall'altra con quella che discendeva all'androne, per terminare davanti all'ufficio del portinaio azzurro cielo.
Vladimiro ag con la rapidit del lampo.
Matteo aveva intimato:  Salga!...  ma non aveva finito di pronunciar la parola, che si trov in terra. L'omino gli aveva cacciato il bastone fra le gambe.
Compiuto questo gesto semplice, Vladimiro comp una serie di altri gesti alquanto pi complicati, ma egualmente rapidi. Si chin e, afferrata la parrucca rossigna, la cacci sul volto di Matteo a mo' di maschera, accecandolo. Poi, si gett gi per lo scalone. Lo percorse in un attimo, balzando leggero senza quasi toccare i gradini.
Quando il servo, strappatasi la parrucca dal volto, pot rimettersi in piedi, l'omino era gi passato come una freccia davanti alla vetriata del guardaportone e usciva sulla piazza.
Quivi giunto si ferm. Si diede una toccatina ai vestiti, alla cravatta, alla testa. Ahim! il cappello era rimasto nel palazzo del barone.
 Un borsalino autentico!  sospir Vladimiro.  La cosa pi urgente  che io me ne vada ad acquistare un altro...

 CAPITOLO 7. VERIT.

Se la prerogativa precipua di Vladimiro era, come si  visto, di saper fuggire a tempo, egli aveva innegabilmente anche un'altra virt: la tenacia.
Tenacia e costanza, che gli facevano tener la presa come a uno di quei cagnolini, che non aprono le zannette, se pur si scuota, si tiri e si sbatta il tappeto che hanno addentato.
L'omino aveva azzannato un metaforico tappeto, che lui solo vedeva e conosceva, e non dimostrava alcuna intenzione di abbandonarlo.
Uscito dal palazzo Verbena, egli si era munito di un altro copricapo, in tutto simile a quello perduto, ed era subito tornato verso piazza Crispi.
Alle cinque circa del pomeriggio, in quel giugno prematuramente caldo, le strade e le piazze del centro di Milano ardevano di sole.
In piazza Crispi, Vladimiro trov un po' di ombra sotto i portici di corso del Littorio. Si rifugi a quell'ombra e, dal principio dei portici, pot osservare il portone coi giganti e veder chi ne uscisse e chi vi entrasse, senza tema che qualcuno o qualcosa potesse sfuggirgli.
Ma se questo suo modo di agire  date le azioni ch'egli aveva compiute fin dalla mattina di quel giorno  poteva apparire normale, meno normale, all'intelligenza di chi avesse voluto comprendere le ragioni che lo facevano muovere, era quel suo annotare sopra una minuscola agenda tutto quanto vedeva, che avesse relazione col palazzo.
Cos, sopra quell'agenduzza, dopo circa un'ora di attesa, l'omino aveva scritto le seguenti annotazioni:
 ore 17e 5  il guardaportone mostra il suo azzurro sulla soglia; baffi ispidi e ciglia agitate;
 ore 17 e 20  Matthew, con la parrucca rimessa a sesto e col vivido panciotto coperto da una giacca grigia abbottonata, esce in fretta e si dirige per via Caserotte; inutile seguirlo per sapere dove si rechi;
ore 17e 35  Fred Drake  con cappello floscio al posto del berretto a nappa  arriva nella sua Renault, discende in fretta ed entra nel palazzo;  congestionato (questo caldo  deleterio per i temperamenti apoplettici e collerici);
 ore 17 e 55  il commissario De Vincenzi (sar un miracolo se io riuscir a fargliela sino alla fine!) appare in via Caserotte con Matthew Scott al fianco; cos la riunione sta per essere al completo...
A questo punto, Vladimiro interruppe le sue note, chiuse in fretta l'agenda e se la cacci in tasca. Con un piccolo balzo si nascose dietro una colonna e di l, al riparo dagli sguardi dei due che avanzavano verso il palazzo, osserv a tutt'occhi un'impressionante figura di donna che, apparsa sul portone, s'era messa ad attendere l'avvicinarsi di una grossa spider alla quale il portinaio aveva fatto un cenno imperioso.
Vide la macchina girar per la piazza, guidata da un autista in spolverino bianco, e non attese che essa si fosse fermata per fare un sol balzo dalla colonna al primo tassi fermo lungo il marciapiede del colonnato.
Il conducente si volse a interrogare quello strano cliente, che gli capitava come un bolide; ma ne ottenne soltanto un grazioso sorriso.
 E allora?
 Allora, che cosa?
 Dove vuole andare?
 Ma io non lo so... Voglio dire... ecco...  Aveva guadagnato il tempo necessario e adesso la spider si muoveva di nuovo con la donna al volante e senza l'autista, ch'era rimasto a terra accanto al guardaportone.  ...Seguite quella macchina e non perdetela di vista... se potete...
Il conducente guard l'auto lussuosa con la donna e poi di nuovo il cliente capitatogli. Premette la messa in marcia e sogghign:
 Se la raggiunge, quella l se ne fa un ciondolo!...
Vladimiro Curti Bo' finse di non aver udito e si abbandon beatamente sul sedile, togliendosi il cappelluccio per avere il refrigerio di un po' d'aria.
Voleva godersi la gioia di quell'abbandono, senza guardarsi neppure attorno. Il tassi andava per le vie del centro, fermandosi ai semafori e al segnale dei vigili a ogni centinaio di metri. Poi cominci ad accelerare e gli arresti si fecero pi radi.
Vladimiro si scosse. Riconobbe piazzale Magenta col monumento a Baracca. Oh! fece dentro di s, Verit va a San Siro!... E cominci a destarsi dal sopore. Questo non lo avrebbe supposto! Eppure, che cosa di strano che la giovane amasse i cavalli e s'interessasse alla vita di scuderia?
La lunga veloce macchina di Verit giunse al piazzale dell'Ippodromo che il tassi verde era ancora al principio di via Caprilli. Quando finalmente Vladimiro arriv e discese, essa era scomparsa. Facile a immaginare che s'era inoltrata per la stradetta della scuderia, sulla via di Trenno.
 Ho da aspettarla qui? chiese il conducente.
 Ma no! A bollir nella pentola, le uova diventano dure!
Il conducente sgran gli occhi.
Vladimiro aveva ritrovato tutto se stesso, oramai. Ammicc:
 Voi non avete la pazienza del pescatore e soprattutto non l'ha il vostro tassametro! Cav il borsellino e pag. L'uomo del tassi torse la bocca: non si aspettava una ricca mancia da un omino simile, ma quello gli aveva dato in tutto e per tutto venti centesimi!
Gli sput dietro e diede un colpo al volante, bestemmiando.
Vladimiro trotterellava di gi per la stradetta, facendo roteare il bastone fra le dita della destra.
Tra il paddog e la porta della scuderia vide ferma la spider di Verit. La ragazza doveva essere entrata.
Tutt'attorno non si mostrava anima viva. I cavalli dormivano nei boxes e gli uomini o erano dentro o s'erano dispersi nelle osterie. In quanto ai fantini, dovevano trovarsi da tempo in qualche bar del centro.
Che cosa era andata a fare Verit nelle scuderie a quell'ora?
L'omino si tolse il cappello e si gratt la testa. L'atto in lui era insolito e denotava una certa perplessit.
Si avvicin all'auto e ci gir attorno.
A un tratto sembr che le sue esitazioni fossero cessate. Senza aprire lo sportello, lo scavalc e penetr nell'interno della carrozza. Sul sedile posteriore v'era una grande coperta e parecchi cuscini. Vladimiro si distese sul fondo, tirandosi addosso la coperta e disponendola in modo che sembrasse caduta naturalmente. La posizione non era nelle pi comode e l'omino, l sotto, cominci a sudare. Con la testa fuori dalla coperta a mo' d'una tartaruga, spiava il portone.
Per sua fortuna, l'attesa non fu lunga. Dopo una decina di minuti, Verit comparve sulla porta. Cammin svelta alla macchina e sal al volante. Sotto la coperta Vladimiro era scomparso.
La macchina si mosse. Gir attorno al paddog, imbocc la stradetta. Procedeva lentamente, che quella specie di viottolo non era fatto davvero per la velocit.
Della lentezza, Vladimiro approfitt subito, ch l'unico scopo per il quale s'era sottoposto a quella specie di bagno turco era appunto di poter parlare a Verit, senza testimoni e senza preavvisi. Si tolse di dosso la coperta e sedette sul seggiolino, proprio alle spalle della guidatrice.
Prima si ricompose abito e cravatta, si mise il tubino sul cranio, diede a se stesso quel colpo di reni con cui si raddrizzava materialmente per prendere l'abbrivio a una azione, quindi tossicchi discretamente.
Il motore girava con dolcezza; la campagna era immota sotto la luce opalina dell'ultima ora di chiarit; il fremito molecolare che il sole d all'atmosfera s'era miracolosamente arrestato nell'attesa trepida del crepuscolo, che  sempre il rinnovarsi di un'agonia e che sempre d alla terra e alle cose un'ansia sospesa.
Il raschiamento dell'ugola di Vladimiro fece voltare di colpo Verit.
A vedere l'omino seduto nella sua auto, la ragazza trasal e un poco la macchina sband verso la siepe. Ma fu un attimo. Lo sguardo limpido, diritto, degli occhi grigi, stranamente argentei, riprese la sua sicurezza e Verit, dato un colpo energico al pedale e uno alla leva, ferm la macchina. Quindi si volse e per qualche istante esamin con rapida minuziosit l'intruso.
 Bene  disse e la sua voce era forte, ferma, una voce dal timbro senza incrinature.  Volete dirmi che cosa desiderate e perch vi siete seduto nella mia auto?
Vladimiro si tolse il tubino e salut.
 Chieggo scusa! Il modo non  corretto. Ma io personalmente sono correttissimo.
 Lo vedo! E poi?
 La vita  ricca a dovizia di sorprese!
La ragazza sorrise ironicamente.
 Questa  un po' una sorpresa da circo equestre! L'uscita di un clown privo di originalit.
 Lo ammetto. Ma anche il modo con cui Perry Hodburn  stato fatto uscire dal mondo non ha molta originalit, se non forse quella delle macchie di cera...
A Vladimiro sembr che nello sguardo interrogativo di Verit fosse passato un lampo di paura. Ma la voce suon calda, senza fremiti.
 Che cosa c'entrate voi con l'assassinio di Hodburn?
 C' un cuneo... un piccolo cuneo appuntito... e c' un martello... Il martello batte e fa penetrare il cuneo. Io sono il cuneo, che il destino ha confitto nel denso spessore d'un mistero...
La ragazza rise.
 Siete divertente!  e gir di pi la persona, quasi volesse godersi meglio lo spettacolo.
L'omino si pavoneggi.
 Ho scelto questo mezzo, per rendermi utile.
 A chi?
 A lei, baronessina Verit!
 O a voi stesso, signor intrigante!
Vladimiro si fece grave. La voce, quando parl, gli sal al falsetto, proprio mentre lui avrebbe voluto renderla cavernosa.
 Perch hanno ucciso Perry Hodburn? Il perch conta!... Nel quia  il nodo. Un fantino  un semplice congegno, sopra una forza viva! Si son voluti tagliare i garretti del cavallo?... No... no...  e gir la testa, negando con forza.  No! Il dramma  pi profondo...  pi nero nel gorgo nero... Viene da lontano... Posso rivolgerle una domanda, baronessina Verit? Non chiedo che ella mi dica... se stessa, nella risposta!
Si ferm. Sorrise. Sospir.
 Oh! perch suo padre le ha dato un nome tanto compromettente?! Ma non  questa la mia domanda. Questa  una domanda che rivolgo a me stesso e al destino. A lei vorrei permettermi di chiedere: che cosa  venuta a fare qui, stasera? Il volto della ragazza rimase impenetrabile, soltanto un poco gli occhi le lampeggiarono, con quel guizzo, che forse era di paura.
 E poi?
 Noi ci dovremo incontrare parecchie volte ancora, baronessina! E io proprio vorrei che una di tali volte ella non dovesse benedire il cielo d'avermi accanto!...
 Tutto questo  divertente, ma oscuro! E noioso!... Voi chi siete e che cosa volete?
 Trovarmi presente quando alla morte di Perry Hodburn se ne staranno per aggiungere altre!... Il mio cuore tenero non approva che si riforniscano artificialmente i cimiteri!
 Chi siete, voi? 
 Vladimiro Curti Bo'... in due parole...
 Ebbene, signor... in due parole... voi cominciate ad abusare della mia pazienza! Volete un consiglio? Uscite dalla mia vettura prima che non sia io a gettarvene fuori!
 Mi ascolti, signorina Verit!... L'uccisione di Perry non  che un avvertimento... Io non so nulla di tutto quanto accadde, ma certo quell'assassinio ha un significato, che non  quello apparente... Non si rende vedova... una vergine, perch non arrivi prima al traguardo! Esistono altri novecentonovantanove mezzi meno sanguinosi e pi economici, per raggiungere lo scopo. Se lei crede che sia una questione di turf, parte andicappata e va incontro a sorprese poco piacevoli!... Questo  un gran ballo mascherato, che si prepara nel palazzo degli omenoni, e qualcuno si  travestito da imperatore!... Dopo il primo cadavere, ce ne troveremo fra i piedi qualche altro e a un tratto le luci si spegneranno, per permettere al protagonista di prendere il largo... Io non so nulla, ma la mia fantasia  una curiosa bestiola, che fa salti di lunghezza spropositata...
Tacque e si diede una toccatina alla cravatta.
Verit lo aveva ascoltato con attenzione, fissandolo. Sembrava pesar dentro di s il valore di quella elucubrazione.
 Troppe parole!  mormor.
Poi, di colpo, s'inginocchi sul sedile, volta verso l'interno della macchina, afferr sotto le ascelle l'omino, lo sollev e lo lasci cadere fuori dell'auto, sulla siepe.
Vladimiro si rese conto di quel che gli accadeva, quando gi stava nuotando fra le spine. E alla sua volta procur una piccola sorpresa alla ragazza. Logicamente, avrebbe dovuto impantanarsi fra quelle spine e rimanervi come una mosca sulla colla; invece fu miracoloso: tocc coi talloni la terra e salt fuori. In piedi sull'argine della strada, guard l'auto che si muoveva.
 Me lo merito, signorina Verit! Ma non sar sbarazzandosi di me, che lei potr uscire incolume dal ballo!
La ragazza si volse e rise. Poi premette sull'acceleratore. La macchina schizz per la stradetta. Vladimiro Curti Bo' mormor tra s, scuotendo tristemente il capo:
 Hai riso verde, povera Verit!
Si rassett il vestito un poco malconcio per il volo e si mosse. Fece qualche passo in direzione del piazzale, dove la macchina era ormai spedita; poi si ferm.
 Se sapessi almeno perch hanno avuto bisogno di una candela!
E torn indietro, verso la scuderia.

 CAPITOLO 8. ECTOPLASMA.

 Ma quell'omuncolo non  soltanto ridicolo!... Non so come dire!... Io ho subito supposto ch'egli si serviva del ridicolo come di una maschera... I suoi abiti e il suo nome sono un travestimento! II travestimento di un uomo, che si  imposto di apparire comico, per non essere riconosciuto...
S, la supposizione reggeva. Ma non era la buona. De Vincenzi avrebbe giurato che non rispondeva a verit. A parte la sicurezza di averlo veduto altrove prima che alla scuderia di San Siro; gli occhi dell'omino e il suo volto da faina erano comici naturalmente e, perci appunto, sconcertanti... Ma chi poteva mai essere, dunque, quel Curti Bo'... in due parole!... e perch aveva voluto cacciarsi in mezzo a una storia simile? E oltre tutto, dopo esser fuggito a quel modo imprevedibile dalla scuderia, era andato a trovare il barone nel suo palazzo!
 Ma si pu sapere, insomma, che cosa voleva? Una ragione alla sua visita deve pure avergliela data...
In piedi davanti al tavolo di legno di rosa, De Vincenzi aveva distolto lo sguardo dal Cristo d'argento, per guardare in volto il barone.
Gerolamo Verbena del Santo, troneggiante nel suo seggiolone, appariva agitato. Le mani robuste, ricche di pelo grigio sino alla prima falange delle dita, si muovevano sul tavolo con irrequietezza.
Fred Drake, ritto di fianco al tavolo, si mordicchiava i baffi ispidi e faceva il cipiglio. In fondo, tutte quelle storie  e soprattutto l'assassinio del fantino nel suo cervello assumevano un'unica realt: fra otto giorni la Vergine doveva correre e lui non aveva pi la monta, che potesse dargli la sicurezza della vittoria.
 Una ragione... una ragione!... Eccola la sua ragione! Farebbe ridere, se non ci avessero cacciato un cadavere fra i piedi!
E gett sul tavolo, verso il commissario, il cartoncino col nome e col pentagramma.
De Vincenzi lo prese e lo osserv con attenzione, poi fiss negli occhi il barone.
 Uno dei simboli dei Rosa Croce!
 Come lo sa, lei?!  fece Gerolamo Verbena e la sua meraviglia era sincera.
De Vincenzi sorrise.
 Qualche volta leggo... per farmi una cultura!... Lei appartiene ai Rosa Croce? Ha relazione con l'Ordine Esoterico di Kempten?
 Ma s  in America ho appartenuto all'Order of the Golden Dawn... Venuto in Italia, ho mantenuto le relazioni con Thurmann e con Hartmann...
 Si  recato a Kempten a partecipare a qualche seduta spiritica?
 Non sono mai stato in Baviera... Ma tutto questo non c'entra... Evidentemente, la teosofia non  che un pretesto... Quel signore... quella specie di nano... dopo esser penetrato nelle scuderie, ha voluto entrare anche qui dentro... A quale scopo? Ecco!  questo appunto che lei deve scoprire!...
De Vincenzi alz le spalle.
 Lo scopriremo, forse...  mormor.
Fred Drake interloqu con veemenza:
 Io ho l'impressione, che non avremo fatto un gran passo, quando si sar saputo chi sia e che cosa voglia quel nanerottolo della malora!
 Che significa questo?! Un gran passo?  scatt il barone.
 Sulla strada dell'assassino di Perry Hodburn... Ed  questo che interessa, per il momento! Un coltello nel petto del miglior fantino d'Europa  qualcosa di ben pi preoccupante che non l'inutile ficcanasare di un ridicolo ometto!
 Crede? chiese De Vincenzi, fissando l'allenatore.  E pure stamane lei parlava di spionaggio e accusava quell'ometto d'essere un emissario degli allibratori!
 Sicuro!  l'unica spiegazione plausibile! Ma con questo?! Lo spionaggio... la corruzione... il trucco... sono mali troppo diffusi e radicati nel nostro mestiere, perch possano sorprendermi!... Dacch esistono, non ci rimane che difenderci da essi, adoperando quei mali stessi per contro veleno!...
 Naturalmente!
Il barone salt in piedi, come se volesse ribattere. Ma ebbe un gesto d'ira e non parl. Preso lo slancio, lo esaur, mettendosi a camminare per la stanza.
I due lo guardavano. De Vincenzi aveva parecchie domande da rivolgergli, molti punti da chiarire; ma voleva prima lasciarlo parlare. Fin dal momento in cui lo aveva incontrato a San Siro e poi subito quando aveva veduto entrare il maggiordomo nel proprio ufficio di San Fedele, un'intuizione gli aveva detto che il barone nascondeva qualcosa e che questo qualcosa era tutt'altro che trascurabile. E adesso era venuta la teosofia e l'ombra dei due immensi Cristi sovrastanti ad aumentare in lui quell'impressione e a dargli l'oscuro senso di un pericolo, come la sensazione d'un nuovo dramma imminente.
Il barone si ferm, finalmente, e torn a lasciarsi cadere sul seggiolone. Appariva invecchiato. La grossa mole del suo corpo dalle ossa potenti, dai muscoli vigorosi, sembrava  l, contro il damasco oro e porpora dello schienale  aver perduto consistenza. Fosse la luce che entrava ancora a fiotti dai finestroni col sole fremente di molecole splendenti; fosse soprattutto lo stato di morbosa tensione in cui egli stesso si trovava, De Vincenzi lo vide come sfocato, enorme massa d'ectoplasma materializzatosi nel corso d'una assurda seduta di spiritismo.
Facendo uno sforzo su se stesso, col movimento con cui avrebbe gettato dalle spalle un peso che l'opprimeva, il barone si rizz sul busto e apr un tiretto del tavolo.
 E poi ci sono queste!...
Trasse due buste e le gett sul piano lucido del tavolo.
De Vincenzi vide che recavano il nome del barone e avevano francobolli e timbri postali. I francobolli non erano italiani.
 Quelle?  chiese.
 Guardi!
Le prese tutte e due e le osserv. Una aveva il francobollo australiano e sul timbro si leggeva chiaramente la data: 13-6-1935. L'altra aveva il francobollo svizzero e la data 13-6-36. Su entrambe l'indirizzo del barone era scritto con calligrafia nervosa, puntuta, sicuramente non artefatta.
Apr la meno recente e ne trasse un foglio con poche righe:
Ancora due anni e poi sar il trentesimo anniversario della mia morte. Ma i morti tornano, ch l'anima non si uccide. E nulla  pi terribile di un'anima che si vendica.
Non recava firma.
La seconda era pi breve ancora:
Un altro anno  passato. Fra dodici mesi....
 Null'altro. Tra dodici mesi... Domani, cio... Domani  il 13 giugno...
E stamane hanno ucciso Perry Hodburn!...
De Vincenzi fissava il barone. La sua aria guasconesca era caduta. Tutto in lui rivelava lo smarrimento.
 Ma lei deve sapere qualcosa di queste lettere! Lei deve avere gli elementi per supporre chi sia stato a mandargliele e quindi da chi le venga la minaccia.
Ebbe un sorriso. Gli sguardi fuggirono dalle lettere al Cristo d'avorio, per posarsi lontano sulla parete, oltre la parete.
 Io non ho... ucciso nessuno, commissario... Proprio nessuno!... A parte il fatto che le anime non si vendicano e soprattutto non scrivono!...
Sempre in piedi di fianco al tavolo, Fred Drake girava lo sguardo sul barone, sulle lettere, su De Vincenzi, con aria stupefatta.
 E questo  tutto!... Quel... quel Curti Bo'... Perry Hodburn con un coltello nel petto... e le due lettere... Non c' altro, commissario! E tocca a lei di capirci qualche cosa!... 
  proprio sicuro che non ci sia altro?
 Che vuol dire?!
 Non crede che sarebbe opportuno ch'io avessi un colloquio con lei, da soli?...
Fred Drake fece un passo verso la porta.
 No! Rimanga!... Io non ho segreti per nessuno.
L'allenatore si ferm. Un lieve senso d'impaccio gli era apparso sul volto. Pi che mai furiosamente si mordeva i baffi.
 E non ho proprio null'altro da dirle, commissario!...
Si alz ed ebbe un sogghigno. Cominciava a trovare un po' di sicurezza.
 Non le sembra che basti?! Un cadavere... lettere... un omino che d la scalata ai muri!..
 E una macchia di cera...
La voce di De Vincenzi era bassa, insinuante, soave; ma penetrava come una lama.
 Che cosa?!...
Il barone aveva impallidito. Un leggero tremore gli agitava la mascella.
 Che cosa?!  ripet con voce rauca, strozzata.
De Vincenzi lo osserv, senza rispondere. Poi lentamente si volse a Fred Drake.
 Nella scuderia, i fantini e gli altri uomini che vi dormono hanno l'autorizzazione a servirsi di candele?
La domanda fece trasecolare l'allenatore.
 Ma... non capisco... Candele? E perch? Qual necessit di servirsi di candele, se c' la luce elettrica?
 S, questo  evidente. Ma lei pensa che qualcuno possa, per una qualsiasi ragione, adoperare le candele?
 Ma no! Se me ne fossi accorto, avrei immediatamente licenziato chi lo avesse fatto! Col fieno la paglia, i boxes di legno, una tale imprudenza sarebbe pazzesca!...
 Ebbene, sul tavolino, accanto al letto di Perry Hodburn, sono rimaste evidentissime le tracce di cera di una candela, ch'era stata deposta accesa su legno e che aveva gocciolato tutto attorno...
 L'assassino ne avr portata una con s... cominci Fred Drake; ma De Vincenzi lo interruppe:
 Le pare possibile che un assassino si serva di una candela, per muoversi nella stanza del delitto? Oggi, qualunque ladro e qualunque assassino conosce l'uso delle lampade tascabili...
 Ma allora?!... balbett, l'allenatore.
 Ebbene, quali sono le sue induzioni, commissario?
La voce del barone era sempre pi bassa e rauca, per quanto si fosse un poco raffermata e avesse un leggero accento ironico.
 Nessuna! Se non, forse, questa: chi ha assassinato Perry Hodburn doveva essere ben conosciuto dalla vittima e pu darsi che una candela... la cui luce discreta era meno visibile dal di fuori di quella della lampada elettrica... abbia servito a illuminare un colloquio segreto, chiusosi tragicamente per il fantino... Ma  un'ipotesi, che non ci rivela nulla e che non ci conduce ad alcuna conclusione!
Segu un silenzio.
Gerolamo Verbena del Santo era ricaduto a sedere.
Dopo qualche istante di perplessit, quasi di levitazione su quel silenzio gonfio di ansia, Fred Drake guard l'orologio al polso e mosse decisamente verso l'uscio.
 Sono quasi le sette e io desidero fare un'ispezione nelle scuderie, prima che vengano chiuse per la notte...
Nessuno gli rispose e lui arriv alla porta. Sulla soglia disse:  Buona sera!  e scomparve.
Il silenzio incombette di nuovo.
 Non crede ch'ella possa e debba darmi qualche chiarimento attorno a queste due lettere? De Vincenzi le teneva sempre fra le dita e le guardava. 
 Quale spiegazione vuole che le dia? Anch'io potrei fare qualche ipotesi... come potrebbe farne lei. Sono lettere di un pazzo? Sono lettere di un mio antico nemico, che tenta in tal modo di avvelenarmi l'esistenza?
 Quale nemico, barone?
 Mah! non lo so! Chi di noi non ha almeno un nemico? Io pi degli altri... che ho combattuto duramente per farmi la posizione attuale, per raccogliere, conservare, difendere il denaro che posseggo!
 Dove?
 Eh?
 Dico: dove ha combattuto? Di che luoghi parla? Di che tempi? La lettera fissa a trent'anni fa la... conoscenza ch'ella pu avere avuta con lo scrivente...
La voce del barone, bassa, rauca, strangolata, ma adesso nettamente sardonica, interruppe:
 Lo scrivente  un... morto! Un'anima che si vendica!
 Lasciamo andare! Ci sono molte maniere, per morire... molte maniere per essere soltanto anima.
De Vincenzi si faceva persuasivo, cercava di rompere la crosta di ghiaccio dietro cui s'era rifugiato, quasi in modo materiale, quell'uomo dal corpo potente, ben vivo, tutto ossa e fasci di muscoli, eppure cos fluido, cos evanescente.
Prese una seggiola e sedette davanti al tavolo di legno di rosa, sotto il Cristo d'avorio.
 Crede davvero a un pericolo? Certo ci crede, ch altrimenti non avrebbe conservato le lettere, non me le avrebbe mostrate... non le avrebbe prese fra le mani proprio oggi, che  la vigilia del 13 giugno 1937... e che hanno ucciso Perry Hodburn!... Ma come vuole che io la protegga, che io eviti... una catastrofe, se lei non mi d tutti gli elementi necessari a facilitarmi il compito?
Il barone tacque. Scuoteva il capo e sorrideva. Un sorriso pallido, smorto, senza precisione.
 Dove si trovava lei, trent'anni or sono?
Il barone sussult.
 Ah!... In Australia...
De Vincenzi guard una delle due buste.
 A Sidney?
 Anche... Come faccio a ricordare? Avevo un piroscafo... viaggiavo... facevo il commercio delle perle...
 Delle perle?
 Ma s... L'Oceano Indiano... Ceylon... e poi ancora l'Australia e poi San Francisco... Stava per finire l'epoca dei coloni, dei cercatori... Era finita, anzi!...
 Lei era giovane allora!...
 Faccia il conto! Oggi, ho sessantadue anni...
De Vincenzi batteva leggermente con l'indice a martello sul legno del tavolo.
 E poi?
 E poi... che cosa?
 Non ricorda altro... altro che possa spiegare queste lettere?
 No!
Ebbe un gesto, come per scacciare uno sciame di spettri; per cancellare i segni bianchi da un'invisibile lavagna, davanti a s.
 Non bisogna parlare del passato!... Non bisogna farlo rivivere!... Se si uccide la memoria, si uccide il passato. Esso non esiste pi.
Ancora una volta si alz. Ma adesso con decisione, per far intendere che sarebbe stato inutile insistere e che il colloquio era chiuso.
 Sta bene, barone. Quando creder giunto il momento di parlare, mi avvertir... se ne avr il tempo.
Si alz, gir sui tacchi, si diresse alla porta, usc, la richiuse.
Nel salotto vide Matteo, che gli si inchin per accompagnarlo.

 CAPITOLO 9. LEGAMENTI.

Il maggiordomo dalla parrucca onesta lo precedette per saloni e sale.
Ne traversarono quattro. Alla quinta, che era l'ultima, prima del grande pianerottolo sullo scalone, De Vincenzi si ferm.
 Come vi chiamate, voi?
 Matteo...
 Non perdiamo tempo! Del resto, conosco il vostro nome. Matthew Scott di Topeka nel Kansas... Siete venuto in Italia col barone... Nel?...
 1913...
 E prima?
 Dal 1900 servo Sua Eccellenza...
 In Australia?
 Ero secondo ufficiale sulla Vergine...
De Vincenzi non riusc a reprimere un sussulto.
 La Vergine?
 Era il nome della goletta con cui il barone faceva il cabotaggio dall'Australia alle Indie...
 Per il commercio delle perle?...
 Delle perle, s...
Aveva esitato. Forse, si trattava di altro; che contava? Si pu commettere un delitto anche per le perle.
Ma il nome di Vergine alla cavalla era stato dato da Fred Drake!... Possibile che fosse soltanto una coincidenza?
 Il signor Drake  venuto anche lui in Europa col barone?
 Ma no. Mister Drake  stato assunto da Sua Eccellenza, quando ha messo scuderia da corsa... Nel '32...
Il vecchio rispondeva con precisione, a voce bassa, piena di deferenza; ma il suo volto glabro rimaneva immobile, con quelle sue centomila rughe impercettibili, che lo rendevano simile a una pergamena ingiallita. E la parrucca deposta sul cranio calvo sembrava adesso, pi che un cappello onesto, una calotta da forzato...
 Avete saputo che la notte scorsa qualcuno  stato ucciso nelle scuderie?
 Sua Eccellenza me lo ha detto.
 Sapete che un pericolo minaccia anche il barone?
Il vecchio sollev le sopracciglia.
 Un pericolo, signore?! Non comprendo. Tutti i mortali sono minacciati dal pericolo a ogni momento...
De Vincenzi prese la tangente.
 Parlatemi di coloro che abitano il palazzo.
 Servi?
 E della famiglia?
 Miss Verity soltanto...
 La figlia del barone?
 S, signore.
 E la moglie?
 La madre, di miss Verity  morta in questo palazzo...
De Vincenzi colse il significato della precisazione.
 Aveva avuto, dunque, altre mogli il barone, in Australia o in America?
 Un'altra, signore.
 Il suo nome? 
 Mistress Maud Mac Laren di Porto Augusta.
 Australiana... E da essa nessun figlio?
 Uno solo... maschio...
 Vivo?
 No, signore. Sua Eccellenza non ha eredi maschi... Il piccolo Mark mor assieme alla madre, a due anni d'et... in un'orribile catastrofe...
De Vincenzi lo guardava. Il vecchio continu; ma adesso le parole gli uscivano a fatica e lui aveva visibilmente esitato:
 L'incendio della Vergine al largo di Sidney, signore... Tutti gli altri perirono... Io potei salvarmi per un vero miracolo!
Un silenzio. Poi la voce netta, pacata del commissario a chiedere:
 E il bimbo era nato?
 Nel 1905...
Calcolo facile; morto nel 1907 a due anni, il figlio di Gerolamo Verbena del Santo avrebbe avuto oggi trentadue anni. I morti tornano, ch l'anima non si uccide! A che cosa andava a pensare adesso! Assurdo! Un dramma mostruoso, una vendetta inconcepibile!
Eppure, era davvero morto il piccolo Marco, figlio di Maud Mac Laren? Assieme alla madre nell'incendio del piroscafo, che aveva ucciso tutti, tranne Matthew Scott! E il padre si era sposato di nuovo ed era nata Verit...
 Dove  nata miss Verity?
 Sul transatlantico, che portava il barone e sua moglie in Italia...
 Perch il barone tornava in Italia?
 Perch l'acqua ritorna al mare? Oramai laggi non aveva pi nulla da fare!
 O tutto da temere?
 Non ho detto questo, signore.
 In che anno mor la madre della signorina Verit?
 Dopo tre anni dal suo arrivo qui... giovanissima ancora.
 Di che malattia?
 Aneurisma.
 Chi ha allevato la bambina?
 Virginia Carey... la cameriera della signora...
 Australiana?
 Ma no! Di San Francisco come la sua padrona.
De Vincenzi trasse di tasca un giornale e una matita. Sempre lui prendeva gli appunti sui giornali, sulle buste vecchie, sul primo pezzo di carta che gli capitava. Non aveva mai posseduto un taccuino e in quanto agli appunti non si segnava che i nomi e le cifre.
 Maud Mac Laren; avete detto?
 S, signore.
 E il nome della madre di Verit?
 Ellen Mackenzie...
Si rimise in tasca il giornale. Avrebbe telegrafato a Melbourne e a San Francisco. Trent'anni non sono che tre volte dieci anni e gli archivi hanno buona memoria.
 Grazie, Matteo... Volete farmi venire Virginia Carey?
Per la prima volta, il volto del vecchio manifest lo stupore.
 Come fa a sapere che si trova a palazzo?
 Voi ne avete parlato come di persona viva.
  la governante della casa, adesso...
De Vincenzi annu.
 Nulla di pi naturale. Conducetemi da lei, allora.
Virginia Carey fu assai meravigliata di vedere Matteo mostrarsi sulla porta e farsi da parte per introdurre nella sua camera da lavoro un estraneo.
La vecchia era magra, ossuta, e indossava un abito grigio chiaro che sembrava d'argento. Attorno ai polsi e al collo le si arricciava a pieghettine un merlettino bianco. Da quel merletto usciva la carne rugosa del collo e quella ricca di vene turgide, verdi quasi, delle mani.
Virginia, seduta presso la finestra, aveva le mani deposte sulle ginocchia. Il suo aspetto era placido, corretto; lo si sarebbe detto rassegnato.
 Sta bene, Matthew Scott... Lasciateci soli.
Matteo era scomparso e aveva chiuso la porta della camera.
De Vincenzi prese una seggiola e and a sedere di fronte alla governante. Lei lo aveva guardato fare, e adesso aspettava.
 Il vostro nome  Virgina Carey, mi  stato detto.
 Sicuro.
 Io sono un commissario di polizia...
 Ah!
Un poco le era salito il sangue alle gote e gli occhi le lucevano.
 Sapete che  necessario dire la verit a un funzionario di polizia?
Assent col capo con forza. Lo sapeva. La legge era per lei una forza misteriosa, armata di saette ardenti, qualcosa come l'occhio del Signore. Soltanto non comprendeva perch mai una tal forza fosse entrata nel palazzo e fosse salita nella sua tranquilla stanza, per occuparsi di lei; ma certo avrebbe detto la verit. Quale?
 Sono molti anni che siete al servizio del barone, vero?
 Molti.
 Eravate la cameriera di mistress Ellen?
 Oh! S  Ero la cameriera di miss Ellen Mackenzie prima ancora ch'ella divenisse mistress Verbena del Santo...
 A San Francisco?
 A Cisco, a New York, a Southampton. Mister Mackenzie, il padre di miss Ellen, aveva tre case... Quella di Cisco era la residenza abituale della famiglia... Il mio padrone era molto ricco...
 Commerciava in perle?
 Oh! no, signore. Era ricco... e basta!
 Il barone frequentava la casa? Voglio dire la casa di San Francisco...
 No! Un giorno seppi che miss Ellen prendeva marito... e miss Ellen mi chiese di andare con lei... Allora, conobbi il barone.
 E questo avvenne nell'anno?
La governante si concentr. Le labbra le si muovevano: faceva il calcolo degli anni. Aveva corrugato la fronte. Voleva essere precisa e fedele: non si dicono menzogne alla polizia.
 Nell'anno 1906... S, signore, non posso sbagliarmi. Fu nel febbraio del 1906...
E nel 1907 erano morti in una catastrofe marittima Maud Mac Laren e suo figlio Mark, di due anni. Come far concordare le date? Forse, la vecchia faceva errore.
 Rimasero a San Francisco, gli sposi?
 Non vi celebrarono neppure il matrimonio, signore. Miss Ellen e suo padre s'incontrarono con lo sposo a New York... e io rimasi con miss... con mistress Ellen... a New York, fin quando il barone volle partire e non ci port tutti qui... in questo palazzo.
 Dove la vostra padrona  morta...
 S, signore.
 In qual modo?
 Improvvisamente, signore. Fu un pomeriggio. Entrai nella sua camera con la balia, per recarle la bambina, che era tornata dai giardini, e la trovammo morta. Seduta nella sua poltrona, sembrava dormisse. 
 Aneurisma!...  mormor De Vincenzi.
Il cuore umano si dilata e scoppia.
E una bimba, che si chiama Verit, rimane senza madre.
 Avete mai sentito parlare della Vergine, signora Carey?
 Ignoro che cosa sia la Vergine, signore!
Ma questa volta la risposta era venuta un poco troppo precipitosa.
 La vostra padrona amava suo marito?
La vecchia fiss i suoi occhi chiari, limpidi, in volto a De Vincenzi.
 Vorrei non rispondere a questa domanda, signore. Io amo miss Verity come se fosse mia figlia...
De Vincenzi si alz.
 Grazie, signora Carey. Credo che dovremo incontrarci ancora.
 Spero di no, signore. Quando la polizia entra in una casa, per di l  passata la morte.
 Oh! no, signora Carey! Talvolta la polizia vi entra per evitare che vi passi la morte.
 S, signore. 
E, quando vide che il commissario varcava la soglia, si volse a guardar fuori della finestra il cielo azzurro, pieno di luce nel crepuscolo.
De Vincenzi discese lo scalone e trov Matteo sul primo pianerottolo.
Il vecchio gli si inchin.
 Matthew Scott, perch la goletta del barone si chiamava la Vergine?
 Prima si chiamava Pearl... Quando il barone ebbe il primo figlio, la chiam Maid... Io pensai lo avesse fatto, perch la nostra vecchia goletta gli era fedele e gli serviva ... ma lui mi disse: Scott, da oggi Pearl  una Virgin uncontaminated... e mise a riposo la goletta, subito dopo il battesimo...
 Ma proprio la fatalit volle che, quando la goletta si mosse da Sidney per San Francisco, lo scoppio delle caldaie la facesse saltare con l'equipaggio e con la famiglia del barone!
A De Vincenzi sembr che Matteo avesse avuto un fremito; ma la sua voce era sicura, quando rispose:
 Appunto cos, signore...
 E la Vergine mor incontaminata!
Anche la cavalla era incontaminata e non aveva mai corso. Ma per qual ragione Fred Drake l'aveva chiamata Vergine? E l'allenatore come faceva a conoscere l'esistenza della goletta, se la conosceva?
Sul portone, De Vincenzi dovette trarsi da parte, per lasciar entrare la spider di Verit.
La ragazza blocc i freni di colpo a mezzo atrio e balz dall'auto.
De Vincenzi fece a tempo a vedere un corpo snello, disegnato con precisione dall'abito di seta aderente, una testa alta e fiera dai capelli neri d'ebano, tanto neri da aver bagliori rossi, un profilo tagliente e il lampo degli occhi grigi, che per un istante lo guardarono, scrutandolo.
Ma sopratutto vide il pallore del volto, sul quale facevano macchia, stranamente rosse, di sangue vivo, le labbra.
Fu l'apparizione, subito spenta, di una proiezione sullo schermo. Quando si rese conto che quella ragazza poteva essere, era senza dubbio, Verit, ella era gi sparita su per lo scalone.

 CAPITOLO 10. BAGLIORI.

Verit si era seduta nella poltrona, davanti allo specchio. Le mani le pendevano sulle ginocchia e dalle mani il cappello di feltro bianco, che si era tolto. Lo teneva per la falda larga e molle con dita contratte.
Guardava se stessa nello specchio e il suo sguardo ardente analizzava le linee del volto, la bocca carnosa rossa, il lobo dell'orecchio, il biancore pi fluido della tempia.
A un tratto le pupille grigie s'immobilizzarono, i fecero dure.
 Che cosa volete? Perch siete entrato senza picchiare?
Parlava all'immagine riflessa nello specchio e non s'era mossa. Una smorfia cinica le torceva un poco le labbra.
Il cinismo  l'appannaggio della giovent, pens il barone. Lui non era cinico. Tanto vero che quel coltello cacciato fra le costole di Perry Hodburn lo aveva, sulle prime, sconvolto. Adesso, il suo turbamento dipendeva da altre ragioni pi profonde, pi intimamente vitali.
Avanz e sedette sul divano, a pi del letto. La stanza di Verit, nell'ala opposta a quella in cui lui viveva, aveva tutti i mobili antichi, tranne lo specchio, che non era di nessuno stile, era uno specchio appena incastonato nella parete, come una finestra, come un piccolo lago lucente in mezzo a un prato. E verde, infatti, era il damasco antico delle pareti, dolcemente verde, riposantemente verde. Anche la coltre del letto aveva lo stesso colore, anche le tende alle finestre.
Gerolamo Verbena fissava la nuca di sua figlia e i capelli neri dai riflessi d'oro rosso. Un poco la bocca gli ricadeva e aveva le gote rilassate, le pupille spente.
 Ebbene?
 Ieri notte hanno ucciso Perry Hodburn!
Verit alz le spalle. La smorfia delle labbra le si accentu. Continuava a guardare suo padre nello specchio.
 Me lo avete detto a colazione!
 La Vergine domenica non potr correre...
 Correr con un altro fantino.
 Non  la stessa cosa!
Parlava per parlare. Verit sapeva che non era della corsa di domenica che suo padre si preoccupava e che non era venuto nella sua stanza per questo.
 Ebbene?  ripet con pi forza, quasi con violenza. E finalmente si volse e guard il barone in volto.
 Penso... che dovr allontanarmi per qualche tempo... Rimanere a Milano sarebbe... Voglio dire che Swan insiste perch vada a Gland, a far visita alla colonia...
Balbettava. Il labbro inferiore gli ricadeva sempre di pi.
 Naturalmente!...
Non era piet. Era disprezzo. Gli sguardi di Verit traforavano.
 Andate a Gland?  e ripet:  Naturalmente!
Pensava che era da molto tempo che suo padre stava preparando tutto per andare a Gland. E, dalla Svizzera, pi lontano ancora. Assai pi lontano.
 Verrai con me, Verit?
La ragazza gli aveva voltato le spalle, si era allontanata verso la porta della stanza da bagno. Sulla soglia si ferm e fece mezzo giro sui tacchi lentamente.
 I viaggi lunghi sono perniciosi, a farli assieme a voi, padre!...
Rise e scomparve.
Il barone s'era alzato di scatto. Le guance gli si erano fatte livide. Fece per seguirla, d'impulso, con violenza. Ma dopo un passo si ferm. Ebbe un gesto. Con la mano tesa, tagli l'aria verticalmente, come se volesse mozzar qualcosa. Fu quel gesto, che per lui era conclusivo, a farlo respirare con forza, quasi tornasse a vivere. Poich aveva una grande sanit di corpo, ritrovava presto l'equilibrio fisico.
Dalla stanza da bagno veniva lo scroscio dell'acqua dai rubinetti.
Ascolt qualche istante, poi usc dalla stanza tappezzata di verde tenero, che tirava al giallo, come le foglie al principio dell'autunno.
Nel suo studio, si mise in piedi davanti al tavolo, a guardare il Cristo che gli era dinanzi. Aveva gli occhi pieni di luce; vagava per regioni eteree. Matteo dovette picchiare all'uscio a pi riprese, prima d'ottener risposta.
 Che c'?
 Il pranzo  servito...
 S...
Matteo lo scrutava. Diritto davanti al tavolo, tutto nero adesso, con lo sparato bianco di porcellana, ch s'era tolto il panciotto a righe e messo il frac, per servire a tavola.
 Matteo, verrai con me in Svizzera.
 Quando partiamo?
 Questa notte!
Il vecchio strinse le labbra. Le pupille gli correvano attorno per la stanza, lampeggiando.
 Hanno trovato qualcosa?
Il barone sedette. Era calmissimo adesso. Ritornato sulla terra, aveva ripreso la sua aria bonacciona, venata d'indulgente ironia. Si carezz il pizzo pepe e sale, socchiuse gli occhi.
 Che cosa vuoi che abbiano trovato? Hanno ucciso Perry Hodburn perch doveva montare la Vergine! Non c' altra spiegazione plausibile. Ogni delitto ha un motivo. Quale altro potrebbe essercene in questo caso?
Pi desiderio che quella fosse la realt, che sarcasmo.
 Allora, perch fuggiamo?
Appoggiato alla spalliera del seggiolone, la testa di Gerolamo Verbena si mosse lentamente, pazientemente, a negare.
 Noi non fuggiamo, Matteo! Quando mai lo abbiamo fatto? Siamo forse fuggiti da Sidney? La Vergine bruciava e noi provvedevamo ai soccorsi... Anche tu, che eri appena scampato dal pericolo... Che cosa dovevamo fare di pi?
Questa volta nella voce, c'era anche una grande profonda amarezza.
Matteo, Matthew Scott, aveva rabbrividito. Il volto gli si era contratto: una noce secca, rugosa, grossa come un pugno.
Alz la destra aperta, la lasci ricadere. Voleva scacciare il ricordo. Quello torn, come una mosca, nelle parole del barone.
 Non fu forse un miracolo a renderti possibile il salvataggio? Quando le macchine scoppiarono, solo tu eri sul ponte di traversa e potesti gettarti in mare... Non avresti dovuto, invece, trovarti nel quadrato di poppa col capitano?
Di nuovo la mano del vecchio si alz e si abbass. Ma l'altro continuava:
 Quattordici uomini dell'equipaggio... mia moglie Maud...  Un silenzio.  Povera Maud!... Povero piccolo Marco...
Una grande, profonda tristezza. 
La noce secca s'era fatta livida, d'un pallore terroso.
Il barone si alz.
 Il pranzo  pronto, hai detto? Vado a cambiarmi d'abito... Avverti Verit...
 Miss... miss Verity verr con noi?
 Miss Verity far quel che vorr...  Un sospiro:  Queste ragazze moderne, caro Matteo, hanno le loro idee.
E usc dalla porta che metteva dallo studio nella sua camera.
Matteo era rimasto immobile davanti al tavolo, col Cristo d'argento inchiodato alla Croce.
Gli occhi gli si abbassarono e lo sguardo gli cadde sul cartoncino col nome in due parole e coi triangoli e la frase cabalistica... Il biglietto d'introduzione dell'omino, che gli aveva fatto lo sgambetto e lo aveva accecato con la parrucca...
Il tremore del vecchio aument. Che cosa, in definitiva, voleva quell'uomo?
E Gland, in Svizzera, gli apparve lontana, infinitamente lontana ancora.
Non sapeva che abito mettere.
Era questa la sua perplessit e null'altra. Non poteva, non doveva essere altra.
Avrebbe agito. Oramai non le era pi possibile attendere. Gland... forse la Francia... forse l'Olanda... un piroscafo... il mare... la fuga... Certo, la fuga! E che cosa, altrimenti? Nella notte, Perry Hodburn era stato ucciso...
Lo avevano ucciso, perch sapeva troppe cose, non perch dovesse montare la Vergine. Un atroce senso d'orrore la invase. Un orrore viscido, fluido, che l'avvolgeva.
Doveva vincersi. Si vinse. Apr la vestaglia, che si era messa dopo il bagno, e la lanci sul letto. 
Il corpo di Verit era muscoloso, pieno, tutto linee vibranti, armoniose. Un corpo da giovane efebo assuefatto alla corsa e al lancio del disco.
Indoss un abito di seta rossa, aderente. Nello specchio, arse come una fiamma.
Gli occhi le brillavano febbrilmente. Quel suo pallore, col rosso delle labbra, era impressionante.
Agire? Sopratutto non far dubitare di s. Ogni imprudenza le sarebbe costata la vita. Non dovevano supporre che lei sapeva...
Un lieve sorriso le era apparso sul volto. Pensava all'omino, che aveva trovato dentro l'auto... Ridicolo, quello! Ma il sorriso scomparve.
Trovarmi presente, quando alla morte di Perry Hodburn se ne staranno per aggiungere altre!
Perch le aveva detto quelle parole? Che cosa sapeva? Chi era?
Quegli interrogativi la preoccupavano; ma lei non riusciva ad aver paura di quell'uomo. Eppure, aveva potuto volerla ingannare, quando le aveva offerto il proprio aiuto...
Rapidamente, si pass sulle gote il rossetto, cerc di coprire quel suo pallore, che avrebbe rivelato troppe cose.
Alla porta, gir il commutatore e fece il buio.
Subito un piccolo grido le usci dalle labbra e lei si affrett a riaccendere la luce.
Che sciocca era! L'oscurit l'atterriva, ora. Una debolezza insulsa e che l'avrebbe abbandonata indifesa ai pericoli, se non fosse riuscita a vincerla...
Nella sala da pranzo, il barone era gi seduto a capo tavola, in smoking, con quel suo volto accogliente, che sembrava incipriato di sorriso.
Matteo teneva la seggiola di Verit. Verit sedendo disse:
 Buon appetito!
Sorrideva.
Mentre Matteo porgeva il piatto a Verit perch si servisse, volse il capo alla porta. Dalla soglia, la prima cameriera muoveva la testina con la cresta ricamata, agitando la mano inguantata di bianco verso di lui.
Matteo fin di servire, depose il piatto sulla mensola dorata, usc per raggiungere la ragazza.
Poco dopo tornava e metteva il telefono sul tavolo, accanto al barone, si allontanava verso la parete, si chinava a introdurre la spina nella presa.
 Chi ?
Matteo rispose con deferenza:
 Da San Siro.
Il barone prese il ricevitore, disse: pronto: ascolt.
Lo sguardo gli corse subito a Verit, che mangiava. Continu ad ascoltare. Gli occhi gli lampeggiavano. Verit non guardava suo padre in quel momento e fu una fortuna per lei, perch il volto contratto del barone era tutt'altro che piacevole.
 Sta bene  e depose il ricevitore sui ganci della scatola nera.
 Porta via, Matteo.
Fu soltanto al termine del pranzo che disse:
 Verit, non pensare pi a quanto ti ho detto poco fa... Non credo che potrei allontanarmi in questo momento da Milano... Drake ha certamente bisogno di me fino a domenica... Se la Vergine non vincesse il Gran Premio, lui ne farebbe una malattia... Non sar per ora che potr andarmene a Gland...
Verit lo fiss.
 Naturalmente...
Si alz e usc dalla sala da pranzo. La gola le si era chiusa. Improvvisamente si era sentita invadere da un'angoscia nuova.
Il barone la guard uscire. Aveva negli occhi una grande, profonda tristezza.
 Matteo!
Il vecchio si avvicin alla tavola.
 Oggi Verit  andata alla scuderia e ha interrogato O' Brian...
 Oh! fece il vecchio.
 Bene  e il barone si alz e gli batt una mano sulla spalla.  Ci penseremo... Adesso,  pi urgente provvedere a O' Brian.
 Anche lui?!  e sbarrava gli occhi.
 Che vuoi farci?... Le pareti della scuderia sono di legno...

 CAPITOLO 11. AVVERTIMENTO...

Il telefono si trovava nell'interno di una specie di armadio a muro, nella stanza di Fred Drake. La stanza di direzione delle scuderie, insomma.
Clark O' Brian apr la porta, che dava sul ballatoio di legno. La sua camera era attigua a quella di Perry Hodburn. Separata soltanto dalla parete di tavole. Quando Perry russava, lui lo sentiva. Quella notte non lo aveva sentito russare... Alla mattina, lo avevano trovato morto, con un coltello nel petto. Nulla di strano che non avesse russato.
Il cortile era deserto. Il caporale di scuderia doveva essere andato a bere, in qualche gargotta del vicinato. Nessuno sapeva che lui, Clark O' Brian, era rimasto chiuso nella sua camera. Tutti gli altri fantini o erano all'Ippodromo per la riunione del pomeriggio, dove avevano montato i tre cavalli della scuderia Verbena, che correvano quel giorno, o erano usciti da tempo. Come aveva fatto miss Verity ad andare diritta alla sua porta e a soffiargli: Aprite, O' Brian. Sono miss Verbena. Ho da parlarvi...?
Certo che lui non le aveva detto nulla. Come avrebbe potuto sapere qualcosa, del resto, se era tornato alle scuderie alle tre del mattino? A quell'ora, la festa a Perry gliela avevano gi fatta e l'assassino se ne era andato come era venuto. Che poteva saperne, lui?
Ma miss Verity aveva picchiato con le nocche sulla parete di divisione, dalla parte di Perry, e aveva continuato a muovergli domande.
Clark discese lentamente la scaletta di legno, travers il cortile. Si ferm sotto l'atrio e diede un colpo col piede alla porta della direzione. La porta si spalanc. La stanza era vuota. Sulla parete di fronte, la pendola segnava le 20 e 30. Anche i cavalli che avevano corso dovevano essere rientrati da almeno due ore. Non c'era pericolo che Drake tornasse.
Il fantino entr e richiuse la porta. Quando fu dentro lo sgabuzzino del telefono, chiuse anche quella porta dietro di s. Le precauzioni non erano mai troppo per la telefonata che aveva da fare.
Usc che sorrideva. Non era mai molto bello il volto di Clark O' Brian  piuttosto scimmiesco, con gli occhi e la bocca da batrace  ma quando sorrideva a quel modo lo era ancor meno.
A mezza stanza il sorriso gli scomparve.
 Nella specie dei giochi d'azzardo, ne conosco di assai pi riposanti!
Clark si volt di scatto.
Seduto al tavolo dell'allenatore, un omino gli ammiccava.
Al fantino occorse qualche minuto prima di poter parlare. Lo stupore lo aveva paralizzato.
 Oh! di dove siete sbucato, voi!
 Dalla porta, evidentemente!  sempre il pi facile e comodo modo per entrare, una porta! Soltanto in pochi casi si entra dalla finestra. E uno di questi casi si  verificato la notte scorsa, quando qualcuno  entrato nella camera di Perry Hodburn...
Clark sussult.
 Ma chi diavolo siete?
L'omino si tolse il cappello e lo depose con precauzione sul tavolo. Subito lo riafferr e se lo rimise.
 No  mormor.  Non vorrei perderne un altro...
Si schiar la voce.
  con voi, vero, che miss Verity ha parlato?
Clark O' Brian non aveva un carattere facile. La sua era una natura inadatta a fargli tollerare gli scherzi arrischiati. E questo qui, adesso che aveva digerito lo stupore del primo colpo, per arrischiato lo era anche troppo.
And diritto al tavolo e picchi un pugno.
 By Jove! Mi direte chi siete e che cosa fate qui dentro o vi prendo per il collo e vi sbatto al muro finch non parlate...
L'omino fece un salto e rovesci la seggiola dietro di s. In piedi e col tubino superava di un palmo il piano del tavolo.
 Cattivo metodo! Se mi sbattete al muro, mi addormentate e nient'altro!
Teneva il bastone alzato davanti a s e, a veder quel manico aguzzo di osso giallo, lo si sarebbe detto uno gnomo con la falce.
Clark si lanci attorno al tavolo, per afferrarlo. Ma aveva fatto male i conti.
Quello era individuo di risorse imprevedibili. Invece di fuggire girando attorno al tavolo, scomparve sotto di esso, per andare a ricomparire in mezzo alla stanza. E quando il fantino, vedendolo oramai senza riparo, si lanci di nuovo, l'omino con un salto da acrobata fu in piedi sul tavolo.
Neppure il tubino gli si era mosso dal capo.
 Non vi avvicinate, perch vi do il bastone sulla testa. Avete la testa dura,  vero, ma il mio bastone ve la romper...
O' Brian fremeva di rabbia; tuttavia si ferm. L'omino aveva un volto da faina, che traspariva astuzia come le pareti di una grotta trasudano umidit. E agile poi al pari di una scimmia.
D'altra parte, dopo la telefonata che aveva fatta, tutto conveniva al fantino, tranne d'essere sorpreso in quella camera.
 Che il diavolo vi porti!  rugg e, voltategli le spalle, fece per andarsene.
Ma sulla porta dovette fermarsi un'altra volta, di colpo, come inchiodato al pavimento.
 State attento alla luce delle candele!
Ma era pazzo? Che cosa c'entravano adesso le candele?!
Si volse.
 Volete dirmi chi siete e perch siete venuto alla scuderia?
L'omino ebbe un sorrisetto soddisfatto.
 Sicuro! Quando mi si parla gentilmente, si ottiene tutto da me...
Discese dal tavolo e avanz verso il fantino.
 Io mi chiamo Curti Bo'... in due parole: Curti... Bo'... e voi siete Clark O' Brian... La notte scorsa, voi avete sentito qualcuno che si muoveva nella stanza di Perry Hodburn...
 Come lo sapete? 
 Erano le undici, vero?... O poco pi...
 Mezzanotte, era!
 Errore! Temo proprio che abbiate un orologio che va avanti...
S'interruppe e sembr riflettere. Per qualche istante succhi il manico del bastone.
 Siete proprio sicuro che fosse mezzanotte?
 Ma insomma...
 Un momento!
Trasse l'orologio, diede un'occhiata alla pendola.
 Io faccio le 20 e 47. E voi?
Come suggestionato, O' Brian guard l'orologio che aveva al polso.
 Le 20 e 50...
 Tre minuti soltanto! Ma allora...
Dimostrava la perplessit in modo assai curioso, passandosi la lingua fra le labbra.
 Ma allora hanno ucciso Perry Hodburn due volte!
Un pazzo! Adesso Clark lo fissava con preoccupazione diversa.
 A che ora siete rientrato alle scuderie?
 Alle ventitr e mezzo...
 E alla mezzanotte avete sentito entrar qualcuno da Perry Hodburn?
 Avevo appena spenta la luce... e ho accanto al letto una sveglia fosforescente...
 Gi...
Guardava in volto il fantino.
 Immagino che non vorrete dirmi altro?
Clark alz le spalle.
 Che cos' questa storia della candela?
 Ah!  un avvertimento che vi ho dato. Perry Hodburn  stato ucciso al lume di una candela... Ma, dopo tutto, questo  un particolare che per voi non ha importanza, se siete tornato alle undici e mezzo!... Colui che si muoveva nella stanza di Perry Hodburn a mezzanotte non poteva essere l'assassino, quell'assassino... dato che il povero Perry era gi stato ucciso alle undici!
Vladimiro Curti Bo' appariva insinuante con dolcezza, persuasivo con noncuranza.
Clark O' Brian sgran gli occhi. Si pass una mano sulla fronte.
 Vediamo! Cerchiamo di ragionare... Voi siete sicuro di non essere uscito dal manicomio?
 Il vostro sospetto  legittimo, mister O' Brian! ...Tutta questa storia si svolge sotto il segno della pazzia... Ci non pertanto ho l'orgoglio di credere che una delle poche persone risparmiate sia proprio io! Ascoltatemi. Vi  necessario aver fiducia in me, senza cercare di comprendere; oppure non averne affatto. Avete la scelta libera. Ma io vi dico subito che da essa dipende forse la vostra vita...
Gli acuti! Gli acuti ai quali saliva la sua voce nei momenti gravi, quando egli pi tentava di renderla profonda, ecco che tornavano. Vladimiro toss e pest un piede in terra. Sapeva benissimo che la sua voce sul registro del do faceva ridere.
Ma Clark non rideva.
 E se avessi fiducia in voi, che dovrei fare?
 Un momento!
Balz alla porta, l'apr, diede una rapida occhiata all'androne, al cortile, alla strada.
Richiuse la porta e si appoggi con la personcina ai battenti.
 Facciamo in fretta! Se avete fiducia in me... oppure, per parlarci con chiarezza, se volete tentare di salvar la pelle, dovete rispondere a tre mie domande e seguire i due consigli che vi dar.
Fece schioccare le dita della mano libera, mentre con l'altra alzava il bastone.
 L!... Tre e due... Volete?
 Parlate!
Il fatto adesso appariva indiscutibile: Clark O' Brian aveva paura.
 Benissimo. Prima domanda: chi avete veduto a mezzanotte, quando vi siete affacciato alla finestra della vostra camera, discendere per il muro, fuggendo dalla camera di Perry Hodburn?
 Un uomo...
 Lo avete riconosciuto? Questa  sempre la prima domanda...
 No!
 Bene. Seconda domanda: che cosa avete telefonato al barone, poco fa, rinchiuso l dentro?
Clark sussult.
 Eh!... Non vi rispondo!
 Avete gi risposto, amico mio!... Non desidero saper altro al riguardo. Come vedete, cerco di aiutarvi pi che posso! Terza domanda: avete detto a miss Verity di aver veduto l'uomo e di averlo riconosciuto?
 No! Eh, perbacco! Se glielo avessi detto...
 ...non avreste potuto telefonare al barone, vero?... Capisco benissimo. Come capisco che mi avete mentito, dicendomi di non aver riconosciuto l'uomo che fuggiva... Sta bene. Nonostante la vostra mancanza di lealt, vi do i due consigli. Primo: non permettete a nessuno di accendere una candela in vostra presenza; secondo: non accettate di montare la Vergine per la corsa di domenica... Buona sera!
Apr l'uscio, balz fuori, lo richiuse.
Quando Clark, datosi all'inseguimento, fu nell'androne, l'omino era scomparso
.
 CAPITOLO 12. ...INUTILE.

Matteo era vestito tutto di nero e sopra la parrucca rossigna aveva un feltro nero.
Quando il barone se lo vide dinanzi, sul pianerottolo del suo appartamento, rise con dolcezza.
 Sembri un funerale di prima classe, Matteo!
Il maggiordomo non rise. Era cereo. Un cadavere preparato per la bara.
 Andiamo  fece il barone, senza pi ridere.  L'auto  pronta?
 L'ho lasciata all'angolo della strada...
Discesero lo scalone. Quando furono agli ultimi gradini, il barone chiese:
 Hai pensato ad Antonio?
Antonio era il guardaportone azzurro cielo.
 S. L'ho fatto salire in camera mia a bere. Non era la prima volta che ci veniva. Questa volta, per, ho messo un narcotico nel vino...
 Imbecille! Scommetto che l'hai lasciato addormentato in camera tua!
 Antonio dorme nel suo letto.
 Ah! Non volevo offenderti, dicendoti imbecille. Tu lo sai che ti voglio bene...
Una grande profonda tristezza era nelle sue parole e Matthew Scott dovette sentirla, perch rispose con voce commossa:
 Sono trent'anni esatti che lei mi vuole bene!
Traversarono l'androne illuminato. Matteo apr il portello tagliato nel battente monumentale, fece uscire il padrone e richiuse il portello con cautela.
Nell'auto, fu Matteo che prese il volante.
Traversarono piazza della Scala, dovettero fermarsi ai semafori. Sino al largo Cairoli procedettero a quel modo, una fermata dopo l'altra.
Il barone ruggiva sordamente.
 Anche a mezzanotte i semafori funzionano! Appena in via Boccaccio, Matteo premette l'acceleratore.
 A che ora gli ha dato appuntamento?
 A mezzanotte.
L'orologio sul cruscotto segnava le dodici e cinque.
 Oh! aspetter certamente!
 Dove, Eccellenza?
Nessuna ironia nella parola. Matthew Scott non era un uomo da permettersi ornamenti superflui al proprio pensiero e al proprio eloquio. Da tempo si era abituato a dar quel titolo magniloquente a colui che trent'anni prima chiamava semplicemente padrone.
 Lui stesso me lo ha proposto. Sul piazzale dell'Ippodromo. A quest'ora  deserto.
 Uhm!  fece Matteo.
Ma del resto che importanza poteva avere che vedessero Clark O' Brian parlare di notte col barone? Cio... L'idea improvvisa gli fece fare una sterzata falsa.
 Che cosa c', Matteo?
L'auto s'era raddrizzata. Il guidatore aspett di avere attraversato piazzale Magenta, dove ancora i tranvai correvano a incrocio e poi disse:
 Lei sa che cosa vuol dirle Clark O' Brian?
 Lo immagino.  facile a immaginare, Matteo!... Egli ti ha veduto discendere dal muro...
 Era gi morto!
 Clark non lo sa, forse... Chi lo crederebbe? Ah! come  triste questa storia, Matteo! Da ieri notte, quando tu sei tornato a palazzo e mi hai raccontato di aver trovato Perry morto, io mi torturo il cervello a pensare chi pu essere stato...
Matteo volse il capo e cerc di scrutare in volto il barone. Sotto la tesa del cappello, non vide che il profilo potentemente disegnato, immobile.
 A ogni modo, chi  stato non ha fatto che prevenire il nostro...
La mano del barone si alz a interromperlo.
 Non importa!
 Gi! Ma io volevo chiederle quel che lei intende fare con Clark...
Il barone non rispose subito. E soltanto dopo qualche minuto di silenzio, disse con voce amara, piena di sconforto:
 Minacciare me non porta fortuna, Matteo!... Perry Hodburn ci ha lasciato la vita!...  Sospir profondamente.  Povero Clark!... Volevo dire: povero Perry!
L'auto correva adesso per il rettilineo parallelo alla pista dell'Ippodromo. La strada era illuminata dalla luna. Un'afa pesante stagnava attorno. La macchina apriva una scia nella calura.
 Non questa notte, Eccellenza!
 Sicuro! Questa notte tutti possono sapere che io sono andato a trovare Clark O' Brian... Vado a proporgli di montare la Vergine domenica... Incarico onesto e avveduto, che far andare in bestia Fred Drake... Non  stato per tener nascosta la nostra uscita dal palazzo che io t'ho consigliato di far bere Antonio...
 L'ho supposto, Eccellenza!
 Tu sei astuto, Matthew!
L'auto si ferm sul piazzale, all'ombra della tettoia dell'Ippodromo.
Il barone attese, senza discendere. Aspettava di vedere Clark O' Brian mostrarsi. Era impossibile che, pur stando nascosto, non avesse udito il rumore dell'auto. Ma il piazzale rimaneva deserto.
 Supporr che lei non  solo nella macchina e non vorr farsi vedere...
 Hai ragione, Matteo!
Il barone discese. Cammin verso il centro del piazzale. Fece il giro del chiosco del caff, si avvicin ai bordi del vasto cerchio, l dove cominciano, con le siepi alte per limite, i campi e gli orti.
Nessuno.
Il silenzio era rotto dal canto dei grilli e dal rumore dei passi del barone sulla ghiaia.
Nettissima, l'ombra dell'alto e robusto corpo dell'uomo si disegnava sul suolo bianco.
Compiuto il giro, il barone si ferm al principio della stradetta, che conduce verso le scuderie di Trenno. Forse, il fantino si era addormentato e adesso lo avrebbe veduto giungere di corsa...
Si tolse il cappello e si asciug la fronte e la nuca col fazzoletto. Traspirava in abbondanza. Aveva il corpo molle di sudore.
La notte era veramente asfissiante. Un vapore umido e attaccaticcio era nell'aria, sembrava nascere dalla terra, alzarsi verso la luna, formare attorno a essa un alone denso, violaceo, rossigno come la parrucca di Matthew Scott, un alone di miasmi. A quel modo che dalla groppa e dai fianchi di un cavallo tornato da una corsa, dai campi e dagli orti fumava adesso la calura.
Perch mai Clark non compariva?
Che lo avesse atteso e se ne fosse andato per il suo ritardo di dieci minuti, non era credibile. E che non fosse venuto e non venisse all'appuntamento, datogli da lui stesso e con uno scopo... tanto importante, era assurdo!
Che avesse temuto un tranello?
Il ricatto  sempre un'arma pericolosa a maneggiare e Clark O' Brian poteva avere avuto paura... S, questo era possibile; ma, dal momento che aveva telefonato, il fantino doveva sapere quel che arrischiava e sopratutto l'impossibilit in cui si metteva di tornare indietro. Un ricattatore anonimo pu pentirsi e scomparire; ma lui si era scoperto! Il barone alz le spalle: non era tipo O' Brian da aver paura! Se aveva telefonato, segno era che aveva la determinazione di andare sino in fondo.
Torn lentamente verso l'auto e si avvicin a Matteo.
 Non c'! Ci capisci qualche cosa, tu?
Il vecchio si volse a guardare il barone, che si era appoggiato alla macchina.
  strano!
Per qualche istante, tutti e due tacquero.
 Deve essergli accaduto...
 No!
Il barone quasi aveva gridato. Sentiva tutta la minaccia, terribile per lui, di un secondo omicidio compiuto a quel modo, da altri, proprio nel momento in cui lui stesso avrebbe voluto e forse dovuto uccidere!
 Ma chi, dunque?
Dalle labbra del vecchio usc un breve sospiro, che sembr un gemito.
 No, non  possibile!
Si allontan dall'auto, torn a scrutare attorno a s il silenzio immobile.
Nessuno.
Matteo era disceso dalla macchina e gli si era messo accanto.
 Andiamo alle scuderie...
 Ma... lei come far a spiegare?
 Non  la prima volta che mi reco di notte alle scuderie. E, dopo quel che  avvenuto ieri, una mia visita  abbastanza logica!
 Ma se davvero  avvenuto qualcosa, la nostra visita a quest'ora diventa sospetta!
 Nessuno potr accusare me, a ogni modo! E poi... preferisco tutto a questa attesa! Non capisci che, se avessero ucciso Clark come hanno fatto con Perry...
Non termin e si diresse decisamente verso la stradetta.
Matteo lo segu.
Oramai, il barone era preparato a tutto.
Non per a trovarsi tra i piedi il cadavere del fantino, proprio quando stava per uscire dal viottolo davanti al paddog.
Fu per questo che inciamp nel corpo e cadde, faccia avanti, pesantemente.
Matteo ebbe la forza di non gridare e si chin rapido a rialzarlo.
Tutti e due rimasero in contemplazione di Clark O' Brian disteso in mezzo alla strada, col volto alla luna.
  morto!
Il barone non riusciva a vincere l'orrore che lo invadeva. Il sudore gli si era agghiacciato sul corpo.
Afferr il braccio di Matteo e lo strinse.
 Torniamo!  supplic il vecchio con voce strangolata, di colpo.
Poi si liber con uno strappo dalla stretta e si mise a correre verso il piazzale.
Il barone lo segu.
Saltarono sulla macchina. Matteo la mise in moto. L'auto gir a semicerchio, infil il rettilineo nella chiarit della notte lunare.
Da una delle due siepi che costeggiano la stradetta della scuderia sbuc allora un'ombra. Una piccola ombra, che si disegn precisa sul terreno e avanz verso il cadavere, chinandosi su di esso.
 Non si vedono ferite!
Vladimiro Curti Bo' s'era raddrizzato.
Allontan il cappelluccio dalla fronte, prese a succhiare il manico del bastone.
 Glielo avevo detto di diffidare delle candele!
Si allontan dal cadavere e si avvicin alla scuderia.
Il portone era chiuso. Tutte le finestre della facciata anche.
L'omino fece il giro del muro di cinta. Quando fu sotto la finestra della camera di Clark O' Brian, si ferm e si mise a esaminare il muro. Dovette trovarlo quale sperava, perch la sua decisione fu presto presa.
Depose in terra il bastone e il cappello e si diede alla scalata. In pochi secondi raggiunse il parapetto della finestra e scomparve nell'interno della stanza.
Quando ridiscese, rimase ancora fermo qualche istante, col volto da faina verso la luna, a contemplare l'astro.
Poi raccolse il cappelluccio e il bastone.
Nel tornare verso il paddog, camminava lentamente.
Davanti al corpo si arrest e si chin di nuovo a osservarlo con attenzione, senza toccarlo.
 Non potevano esserci ferite!... Ma come hanno fatto a trasportarlo fin qui?...
Si rialz. Si tolse il cappello e si pass la mano sulla testa. Era perplesso e si volse pi volte a guardar le scuderie, come se misurasse la distanza da esse al cadavere, Fece qualche passo per lo spiazzo, osservando il terreno. Mormorava:
 Ma perch non gli hanno fatto almeno una ferita?
Il terreno era pieno di orme di passi e lui fin col fermarsi e col fare un gesto di scoraggiata rassegnazione.
 Naturalmente! Lo avranno trasportato! Quaranta o cinquanta chili sono facili da portare.
Torn indietro, scavalc il cadavere con un saltino e si mise a camminare in fretta.
Travers il piazzale, imbocc via Caprilli. Portava il bastone a bilancia e procedeva rapido, a passo uniforme, cadenzato, da uomo che sa di dover fare molta strada.
Dopo mezz'ora di cammino, aveva raggiunto piazza Buonarrotti e saliva in un tassi.
Guard l'orologio e disse al conducente:
 Via Plinio... Da Fulgenzio...
Il caff ospitale rimaneva aperto fino alle due e lui sapeva che di l avrebbe potuto telefonare.

 CAPITOLO 13. TELEFONATE.

De Vincenzi, nel suo ufficio di San Fedele, sudava e leggeva Kant. Dopo lo psicologismo occultistico di Freud, era tornato al criticismo freddamente razionale del filosofo di Conisberga. Mandato Aristotele con le gambe all'aria, Kant era giunto alla conclusione che, se ciascuno degli uomini ha il proprio mondo, questo avviene perch essi sognano. Ancora e sempre il dominio dell'incosciente!
Squill il telefono sul tavolo e De Vincenzi diede un balzo. L'orologio, davanti a lui, segnava la una e tre quarti.
Afferr il cornetto.
 Pronto!
 C' qualcuno che chiede di lei, commissario...
 Personalmente?
 Desidera parlare col commissario De Vincenzi, ha detto...
 Va bene...
Chi poteva volere proprio lui, a quell'ora?
  lei, commissario?
 Sono io. E lei chi ?
 Curti Bo', commissario... Curti Bo'... in due parole...
 Ah!
 La riverisco! Anzi tutto mi scusi per essermene andato, senza salutarla, ieri mattina... Ma avevo fretta!
 Vada avanti...
L'omino era straordinario! Ma se gli fosse capitato a tiro un'altra volta, non se lo sarebbe fatto scappare tanto facilmente.
 Ecco!... Non si meravigli ch'io sia desto a quest'ora. Al pari di lady Macbeth... pur senza averne le mani tinte di sangue... io ho ucciso il sonno... Di notte, passeggio...
 Sui muri, come di giorno?
 Eh! eh!...  dentro il microfono la risata squillava acuta.  Talvolta!...
 Ebbene?
 Ebbene, mi scusi, mi  indispensabile darle un consiglio: questa notte faccia una passeggiata anche lei, commissario! Pi presto si muover, meglio far...
De Vincenzi si sent venir freddo alla schiena. Non pens neppure un istante che quell'altro gli stesse facendo il cattivo scherzo di burlarsi di lui! L'omuncolo era ridicolo; ma non scherzava.
 Mi ascolta?
 L'ascolto!... Continui!
 Oh! c' pochissimo da dire ancora. Qualcuno si  dedicato all'eccidio di un numero impressionante di fantini... Davanti alla scuderia del barone Verbena trover un altro cadavere...
Il dramma! Il dramma continuava. De Vincenzi sapeva benissimo che sarebbe continuato. Si domin.
 Di dove telefona, lei?
 Ah!
Di nuovo si fece udire la risatina squillante.
 Non si preoccupi di me, commissario! Io mi trovo lontano da San Siro... Ma mi rivedr! Le garantisco che mi rivedr! Intanto, si occupi, se crede, di quest'altro defunto.  stato ucciso senza violenza, con ogni delicatezza possibile, anzi! Neppure la pi piccola goccia di sangue, questa volta. Morte misteriosa! Eh! eh!... Soltanto, abbiamo la fortuna che il diavolo  sottile, ma fila grosso. Nella camera di Clark O' Brian, trover una candela... Oh! non le tracce, proprio la candela... Io ce l'ho lasciata. A rivederla, commissario...
Si sent lo scatto del gancio riabbassato.
De Vincenzi rimase qualche istante col microfono in mano.
Ma chi era dunque, quell'accidente di un Curti Bo', in due parole?
Se avesse potuto afferrarlo!
Si alz. Inutile tentare di conoscere il luogo di dove aveva telefonato: con gli apparecchi automatici era impossibile.
Ma nella tragedia di casa Verbena del Santo  perch De Vincenzi non dubitava, oramai, che si trattasse di un affare ben pi complesso della semplice soppressione di uno o due fantini per impedire che corressero e vincessero  che parte aveva l'omino dal muso di faina?
Intanto, c'era un altro morto!
Premette il bottone del campanello, che corrispondeva col corpo di guardia.
 Cruni e due agenti con me e la Squadra Volante subito a San Sino. Dite al brigadiere che la comanda di aspettarmi sul piazzale dell'Ippodromo...
Chiuse il libro che stava leggendo e fece per uscire. Il trillo del telefono lo ferm sulla soglia.
Ancora!
 Pronto!
 Il commissario De Vincenzi?
 Sono io...
 Lei parla col barone Verbena del Santo, commissario...
Naturalmente! Tutto secondo logica!
 Pronto! Mi sente? Sono il barone Verbena...
 Ho capito. Vada avanti...
 Le telefono perch mia figlia Verit  scomparsa...
 Che dice?
 S, commissario. Ho atteso, prima di rivolgermi a lei, di aver perduto la speranza che si tratti di una semplice assenza di mia figlia dal palazzo. Verit  uscita alle nove, ieri sera... Ho creduto si recasse a teatro... Ma sono le due e non  ancora rientrata...
 Ebbene?
 No, non pensi ch'io abbia disturbato lei senza una ragione... Preoccupato di non veder ritornare mia figlia, ho interrogato la sua cameriera... La ragazza aveva aiutato Verit a vestirsi ieri sera e sapeva benissimo quale abito e quale mantello si era messi...
 Allora?
 L'abito che indossava Verit quando  uscita alle nove si trova adesso nella sua camera, assieme al mantello...
 Questa  la prova che sua figlia  rientrata!
 Ma se in palazzo non c'! L'abbiamo cercata dovunque...
Un silenzio. De Vincenzi rifletteva. Si sforzava sopratutto di dare un'anima alla voce che udiva nel microfono. Le voci hanno un'anima e talvolta tradiscono quella del corpo.
 Lo sa che questa notte un altro dei suoi fantini  stato ucciso?
 Ma che dice?!  impazzito!
 Gi! Se continua cos, la storia  proprio di quelle che fanno impazzire!... Io debbo andar subito alla scuderia... Prima che faccia giorno, verr da lei...
Depose il ricevitore, perch non voleva che l'altro gli rispondesse. Inutile farlo parlare. Sapeva benissimo che se lo sarebbe trovato fra i piedi a San Siro.
Cos, Verit era scomparsa. Il dramma passava dalle scuderie al palazzo.
I morti tornano e le anime si vendicano!
E l'omino scopriva prima le tracce di cera e poi tutta intera una candela!
De Vincenzi s'impose di non riflettere. Non c'era da fare ipotesi che reggessero! Occorreva gettarsi sui fatti. Soltanto da essi avrebbe potuto scaturire qualche luce.
Col maresciallo Cruni e coi due agenti sal in un tassi, mentre il camion della Squadra Volante si muoveva rombando nel silenzio della piazza deserta.
Sulla stradetta di Trenno, faccia alla luna, Clark O' Brian giaceva adesso con un coltello dal manico giallastro piantato nel petto.
Un coltello, che quando il barone aveva inc
iampato nel cadavere, n lui n Matteo avevano veduto, perch non c'era.

 CAPITOLO 14. NUVOLE.

La luna era adesso coperta dalle nubi.
Dense, nere, che scorrevano per il cielo una sopra all'altra, sempre pi fitte, sempre pi veloci. Coprivano con furia, affannosamente, lembo dopo lembo, la volta azzurra. Si univano, si sovrapponevano, s'incastravano fra loro. Le stelle sparivano una a una. L'afa si stringeva contro la terra, la ravvolgeva, premendola.
Il piazzale era un gran lago di oscurit viscida.
Gli uomini balzarono dal camion rombante, che s'era fermato di colpo, con un ultimo scoppio interrotto. Si raggrupparono alla luce rossastra dei fari.
 Stop!
 Dove andiamo?
 Aspettare...
Non parlarono pi. Per abitudine e perch mancava loro il fiato.
Il tass entr in quella oscurit, aprendovi un'altra chiazza di luce.
 Commissario!
 S.
 Tra poco si aprono le cateratte del cielo!
 Venite...
Andava avanti, seguito da Cruni e dai due agenti, che erano discesi con lui dalla macchina.
Avevano acceso le lampadine elettriche. Trovarono la stradetta.
 Adagio! Guardate ai margini, sotto le siepi...
Si alz il vento. D'impeto, sorgendo come dalla terra. Sollev nembi di polvere, squass i rami; uno scoppio prolungato, poi il rugghio sordo della tempesta vicina.
Gli uomini respirarono. Il sudore si era agghiacciato attorno ai loro corpi, facendoli rabbrividire.
Il cadavere sbarrava il termine della stradetta.
Le luci delle lampadine conversero tutte sopra di esso.
De Vincenzi vide subito il manico giallastro del coltello.
Si chin.
Sul corpo non c'era traccia di sangue. L'omino non gli aveva parlato di coltello. Aveva escluso anzi che il fantino fosse stato ucciso con violenza! Infatti, sangue non se ne vedeva... Ma in quanto alla violenza, una coltellata non  certo qualcosa di troppo cortese!
E perch la ferita non aveva sanguinato? Gli apparve come in una visione il corpo di Perry Hodburn largamente macchiato di sangue nero...
Ah! la candela... Curti Bo'  un nome da farsa!  aveva ancora insistito sulla candela. Una mania, la sua? Oppure realmente era quello un indizio capitale, la chiave del mistero? Quanti misteri! A meno che non fosse uno solo: la sparizione di Verit...
 Due uomini rimangano a piantonare il cadavere... Gli altri con me...
Alla porta della scuderia, De Vincenzi si ferm.
 Circondate il fabbricato. Tenete il collegamento con le lampadine... Se qualcuno tenta di fuggire... nel dannato caso che non vi riesca di fermarlo, vi ordino di far fuoco... Via!
Gli uomini si lanciarono a chiudere la scuderia in un cerchio di fuocherelli semoventi.
De Vincenzi, involontariamente, pens che, se ci fosse stato l'omino coi suoi proverbi, avrebbe detto: si chiudono le stalle, quando sono usciti i buoi! Ma una delle ragioni per le quali aveva fatto circondare la scuderia, se non la sola, era appunto il dubbio che dentro vi si trovasse l'ineffabile Curti Bo', cos abile nella scalata e nella discesa dei muri!
Batt con forza alla porta chiusa.
Il picchiotto  un piccolo zoccolo di cavallo  mand un suono tinnente: bronzo contro bronzo.
Dovette ripetere i colpi.
Qualche voce nell'interno, poi s'illumin una finestra sul davanti, bassa.
Si affacci il custode e dietro di lui si vedeva la figura di una donna.
 Che c'?
 Polizia... Venite ad aprire...
 A quest'ora?!... Vengo... Non bussate pi ch svegliate i cavalli.
Era logico che in quel luogo i cavalli avessero pi importanza degli uomini.
Il custode riconobbe De Vincenzi.
 Ma perch mai in piena notte!?... La Vergine  un soggetto nervoso... 
Dall'androne veniva il caporale di scuderia e nel cortile si vedevano le facce assonnate dei garzoni.
 Oramai, il povero Perry  morto! Lei spera forse di trovar l'assassino qui dentro?
 Chi dorme nelle scuderie, oltre voi e vostra moglie?
 E va bene!... Non lo sa ancora?... Tutti i garzoni e gli uomini di scuderia... i tre allievi e dei quattro fantini che sono rimasti dopo la morte di Hodburn soltanto Clark O' Brian dorme qui...
 Conducetemi alla camera di O' Brian...
La porta era chiusa a chiave. Poich nessuno rispose ai picchi e alle grida del custode, questi apr col suo lasciapassare.
Una copia identica della camera di Perry. Qui non c'erano stampe, per, e neppure ritratti. Le pareti spoglie le davano l'aspetto di una stanzuccia di albergo, dove il fantino fosse stato di passaggio.
La finestra era spalancata. Il letto rifatto. Clark O' Brian vi si doveva essere gettato tutto vestito, perch le lenzuola portavano visibile l'impronta del corpo. La lampada sul comodino era accesa.
Il custode guardava la stanza vuota.
 Ma dove  andato a cacciarsi Clark?!...  rientrato alle dieci!
De Vincenzi non rispose. S'era avvicinato al comodino. Nessuna candela! Si chin a osservare il ripiano. Sul legno il cerchio lasciato dalla cera era netto. Proprio come nella camera di Perry.
Ma perch l'omino gli aveva assicurato che la candela c'era e che lui si era ben guardato dal prenderla? Un coltello di pi, la candela di meno.
De Vincenzi sospir: una storia da mandare al manicomio!... Adesso, avrebbe interrogato, avrebbe visitato le scuderie  no! nessuna voglia di destare i cavalli, che sono nervosi e che avrebbero potuto soffrirne  con la sicurezza di non trovar nulla, naturalmente.
Si avvicin alla finestra e osserv il davanzale. Orme e impronte quante se ne vedeva! L'assassino era passato di l. E di dove, dunque? La porta era chiusa a chiave dall'interno. E anche il cadavere  se Clark era stato ucciso l dentro, come le tracce della candela volevano far credere (oh! dio, lui pure era ossessionato oramai da quel particolare! che cosa importava che avessero acceso una candela?)  doveva esser passato per la finestra, dal momento che era andato a finire sul viottolo, a pi di cento metri di distanza.
N facile, n comodo calare un cadavere da un muro e senza scala!
Ma perch ostinarsi a credere che Clark fosse stato ucciso nella sua camera?
Era necessario che si scuotesse di dosso la suggestione operata su di lui da Curti Bo'! Tanto pi che nell'omino l'intenzione d'ingannarlo gli appariva adesso evidente.
Guard l'orologio: le tre e tre quarti. Da quando aveva ricevuto le telefonate era trascorsa pi di un'ora e mezzo.
Usc dalla stanza, ne chiuse la porta e discese in cortile.
Il vento soffiava con rabbia, basso, a vortici. I lampi illuminavano a tratti l'esercito caracollante delle nuvole nere.
Attorno a s vide i volti stupefatti degli uomini.
Il custode bestemmiava sordamente.
 Che avete? 
 Clark O' Brian, perdio!  Dove  andato a cacciarsi?!
De Vincenzi si meravigli di non vedere il barone. Aveva proprio creduto che quello, subito dopo la telefonata, si sarebbe precipitato a Trenno. E invece no: era rimasto al palazzo. A cercare Verit o ad aspettare che tornasse...
 Cruni, porta altri due agenti con te e va a prendere il cadavere...
 Il cadavere!  grid il custode.
 Volete che lo lasci sulla strada, con l'acqua che sta per venire?!...
Gi cadeva qualche goccia, grossa, pesante. Ma il custode che cosa ne sapeva del cadavere? Il suo grido aveva fatto agitare gli uomini e i ragazzi, che gli stavano attorno.
Quando videro arrivare il corpo, trasportato per le gambe e per la testa  il manico del coltello biancheggi alla luce delle lampade  prima si avvicinarono spinti dalla curiosit, poi indietreggiarono, quasi fuggendo fuori dell'androne.
 Mettetelo in quella stanza...
Clark giacque sul pavimento, l dove a sera aveva fatto la giostra con l'incognito omino. Curti Bo' gli aveva dato due consigli e lui di uno non aveva evidentemente tenuto conto e del secondo non gli avevano lasciato il tempo di preoccuparsi...
De Vincenzi diede qualche ordine a Cruni.
 Rimani qui con quattro agenti. Ne porto via con me due soltanto. Rimanda gli altri a San Fedele... Io torner domattina... Appena credi che l'ora sia decente, telefona al giudice istruttore... Del resto, alle sette verr Sani, se non sar tornato io...
La pioggia, oramai, cadeva a rovesci.
Il commissario e i due agenti arrivarono al tassi che grondavano.
 In piazza Crispi...
L'autista mise in moto la macchina e cominci a lottare contro gli elementi scatenati dal temporale, sulla via del ritorno.
............................................................
In quel momento, il barone seduto nel suo studio fissava Matteo, che gli stava dinanzi.
 Verit  fuggita!...
Matthew Scott aveva lo sguardo fisso, il volto contratto, la parrucca di sghimbescio sul cranio.
 Hanno ucciso Clark O' Brian!...
Una grande tristezza era nella voce del barone. 
 Bisogna agire, Matteo!
Poi ripet:
 Hanno ucciso Hodburn. Hanno ucciso O' Brian! Verit  fuggita!
La pendola bat quattro colpi.
Matteo ebbe un sussulto, poi scand lentamente, con voce interrotta, quasi singhiozzante:
  cominciato da quattro ore il nuovo giorno...
Il barone balz in piedi.
 Taci!  sembrava soffocasse.
Matteo, guardando il Cristo, continu:
 Tredici giugno millenovecentotrentasette...

 CAPITOLO 15. REGISTRAZIONI.

Alle 4 e 30, gli apparecchi dell'Osservatorio di Brera registravano: alt. Barom. ridotta a 0 C. 746.9; temper. centigrada 13.0; tensione del vapore acqueo mm. 13.4; umidit relativa (in centesime parti) 99,8; nebulos. relativa (in decimi) 10; prov. del vento N, NE; velocit del vento (in km. all'ora) 87; acqua caduta dal principio del temporale mm. 83.
Le strade erano torrenti, le piazze laghi; molte zone della citt avevano le luci spente per guasti ai cavi o ai fili; le sirene dei pompieri ululavano da ogni punto, aumentando il terrore di quella notte da Apocalisse.
Il tass di De Vincenzi giunse in piazza Crispi.
Un agente discese e con un salto raggiunse il portone del palazzo Verbena, cacciandosi contro il battente chiuso. Con le mani sul legno, sul muro, cercava. Dovette accendere la propria lampadina elettrica, per scoprire il bottone del campanello, nascosto in un fiore di bronzo. Dall'interno venne il suono saltellante, vigoroso, da campanaccio, della suoneria.
Passarono vari minuti. L'uomo non toglieva il dito dal bottone.
Tra lui e il tass, l'acqua formava una cortina densa, vitrea.
De Vincenzi guard l'orologio.
L'autista si volse per chiedere:
 Debbo attendere?
 Cerca di metterti al riparo!
L'altro bestemmi. Al riparo da quell'ira di Dio!
 Quando verr il portinaio, ti far aprire e metterai il tassi nell'androne...
Il portinaio non venne. Fu Matteo che apr il portello. L'autista abbandon la macchina e si cacci nel portone anche lui, dietro a De Vincenzi e agli agenti.
 Il portinaio?
Matteo abbass la voce.
 Deve aver bevuto. Dorme...
De Vincenzi sal lo scalone dietro al maggiordomo. E dietro di lui gli agenti.
Il barone li attendeva sul pianerottolo.
 Commissario, se hanno ucciso anche Clark O' Brian...
 Come fa lei a sapere che si tratta di Clark O' Brian?...
  l'unico fantino che dorma alle scuderie, dopo la morte di Hodburn... E lei mi ha parlato di un fantino...
 Lo hanno ucciso!
 Ma  tremendo!
Era grosso, enorme; aveva perduto la sua agilit e si muoveva pesantemente; gli anni gli erano caduti addosso tutti di colpo. Aveva gli occhi gonfi, le gote flaccide, il labbro pendente.
 Come... come?
 Una coltellata nel petto...
 Non  vero!
Il suo era stato un grido. Anche Matteo aveva trasalito e aveva fatto un passo verso il commissario.
De Vincenzi scrutava in volto il barone.
 Perch se ne meraviglia? Anche Hodburn  stato ucciso con una coltellata...
 Gi...
Uno smarrimento folle era nei suoi occhi.
  proprio sicuro, commissario, che Clark O' Brian sia stato ucciso con una coltellata? Lei viene dalla scuderia?
Era stato Matthew Scott a parlare con la sua voce rauca, bassa, che sembrava dovesse spezzarsi in un singhiozzo.
De Vincenzi si volse.
 Dov' la servit?
 Dorme.
 Avete cercato miss Verit in tutto il palazzo e le cameriere non si sono svegliate?!
 Vuole che mia figlia si possa trovare nelle stanze delle cameriere?! Del resto, Ida era sveglia, l'ho interrogata.  stata lei a dirmi quale abito indossava Verit ieri sera, quando  uscita...
Il barone sembrava essersi ripreso. Il suo accento era sardonico. Le parole fischiavano.
 E Virginia Carey?
 Che cosa c'entra Virginia? Non mi sono occupato di lei, naturalmente!
 Perch teme che sia accaduto qualcosa alla signorina Verit?
 Le sembra normale che a quest'ora non si trovi nella sua camera?
 Dov' la sua camera?
Mise gli agenti di guardia sul pianerottolo.
 Andiamo...
Davanti a lui camminava Matthew Scott. Il vecchio aveva il passo lento e trascinava un poco la gamba destra. Oh! quasi impercettibilmente. Per le sale che stavano attraversando, sui tappeti dai colori vivi  o smorti, appassiti  ecco, i colori accesi, che urlavano, sembrava si alternassero di proposito con quelli teneri  De Vincenzi osservava il passo del vecchio. Tutto vestito di nero, Matteo. Perch mai alle quattro del mattino era vestito tutto di nero? Ipotesi... Gi, tante ipotesi potevano farsi... A che scopo?
Si volse a guardare il barone, che gli camminava al fianco. Ancora in smoking... S, questo era naturale: egli non si era coricato. Che cosa avesse fatto fino a mezzanotte gl'importava poco; poi aveva cercato sua figlia. L'ansia di non trovarla gli aveva impedito di pensare a se stesso, al riposo... Aveva telefonato in Questura... Tutto perfettamente spiegabile... tranne, tuttavia, le sue scarpe che erano maledettamente impolverate. Sorrise: un buon detective da romanzo avrebbe fatto analizzare quella polvere... Ma anche le scarpe di Matteo erano impolverate...
Il vecchio maggiordomo diede un colpo con la palma al battente della porta e, traendosi da parte, disse:
 Questa  la camera di miss Verity...
La luce, accesa al soffitto, pioveva dal lampadario di ottone e cristallo. Nulla di strano che fosse accesa; tutte le lampade del primo piano del palazzo lo erano. Non avevano, forse, cercato la ragazza per ogni dove, affannosamente? Non tanto ansiosamente, per, da destare le cameriere, che dormivano; il guardaportone, che dormiva; Virginia Carey, che certamente si sarebbe disperata alla scomparsa di colei che amava come una figlia.
Riflessi nello specchio, vide se stesso e dietro di s il barone e sull'uscio Matteo. Fa sempre una certa impressione entrare in una camera e vedere se stesso avanzare. Si ha la sensazione, tanto pi sgradita quanto pi precisa, di veder materializzate con l'immagine le proprie azioni e, peggio ancora, la propria intenzione di azione.
Volse le spalle alla specchiera.
La camera era in ordine. Apparentemente, in ordine perfetto. Soltanto... ecco, s, sul letto  che era rifatto, con la coltre di damasco verde  giaceva un abito rosso di fiamma... a pi del letto gli scarpini rossi... in terra, sul tappeto, un mantello di velluto nero...
Come appariva evidente che quegli indumenti erano stati gettati l, nell'ansia di toglierseli di dosso! Parlavano. La ragazza era entrata nella camera, si era mutata d'abito febbrilmente, era tornata a uscire. Questo dicevano l'abito rosso, le scarpine, il mantello...
De Vincenzi gir attorno lo sguardo.
L'armadio  un autentico armadio veneziano, laccato in verde tenero, dipinto con tante figure e tanti fiori, coroncine sottili di fiori  era aperto. Immenso, l'armadio conteneva una quantit enorme di vesti di ogni colore.
 Ida le ha detto quale abito ha indossato miss Verit, quando si  tolto quello con cui era uscita?
 Neppure Ida conosce tutti gli abiti di mia figlia. Pu mancarne uno qualsiasi, che la cameriera non saprebbe dir quale.
 Alle nove, quando  uscita, miss Verit indossava quell'abito... e quel mantello... e quelle scarpe?  accennava con lo sguardo al letto.
 S.
 Non portava cappello? 
 Assai spesso alla sera Verit non mette cappello... anche se non deve andare a teatro o in qualche ritrovo...
De Vincenzi fece lentamente il giro della camera. Davanti allo specchio, sul tappeto, vide una borsetta rossa, con la cerniera di brillanti e rubini. Si chin a raccoglierla, l'apr. Conteneva gli oggetti che doveva contenere. Qualcosa in pi, tuttavia: denaro, molto denaro, troppo denaro da recarsi in giro cos, indossando un abito rosso scollato e un mantello di velluto...
Se era fuggita  dopo essersi cambiata d'abito  perch aveva dimenticato di prendere con s il denaro, evidentemente preparato per la fuga?
De Vincenzi sent una strana ansia, come un senso di angoscia. afferrarlo alla gola.
Chiuse la borsetta e la pose sopra un piccolo tavolo. Naturalmente, quando fosse uscito da quella camera, avrebbe chiuso la porta a chiave e avrebbe portato la chiave con s.
Continu a ispezionare.
Entr nella stanza da bagno. Tutto in ordine. No! Non c'era da pensare... Naturalmente, non c'era da pensare a una cosa simile.
La vasca era umida. Gli asciugatoi da bagno anche. Tutte le luci accese, persino quelle basse, che avevano il commutatore alla lampadina. Oh! dovevano aver certo frugato minuziosamente e si erano data la pena di accendere da per tutto... O forse era stata Verit a lasciare le luci accese, dopo essersi vestita? Ma, allora, perch aveva gettato gli abiti a quel modo?
Torn nella stanza da letto. Nello specchio vide che i due uomini non si erano mossi.
 Qui non c' pi nulla da fare...
Usc. I due lo seguivano. Chiuse la porta e si mise in tasca la chiave.
 Dove vuole andare, adesso?
Desiderava non dirlo. Ci sarebbe andato, senza che loro lo sapessero.
 Mi faccia telefonare... Dov' il telefono?
 Dovunque. Quasi ogni stanza ha la presa... Vuole che le faccia portare l'apparecchio in questo salotto?
 No. Andiamo nel suo studio...
La lunga sfilata delle sale. Il pianerottolo coi due agenti, che si erano seduti sui gradini e che si alzarono di scatto.
 Avete visto nessuno?
 Nessuno, dottore.
 Rumori?
 Quello del vento.
Di fuori il temporale imperversava, senza dar segno di volersi placare. Il vento turbinava.
Con quel fracasso continuo, tutto boati e urli, con lo schiaffo della pioggia a torrenti contro le facciate, come sentire gli altri rumori?
Il telefono si trovava sopra un piccolo tavolo, in un angolo dello studio rosso e nero, tetro e maestoso come una cappella ardente.
 Sono il commissario De Vincenzi...
Parlava col commissario di notturna. Il camion della Squadra Volante non era ancora tornato. Inchiodato per la strada, forse, dal temporale.
 Mandami al palazzo Verbena... S,  vicinissimo, in piazza Crispi... il palazzo degli Omenoni... quanti agenti puoi... Sei uomini? Sta bene, basteranno...
 Ma che cosa vuol fare... nel palazzo... con sei agenti?
De Vincenzi non rispose. Si era avvicinato al tavolo. Guardava il Cristo d'avorio. L'Order of the Golden Dawn... i Teosofi di Kempten... i Rosa Croce... Il barone era un mistico in buona fede? Un fanatico?
Rivide la stanza da bagno tutta luci bianche... l'abito rosso gettato sul letto... il mantello che faceva macchia in terra...
Egli aveva appena veduto la ragazza come in un lampo... un corpo flessuoso, i capelli neri che avevano bagliori di brage... Null'altro. Troppo poco per conoscerla... Troppo poco sopratutto per poter supporre qualcosa di concreto, di preciso, adesso che era scomparsa...
 Perch sei agenti?
 Ma per far visitare il palazzo dalle cantine ai solai... Miss Verit pu essersi...
 Nascosta per gioco in qualche stanza? Come fanno i bimbi! Ma lei farnetica, commissario! Verit ha ventiquattro anni e la testa perfettamente a posto...
 Non ne dubito...
Adesso, avrebbe voluto salire al secondo piano, entrare nella camera di Virginia Carey... Ma voleva andarci solo. Avrebbe trovato la camera facilmente.
 Mandi il suo maggiordomo ad aprire il portone... Tra poco gli agenti saranno qui...
Il barone alz le spalle e fece un gesto con la mano verso Matteo. Il vecchio usc.
Passarono alcuni minuti. Le lancette della pendola segnavano le 5 meno 7.
Dall'alto del palazzo venne un grido acuto, penetrante. Cosi forte da soverchiare l'urlo del vento e il rumore della pioggia.
De Vincenzi balz.
Il barone disse: Oh! mio Dio!, con la rabbia di una bestemmia.
Si lanciarono e De Vincenzi urt l'altro con violenza, per passare avanti.
Alle ore 4 e 53, gli apparecchi dell'Osservatorio di Brera registravano le seguenti variazioni: temperatura 11; umidit relativa 100; velocit del vento 85; acqua caduta mm. 98.

 CAPITOLO 16. VERSETTI.

La camera di Virginia Carey era al secondo piano, la prima appena terminate le scale, a destra. Tutte le altre camere di quell'ala destra del secondo piano erano disabitate. Dalla parte opposta del pianerottolo si stendeva l'ala sinistra con le stanze delle cameriere e di Matthew Scott.
Due porte sul pianerottolo celavano le scalette di legno, che conducevano alle soffitte con gli abbaini sul tetto.
Le soffitte non avevano illuminazione elettrica. Erano ingombre di valigie e bauli. Anche di mobili vecchi e di topi.
Virginia Carey era andata a letto alle nove. Sempre andava a letto a quell'ora. Non spegneva subito la luce, per, ch leggeva ogni sera qualche pagina della Bibbia. Lo faceva per abitudine e perch il libro santo le scopriva un mondo sconosciuto, pieno di sole, di lampi d'oro, di uva dai chicchi enormi.
Leggeva i versetti del Cantico e pensava a Verit. Io son bruna, ma bella, come le tende di Chedar, come i padiglioni di Salomone.
L'Ecclesiaste la faceva fremere. Avanti che la fune d'argento si rompa e la secchia d'oro s'infranga, lo spirito ritorni a Dio che l'ha dato.
La vecchia vedeva se stessa dentro la bara, nell'abito grigio argenteo, col merletto pieghettato attorno ai polsi e al collo, come da tempo vestiva e non altrimenti. E sentiva una gran pena di dover lasciare Verit.
Forse  e fervidamente pregava Iddio che esaudisse il suo desiderio  prima che per lei fosse venuto il momento di distendersi nella bara, Verit le avrebbe detto quel che Ellen le aveva detto: Virginia Carey, io mi sposo, vuoi venire con me?. Sempre pensava a questo, leggendo la Bibbia, che insegna la santit del matrimonio.
Al pensiero, per, un poco rabbrividiva sotto le coltri, col libro nero fra le mani dalle grosse vene verdi. Se Ellen non si fosse maritata, non sarebbe morta.
Virginia amava Verit, perch aveva amata Ellen; perch l'aveva allevata da bimba; ma adesso la ragazza le era ignota. La sua anima le era ignota, cio...
Quella sera aveva aperto l'Evangelo di San Matteo. Pensava alla visita della polizia. Perch quel commissario era venuto al palazzo e aveva interrogato lei?
E Ges, veduti i loro pensieri, disse: Perch pensate cose malvagie nei vostri cuori?.
Giovane, quel commissario. Cortese. Con un lampo negli occhi pieno d'intelligenza... Talvolta la polizia entra in una casa, per evitare che vi passi la morte...
La morte stava, dunque, per entrare nel palazzo?
Non fate provvisione n di oro, n di argento, n di moneta nelle vostre cinture....
Gli sguardi di Virginia Carey andarono al canterano. Ella aveva i suoi risparmi in una calza di grossa lana. Avrebbe volentieri gettato la calza nel fuoco, purch non entrasse la morte... Ma se la morte non avesse minacciato la sua Verit, che cosa le sarebbe importato che fosse entrata?
Due picchi leggeri alla porta e la vecchia balz a sedere sul letto. Distese le braccia dinanzi a s e con le mani ossute, turgide di vene, si fece scudo. Non riusciva a parlare. Nessuno aveva mai bussato alla sua porta a quell'ora...
I picchi si ripeterono, pi affrettati, sebbene sempre leggeri.
Poi una voce sommessa pronunci:
 Sono io, Virginia...
La vecchia respir. Era Verit. La sua Verit. Ma perch mai veniva a trovarla e a quell'ora?
 Entri... entri, miss Verity!
Verit entr e richiuse in fretta la porta.
Era vestita di rosso ed era pallida, esangue; gli occhi le brillavano, ardendo.
Si accost al letto.
 Che cosa  accaduto?!... Che cosa le  accaduto, figlia mia?...
Precipitosamente la ragazza cominci:
 Virginia...
S'interruppe. Sembr che un improvviso pensiero le impedisse di continuare. Si guard attorno.
 Ah! Virginia...
 Figlia mia!...
 Questa notte... io lascio il palazzo...  necessario!...
La vecchia tacque. Fissava le labbra di Verit, che si muovevano appena per parlare.
 Tu verrai con me... Virginia!...
 Dove?... Dove andremo?...
Un gesto della mano.
 Lontano!
 Allora, abbiamo rinunciato...
 No! Non rinuncio, Virginia!...  per non rinunciare che fuggo...
La vecchia inghiotti con sforzo. Il pomo d'Adamo le corse sotto la pelle rugosa. Il suo collo esile, fascio di tendini e di muscoli incordati, era teso a reggere la piccola testa rotonda come una noce stretta dalla cuffia bianca.
 Pericolo!  pronunzi Virginia Carey.
 S... Ma non mi avranno!
 Oh! no!...  e guard il canterano e poi la Bibbia nera, che giaceva sul lenzuolo, nel suo grembo.
 Si parte, allora...  stabil.
 Uscir, adesso, come le altre sere... per non dar sospetti... Mi spiano.
 Il basilisco uccide con lo sguardo e con l'alito...
Un pallido sorriso err sulle labbra della giovane. Ricordava le favole paurose, che Virginia le narrava da bimba. Il sorriso scomparve. Quelle fiabe l'avevano condotta a conoscere la realt.
 Torner qui a mezzanotte... Tienti pronta... Verr su a prenderti... Ci terremo nascoste nella tua camera, fin quando potremo uscire...
 Si fugge...
Ripeteva le parole, come per imporre a se stessa l'azione. Voleva ribadire nel cervello l'ineluttabile.
 Preparati...
Di nuovo guard il canterano e la Bibbia.
 S, figlia mia...
Verit le sorrise.
 Virginia!  c'era tremore e amore nella voce.
Agit la mano, si volse, scivol sino alla porta  come una fiamma!  scomparve.
Per qualche istante, per lunghissimi istanti, la vecchia continu a fissare la porta.
Poi gir lo sguardo attorno. Le sue mani toccarono il libro nero. Le labbra si agitarono. Dicevano:  Si parte... Si fugge...
Scopr il letto, gett le gambe magre, esili come quelle di una bimba, bianche di carta, sulla sponda. Cerc le ciabatte. Fu in piedi.
Si vest lentamente, mentre nel suo cervello due sole frasi battevano: si parte... si fugge...
Dall'armadio trasse un sacco di stoffa nera, ricamato a perline lucenti. Si adoper con le dita ad aprire la cerniera di metallo, che resisteva. Da tanto tempo il sacco giaceva nell'armadio, da un numero infinito di anni.
Che cosa mettervi dentro?
La calza coi risparmi... Poi, alla rinfusa, quel che le capit sotto mano. Lo aveva riempito e vide nel cassetto un ritratto con la cornice di pelle. Lo prese e lo baci. Era un ritratto di donna. Pot farlo entrare nel sacco e ne richiuse la cerniera.
Adesso era pronta.
Sedette accanto al letto, col sacco ai piedi, e riprese a leggere i versetti. A ognuno di essi, il suo cervello martellava: ...si parte... si fugge...
Qual era l'anima di Verit? Adesso le aveva ritrovata la sua anima di bimba. Avrebbe potuto ancora raccontarle le fiabe. Quella del basilisco... che insegue la fanciulla nel bosco...
Ogni tanto con la mano prendeva l'orologino d'oro che le pendeva sul petto e guardava le sfere.
Il tempo pass lentamente.
Quando le sfere segnarono mezzanotte meno qualche minuto, si alz. Afferr la borsa. Si tenne pronta. Ascoltava.
I minuti passarono. Dalle scale, dalla porta non veniva alcun rumore.
A un tratto depose la borsa in terra. Corse all'armadio. Ne trasse un cappellino nero, se lo mise sopra i radi capelli, lo annod sotto il mento. Ecco, era pronta!
Si pass le mani sopra la veste argentea, riprese la borsa.
Nulla pi le mancava.
Nessun rumore... La porta rimaneva chiusa... L'attesa si prolung infinita. Le sfere dell'orologino segnarono la una, le due, le tre...
Virginia Carey attendeva. Adesso, il suo cervello ripeteva soltanto: Verit non viene!... Perch?
A un tratto un rombo spaventoso scoppi sopra la sua testa. Poi ulul il vento: cadde lo scroscio della pioggia.
La luce della lampada si abbass, torn a brillare pi vivida, palpit come agitata dal vento.
La vecchia era caduta a ginocchi e si era coperta le orecchie con le mani.
Il temporale infuriava e lei aveva l'impressione di trovarsi al centro di esso, squassata dal vento, sommersa dalla pioggia.
Lentamente il suo cervello riprese a battere: si parte!... si fugge!...
Si alz. Si guard attorno. Nulla era mutato dentro la camera; gli elementi scatenati si accanivano al di fuori.
Perch Verit non veniva? Dov'era Verit?
E decise di andare a cercarla.
Afferr la borsa, che aveva gettata al primo rombo del tuono. Fece per muoversi. Un passo verso la porta.
Di colpo s'immobilizz. Il sangue le si era fatto di ghiaccio. Gli occhi fissi sul saliscendi lo avevano veduto muoversi lentamente.
Verit! Il saliscendi era adesso verticale. La porta si apr lentamente, lentamente.
L'acqua a torrenti... il vento a turbine...
Non era Verit!
Un uomo campeggiava nel riquadro dell'uscio aperto.
Fu il miracolo  un miracolo inutile, del resto  e dalla gola chiusa le usc un grido. Un grido disperato, altissimo, pi forte del vento, dell'acqua a scroscio, del tuono...
L'uomo sulla soglia imprec e alz una mano.
Gli occhi sbarrati videro una canna nera, che mandava riflessi turchini.
Il colpo secco non si ud neppure, perduto fra i rumori del temporale.
Prima cadde la borsa, poi Virginia Carey si abbatt sul pavimento.

 CAPITOLO 17. TREGENDA.

Una, due sale... De Vincenzi spalancava le porte, che battevano. Rovesci una poltrona, urt un tavolo. Sentiva alle spalle l'ansimo del barone.
Sul pianerottolo vide Matteo, che saliva correndo dal pianterreno.
I due agenti, smarriti, guardavano verso l'alto. La loro perplessit trepidante era soltanto comica, cos baffuti e tracagnotti; ma l'atmosfera di tragedia mozzava il sorriso.
 Rimanete dove siete!  grid De Vincenzi.  E afferrate chiunque discenda...
Quei due batterono le ciglia, annasparono con le mani, finirono col trarre la rivoltella.
 Non sparate in nessun caso, perdio!
Si era gi lanciato verso il secondo piano. Il barone e Matteo lo seguivano.
Ai due lati della scala si aprivano i corridoi. Di fronte due porte chiuse. A sinistra, De Vincenzi vide tre figure bianche, terrorizzate, che si stringevano, tremando.
A destra il corridoio era vuoto.
Esit, indeciso.
Una delle tre donne tese la mano; con la bocca ancora contorta dal terrore soffi:
 L... l...
La prima porta del corridoio di destra era spalancata.
Una grande macchia d'argento sul pavimento. Una pi piccola macchia nera le era accanto. Il corpo della donna e il sacco chiuso.
De Vincenzi si ferm sulla soglia e sbarr l'ingresso.
 Virginia Carey!
Si volse. Il barone e Matteo erano lividi.
 S.  Virginia Carey...
Aveva riconosciuto subito l'abito grigio, che sembrava d'argento.
Avanz, si chin. Un cadavere, ecco! La vecchia giaceva col volto contro terra, le braccia aperte a croce. La sollev, riusc a metterla supina.
Dovette cercare per trovare il foro, nel petto, al cuore. Non aveva quasi sanguinato.
Subito si alz.
 L'assassino deve trovarsi ancora nel palazzo...
Guard la camera. Vide l'armadio di quercia. And ad aprirlo. Qualche abito appeso. Li afferr, gettandoli via via dietro di s, in terra. L'armadio si mostr vuoto.
Allora, usc dalla stanza.
 L'assassino deve trovarsi ancora qui...  ripet.  Non pu essere disceso... Adesso lo cercheremo...
Parlava unicamente per fissare materialmente le proprie idee.
Guardava le porte che si aprivano sul corridoio. Le cont: quattro oltre quella della camera di Virginia Carey.
 Chi dorme in quelle stanze?
 Nessuno...
 E da quell'altra parte?
Fu Matteo che rispose:
 Io, la cuoca, le due cameriere. Tremava.
 Quelle due porte?
 Conducono alle soffitte.
Si diresse verso di esse, sul pianerottolo. Le esamin. Tutte e due apparivano chiuse, ma erano semplicemente accostate. L'assassino poteva essersi nascosto in una soffitta... O in una delle cinque stanze vuote.
Dal basso venne il suono tinnente, a campanaccio, del campanello del portone.
Dovevano essere i sei agenti.
Grid a quei due di guardia al primo piano che andassero ad aprire e facessero salire i compagni.
Ma i sei erano gi per le scale. L'autista, riparato nell'androne, aveva loro aperto.
Quando gli uomini furono in alto, cominci la battuta.
Camera dopo camera. E poi le soffitte.
De Vincenzi andava innanzi. Tre uomini lo seguivano. Gli altri sbarravano il pianerottolo.
Ogni metro di spazio fu esplorato, ogni angolo; ogni muro battuto per sentire se celasse un nascondiglio. Nelle soffitte cercarono alla luce delle lampadine portatili. I bauli furono aperti, le valigie rovesciate, i mobili vecchi rimossi.
Pi le ricerche apparivano infruttuose, pi De Vincenzi si accaniva.
Chi aveva ucciso Virginia Carey non poteva essersi volatizzato.
Osserv che gli abbaini erano aperti e davano su tetto. Ma come ammettere che un essere umano avesse resistito alla furia del vento e della pioggia, aggrappato alla stretta sporgenza del cornicione?
Alcune di quelle finestre a ghigliottina dovevano esser rimaste aperte da tempo immemorabile. Le soffitte del palazzo, spieg Matteo, non erano mai state utilizzate; se non come ripostiglio dei bauli e delle valigie e di un po' di mobilio vecchio e in disuso, che era stato ammassato in sole due stanze, dacch ognuna di esse era vastissima. Cos si spiegava lo stato d'abbandono in cui si trovavano le soffitte di quel palazzo pur di continuo rimodernato, regno ai topi, ai pipistrelli e ai venti, non fornite neppure dell'impianto elettrico.
Dopo due ore di ricerche, De Vincenzi torn in basso coi suoi uomini.
Non avevano trovato nulla.
Ricominci, allora, a cercare nelle stanze del secondo piano. Non una ne lasci inesplorata, non facendo credito n alle due cameriere, n alla cuoca, n a Matteo.
Non trov l'assassino e neppure la rivoltella con cui Virginia Carey era stata uccisa. Non rinvenne alcuna arma, anzi.
Il temporale era cessato. L'alba cominciava a penetrare con la sua luce livida attraverso le persiane chiuse.
Le tre donne, dopo essersi rivestite, si erano adesso gettate sui letti. Matteo e il barone, seduti sul pianerottolo, si voltavano a guardare De Vincenzi ogni volta che passava dinanzi a loro. Gli sguardi del barone erano obliqui, indecifrabili. Quelli di Matteo riflettevano la paura.
Gli agenti vagavano ora senza pi cercare neppure, muovendosi come automi, fiaccati da quelle ricerche vane.
De Vincenzi solo resisteva, con uno sforzo di volont che l'irretiva, impedendogli persino di sentire la stanchezza di quella notte da tregenda.
Non voleva, non poteva ammettere che l'assassino, dopo aver sparato contro Virginia Carey  e non era passato certo pi di un minuto o due dal momento in cui la donna aveva gridato a quello in cui lui era giunto davanti alla porta della camera di lei, trovandovela cadavere  avesse potuto abbandonare il palazzo.
Rimanevano da visitare ancora il primo piano, il pianterreno e le cantine; ma come avrebbe potuto l'assassino discendere lo scalone e passare davanti ai due agenti, fermi al primo piano, senza esser visto?
Eppure, era l'unica ipotesi che avesse un senso. Tutte le altre cadevano nell'inverosimile, nel pazzesco.
L'assassino doveva essere disceso dal secondo piano, per rifugiarsi al pianterreno e guadagnare, subito o a suo comodo, la strada.
E poich era difficile credere che gli agenti non lo avessero veduto o lo avessero lasciato passare, bisognava supporre che esistesse un passaggio segreto, una scala di servizio accuratamente mascherata.
Nulla di pi probabile e logico, del resto, che un palazzo assai vasto e antico come quello avesse un'altra scala oltre lo scalone comune.
De Vincenzi torn sul pianerottolo e si piant davanti al barone e a Matthew Scott.
 Dove si trova la scala di servizio?
Il barone alz le spalle.
 Non ha trovato nulla, lei?
 Dov' la scala di servizio?
 Non c' scala di servizio. Io non ho mai saputo che ve ne fosse una...
Matteo taceva.
De Vincenzi fissava i due uomini.
Adesso gli occhi del vecchio dicevano che la paura si era fatta terrore. Il barone rimaneva ermetico. Era disfatto in volto; ma aveva lo sguardo fermo e una piega di cattiva ironia gli increspava la bocca.
Qual era l'ansia spasmodica, che attanagliava i due?
E perch essi mentivano?
De Vincenzi avrebbe naturalmente supposto che uno dei due fosse l'assassino  pronto com'era ad accettare qualsiasi ipotesi, pur di non impazzire!  ma il barone si trovava con lui, quando Virginia Carey aveva gridato, e Matteo solo da pochi minuti era uscito dallo studio e lui, nel momento in cui raggiungeva il pianerottolo, lo aveva veduto coi suoi occhi risalire lo scalone dal basso.
I due agenti di guardia gli avevano confermato che il vecchio, uscito dalle sale del primo piano, era appena passato davanti a loro per discendere al portone, quando il grido aveva echeggiato.
N l'uno, n l'altro aveva potuto materialmente uccidere la vecchia.
Che essi nascondessero qualcosa gli sembrava evidente; ma che fossero gli assassini era impossibile.
 Lei  proprio sicuro che il palazzo non ha una scala di servizio, una scala segreta?
 Io sono sicuro di non aver mai conosciuto un simile passaggio!
A De Vincenzi sembr inutile insistere. Appena si fosse fatto giorno chiaro, avrebbe visitato il palazzo dalle cantine, avrebbe chiamato un ingegnere se necessario. La scala segreta sarebbe stata trovata... se esisteva!
Questo avrebbe spiegato il mistero della sparizione; ma non gli avrebbe certo fatto arrestare l'assassino!
 Barone, lei sa che oggi  il 13 giugno?
L'uomo sollev gli occhi verso di lui e la smorfia sarcastica gli si accentu.
 Io non credo che i morti ritornino!
 Quali morti, barone?
 Lei ha prestato fede alle lettere, che le ho mostrate! Sono una mistificazione!
 Ma lei teme egualmente che i morti della Vergine si vendichino!
L'uomo balz in piedi.
 Che cosa dice? Chi le ha parlato della Vergine?
Accanto a loro si ud un gemito.
Matteo si era afflosciato sulla seggiola e De Vincenzi fece appena a tempo ad afferrarlo, per impedirgli di scivolare a terra.

 CAPITOLO 18. QUADRI.

Matteo era stato deposto sul letto, nella sua camera.
Appena ripresi i sensi, s'era passate le mani sul capo e aveva cercato disperatamente con gli occhi la parrucca, che gli era caduta.
De Vincenzi avrebbe voluto approfittare dello stato di minor resistenza in cui si trovava, per interrogarlo. Il vecchio doveva certamente sapere assai pi di quanto aveva detto. Ma, fosse finzione o realmente le sue condizioni glielo impedissero, Matteo non parlava. Soltanto i suoi occhi erano vivi e in essi lampeggiava quel terrore spasimante; il terrore di un pericolo vicino, oscuro, in agguato.
Aveva finito col chiuderli e adesso sembrava morto, ch anche il respiro gli si era fatto rado e l'ansimo del petto quasi impercettibile.
Un agente lo piantonava.
Il barone s'era rifugiato nel suo studio e aveva chiesto di rimanere solo.
De Vincenzi aveva messo altri due agenti nel salotto attiguo. Egli si era assicurato che quell'ala del primo piano terminava, dopo lo studio, con la camera da letto e il bagno del barone, e che questi, quindi, poteva uscire soltanto passando per quel salotto.
Naturalmente, lo scopo di De Vincenzi era di proteggergli la vita. Ma sapeva forse lui se questa fosse realmente minacciata e se le due lettere anonime erano da prendersi sul serio? A credere ad esse e a giudicare dal modo con cui i tre delitti erano stati compiuti, le ore del barone dovevano essere contate. Prima della mezzanotte la vendetta del morto lo avrebbe colpito. N la protezione della polizia avrebbe servito a salvarlo.
La vendetta del morto! L'anima che si vendica! Titoli da romanzo d'appendice. Tutta una storia da far dormire in piedi.
E quell'omino dal volto di faina, che si agitava fra quei morti, sorridendo sempre, e che presentava se stesso a ogni incontro: Curti Bo'... in due parole, le raccomando!
Se fosse riuscito a riacciuffarlo, quello l!
De Vincenzi, prima di scendere al pianterreno ch le ricerche del passaggio segreto voleva farle con calma  risal nella camera di Virginia Carey.
Il volto della vecchia  grande adesso non pi di quello di una bimba  esprimeva lo stupore terrorizzato. Che cosa o chi le era apparso, prima di morire? Che avesse veduto in volto il suo aggressore non era dubbio, dato che il proiettile l'aveva colpita al petto.
Per qualche istante, contempl il cadavere. Povera! Un uccellino colpito al cuore!
Ma quale mai la ragione di quegli assassinii?
Prima i due fantini, che avrebbero dovuto montare la Vergine: poi Virginia Carey, che aveva allevata Verit, dopo essere stata la cameriera di Ellen Mackenzie.
Un nesso! Quale nesso?
E Verit era scomparsa!
De Vincenzi si guard in giro. Vide in terra la borsa nera ricamata con le perline e la raccolse.
Certo la vecchia si preparava a partire, quando l'avevano uccisa. Altrimenti, alle cinque del mattino, non sarebbe stata vestita e non avrebbe avuto nelle mani quella borsa.
L'apr e ne rovesci il contenuto sul letto. Il ritratto nella cornice di pelle doveva essere della madre di Verit. La rassomiglianza appariva evidente.
Trov la calza. Anche qui denaro. Molto denaro, come nella borsetta di Verit.
Le due donne stavano per fuggire, quando qualcuno era intervenuto e lo aveva impedito. Di una si era ritrovato il cadavere, dell'altra i vestiti...
La possibilit che anche la ragazza fosse stata uccisa e che il suo cadavere giacesse forse sotto qualche pietra della cantina, gli apparve improvvisa e terrificante.
Discese e ordin ai suoi uomini di cominciare le ricerche nel pianterreno.
Ancora nessuno era andato in basso, dal momento in cui i sei agenti mandati da San Fedele erano stati lanciati da De Vincenzi a frugare nelle soffitte e nelle stanze del secondo piano.
Il primo che mise piede nell'androne si trov davanti il corpo di un uomo abbattuto sul piancito. Era l'autista del tassi. Il pover uomo giaceva di traverso, gli occhi chiusi, il respiro affannoso.
De Vincenzi vide che lo avevano colpito al capo, per di dietro. Sulla nuca i capelli erano intrisi di sangue. Il berretto gli aveva attutito il colpo e il cranio aveva resistito.
Lo fece caricare sul tassi, ch'era rimasto davanti al portone, e un agente si mise al volante.  Portalo all'Ospedale e consegna questo biglietto al medico di guardia.
Pregava il dottore di curare l'uomo e di venire poi al palazzo Verbena.
Oramai, aveva acquistato la sicurezza che esistesse un passaggio dal secondo piano al pianterreno. L'assassino di Virginia Carey vi si era tenuto nascosto fin quando gli agenti erano saliti; ritenendo poi l'androne libero, aveva fatto per fuggire e si era trovato dinanzi l'autista. Lo aveva abbattuto e aveva preso il largo.
Abbattuto con che cosa? Il particolare era trascurabile. Col calcio della rivoltella, forse, o con un bastone.
De Vincenzi entr in portineria. Il portinaio dormiva nella camera attigua, che era la sua camera.
Lo trov addormentato nel letto e per quanto lo scuotesse non riusc a destarlo. Soltanto un narcotico aveva potuto ridurlo in quello stato.
Ma chi glielo aveva fatto bere e a quale scopo?
Adesso, De Vincenzi si limitava a constatare i fatti e a incasellarli nel cervello. La stanchezza e un vago senso d'oppressione gli impedivano di dedurre, d'intuire, di formulare ipotesi.
Tutto era cos irreale, cos allucinante!
Poich il respiro dell'uomo addormentato appariva normale e il polso batteva regolarmente per quanto debole, non c'era da far altro che aspettare. Il medico sarebbe venuto tra poco.
Usc nell'atrio. Gli agenti vagavano per il cortile, scendevano e salivano lo scalone. Si aggiravano, battendo i muri, chinandosi a osservare il pavimento, fermandosi a contemplare il soffitto.
Il passaggio segreto doveva esservi; ma non sarebbe stato certo cercandolo a quel modo che lo avrebbero trovato!
Alz le spalle: e quando anche avesse scoperto quel passaggio? L'assassino era lontano e ben lontano! Ebbe un fremito. Lontano o vicino che fosse in quel momento, sarebbe tornato. Doveva tornare. I morti tornano e le anime si vendicano.
Un'ossessione, la sua!
E Verit?
La visione di un altro cadavere lo fece rabbrividire.
 Voialtri! Cercate l'ingresso alle cantine...
Gli uomini si agitarono.
Fu lui stesso che ne trov la porta in cortile.
Era chiusa, ma in portineria aveva veduto il quadro delle chiavi. Prese quella che gli serviva.
And lui avanti. Al muro c'erano i commutatori. Le cantine s'illuminarono. La visita fu facile: erano locali vasti, rivestiti di cemento, ben tenuti. Nessun angolo buio, nessun nascondiglio. Scansie con le bottiglie allineate; damigiane; bariletti incatramati.
Quando riusc nel cortile, diede un respiro. Se Dio vuole, cadaveri l dentro non ce n'erano!
Torn lentamente verso lo scalone.
E fu allora che nel modo pi semplice scopr il passaggio, di cui si era servito l'assassino per fuggire. Dal basso si vedeva il pianerottolo, con cui terminava la prima rampa. Per arrivare al primo piano, lo scalone si spezzava in due rampe.
Proprio sul muro di fronte, al termine della prima rampa, c'era un grande quadro antico. Un groviglio di corpi nudi, di gambe e braccia muscolose, una scena mitologica. De Vincenzi si ferm a guardare il quadro. Cerc di capirci qualche cosa. Lo faceva inconsciamente, per procurare un diversivo ai propri pensieri.
Gli sguardi gli andarono alla cornice, cominciarono ad analizzarla. Era una grande cornice dorata, con quattro enormi rosoni agli angoli.
Qualcosa nel rosone di destra, in basso, lo colp. Fu pi un'intuizione la sua, che altro. Il rosone non era come gli altri. Simmetrico, ma non eguale.
Fece la rampa di corsa.
Pass la mano sugli intagli, premette le sporgenze. Una molla scatt e il quadro gir sulle cerniere, rivelando il vuoto di un corridoio. Accese la sua lampadina e in fondo trov una scaletta a spirale che saliva. La scaletta di una torre campanaria sembrava.
In alto la scaletta terminava davanti a un muro con una porta. Qui non c'erano trucchi, ma soltanto una maniglia rotonda da girare. La porta si apri all'infuori e De Vincenzi si trov nel corridoio del secondo piano, davanti alle cinque porte chiuse, dietro l'ultima delle quali giaceva il cadavere di Virginia Carey.
Anche qui, la porta era mascherata esteriormente da un quadro.
Ebbene, adesso che aveva trovato? Sorrise.
Tutto molto semplice. Anche le anime dei defunti hanno bisogno di porte e di scale, per entrare e per andarsene...
Ma una cosa era certa: l'anima in questione doveva avere una bella conoscenza del palazzo per potervisi muovere a quel modo!

 CAPITOLO 19. RISVEGLIO.

Vladimiro Curti Bo' era sempre molto minuzioso nella cura della sua persona. Egli, a suo dire, non dormiva; ma non avrebbe rinunciato per nessuna ragione, grave che fosse, alle numerose e prolungate abluzioni mattutine, alle frizioni con le creme e i cosmetici, ai massaggi e alla ginnastica igienica.
Almeno un'ora veniva cos impiegata da lui nel bagno attiguo alla sua cameretta, al primo piano, quasi un piano rialzato, di quel quadrivio, ch'era stato teatro del suo metafisico colloquio con l'Imperatore.
Cameretta come nessun'altra linda e modesta, dove nessun segno rimaneva mai a rivelare la personalit del suo abitatore. Quando Curti Bo' ne usciva, il piano del canterano era liscio e sgombro, il tavolo senza oggetto alcuno; neppure il comodino recava traccia di una qualsiasi presenza, che si fosse adagiata a riposare in quel lettuccio di ferro smaltato, ch'egli sempre lasciava coi lenzuoli assestati e con la coperta ben tesa. Tutti gli oggetti posseduti dall'omino venivano, senza dimenticanze, ogni volta riposti nei tiretti, che nessuno avrebbe potuto aprire, se non scassinandoli o servendosi di un grimaldello.
Possibilit, quest'ultima, del resto, che Curti Bo' doveva aver prevista, poich egli sempre poneva davanti a ogni tiretto, perpendicolarmente, un invisibile filo nero, fissato contro il legno ai due capi. Se qualcuno avesse tentato l'effrazione, il filo avrebbe parlato.
Un'ora di toletta  lunga per un omino della grandezza di Curti Bo'  meno superficie, meno lavoro , ma  pur vero ch'egli metteva a profitto il tempo, meditando. E di solito la piena delle sue meditazioni gli traboccava dalla bocca in parole.
Quella mattina, poi, i suoi discorsi, per quanto apparentemente scuciti, erano particolarmente gravi, a giudicare dalla concentrazione del suo volto da faina.
 Primo punto: anche questa volta l'Imperatore ha varcato tranquillamente la frontiera...
Guardava la vasca da bagno riempirsi e si massaggiava le guance e il mento, che aveva appena terminato di radere a contropelo.
 Consuetudine  seconda natura! A me piace la pelle glabra...  stato proprio nella notte in cui l'Imperatore si trovava a Milano, che hanno ucciso Perry Hodburn... ma questo non vuol dir nulla!... Apparenza non vale sostanza... Ed  una marchiana bestialit che il rame lucidato sia oro...
Si chin a sentir l'acqua del bagno con la mano e subito chiuse il rubinetto. Col gluc d'un bilanciere che scatta, lo scaldabagno si spense.
Apr l'altro rubinetto e strizz l'occhio al getto voluminoso dell'acqua fredda.
 Secondo punto: la signorina Verit ha cominciato ad aver paura. Quale importanza pu avere questo fatto?
Mise un piede nell'acqua e lo ritrasse con una smorfia.
 Ahi! Un'importanza enorme! Il sintomo  la riprova della bont del mio sistema... Sistema speculativo, che acquista valore dalla conferma dei fatti...
Tent ancora l'acqua col piede ed entr nella vasca.
Per qualche minuto tacque. S'immerse nel liquido, cominci a batterne la superficie, si cosparse di sapone. Adesso, cantarellava.
Oh! capitan, c' un uomo in mezzo al mare....
Si agitava, soffiava, saltava in piedi e poi ricadeva a sommergersi.
Oh! capitan, non fatelo affogare... ...Sar io che trarr il pericolante in salvo... Bella figliola!... Che cosa ancora sar accaduto questa notte? La risposta alla domanda se la diede, facendo un salto fuori dalla vasca.
 Ah! se il temporale non mi avesse obbligato a restarmene al riparo, in questo mio domicilio!
Si asciug, fregandosi il corpo con veemenza.
 Bisogner riguadagnare il tempo perduto!... Per quanto una sola cosa non sia possibile!... Ridar gli spiriti a un corpo, dal quale sieno stati fatti uscire!...
Misur con l'occhio il pavimento, poi si gett a terra sulla punta dei piedi e sulle mani e cominci le flessioni delle braccia.
Teneva la bocca chiusa, adesso, e si muoveva con ritmo. Quando arriv al ventiquattro, si rialz.
 Domani ne far ventisei...
Mentre si vestiva, riprese il soliloquio.
 Vladimiro, tu non hai da preoccuparti che di una cosa!... Il tuo scopo  uno solo e ogni deviazione ti porta lontano da esso... Vero  che oramai...
Era arrivato al nodo della cravatta e davanti allo specchio si concentr nella bisogna. La cravatta cremisina era la sua passione. I colori hanno indubbiamente influenza sullo spirito. A lui il cremisino recava un diffuso senso di tenerezza. In alcuni atteggiamenti egli era languido, a causa appunto di quell'ornamento paradossale.
 Oramai la vicenda ti appassiona in se stessa!... E poi... e poi... Il terzo punto: un problema di chimica... Il quarto: la parrucca che copre un cranio... Accidenti!
Si era punto con la spilla della cravatta.
 Ho sempre pensato che il vecchio sia al centro del problema...
Era vestito. Torn nella camera, dopo aver tutto rimesso a posto nel bagno. Dal primo tiretto del canterano trasse, col portafogli, gli oggetti numerosi che portava sempre con s e se li distribu per le tasche. Chiuse i tiretti, fece sparire esternamente ogni oggetto, tese gli invisibili fili neri, che fermava ai capi con un'ombra di mastice.
Depose il cappelluccio sul cranio e, afferrato iI bastone, si mise a fare qualche lontananza davanti allo specchio.
Aveva una sincera ammirazione per se stesso e gli occhi gli brillarono.
Ma un pensiero improvviso gli fece oscurare il volto, che un poco gli si contrasse.
 Preoccupati della frontiera, Vladimiro!... Tutti questi cadaveri conducono soltanto al cimitero ...Terra d'avello non d grano!
Rimase qualche istante assorto, poi si scosse.
 Al lavoro!... Sbroglieremo la matassa e coi fili fileremo giubbetto caldo...
Si guard attorno, and ad accostare le persiane e chiuse a chiave la porta della camera, che dava sul ballatoio.
Per le scale zufolava l'aria dell'uomo in mezzo al mare. Sul portone, abbracciando i viali gli alberi i tappeti verdi con un rapido sguardo di possesso, mormor... non fatelo affogare!... e si mosse rapido.
Erano le otto del mattino. La domenica rendeva le strade deserte. Il temporale della notte aveva rinfrescato l'aria. Camminare a quell'ora, con quella frescura, era una gioia. L'omino se la godeva e procedeva arzillo, col sorriso sulle labbra.
Quando fu in via Andrea del Sarto, si ferm davanti a una porticina a vetri smerigliati, accanto alla quale una grande targa di marmo recava a lettere d'oro: Istituto Farmacologico della R. Universit. Premette il bottone del campanello e un uomo in camice gli apr. Lo fece entrare. La porticina si richiuse.
Rimase nell'interno di quel vasto fabbricato bianco, che sembrava un ospedale, oltre mezz'ora. Quando ne usc appariva smarrito. Il sorriso era scomparso dal suo volto.
 Diavolo!... Lo stoppino acceso consuma la cera, ma la cera non fa fumo... e se manda un odore esso non basta!... La mia ipotesi se ne  andata a Patrasso!... Dove trovarne un'altra, che si regga in piedi?...
S'era fermato sul marciapiede e, toltosi il cappello, si passava la palma sul cranio.
 Affrettare i tempi!... E pensare che sar proprio il commissario a impedirmi di agire!... Si rimise il cappello. Un tassi passava. Gli fece cenno e, quando vi si fu seduto ed ebbe fatto sbattere lo sportello, ordin al conducente:
 Corso del Littorio... Ti fermer io...
Scese dal tassi a met del corso e si diresse a piedi verso piazza Crispi. Entr nel caff sotto i portici e sedette a un tavolo, davanti alla vetriata. Vedeva dinanzi a s il portone del palazzo Verbena. Il portone era chiuso. I suoi pensieri continuavano a caracollare. Agire avrebbe voluto; ma non poteva far altro che attendere. Eppure, gli era necessario entrare l dentro! Se almeno si fosse mostrato il guardaportone azzurro cielo! Ma il portone continuava a rimaner chiuso. Dopo mezz'ora, vide aprirsi il portello e uscirne alcuni uomini. Li cont: erano sette.
 Ahi! O mi sbaglio o i defunti sono adesso pi di due!... E uno se ne trova l dentro!... Madonna aiutami, Cristo proteggimi!... Se l'hanno fatta al barone, sono fritto!...
Il gruppo degli uomini si diresse compatto per via Caserotte, verso San Fedele.
 Cameriere?... Un altro caff...
E addent la seconda brioche. Sentiva imperioso il bisogno di rifocillarsi. La giornata sarebbe stata dura.
Mangiava e non perdeva di vista il portone. Si era fatto dare un giornale e lo teneva aperto, cercando di coprirsi il pi possibile. Non voleva esser notato. Sapeva che i suoi pregi fisici non passavano facilmente inosservati.
Alle nove vide arrivare a piedi due signori e subito li classific: giudice istruttore e cancelliere. Il morto c'era!
Alle dieci fu il sibilo di una sirena, che lo fece sobbalzare. L'autolettiga si ferm davanti al portone, che finalmente venne spalancato. La lettiga entr nell'atrio.
L'omino gett una moneta sul tavolo e usci dal caff.
Il cameriere lo riafferr sotto i portici.
 Che c'?
 Queste sono due lire!... Lei ha mangiato quattro brioches!... Due caff e quattro brioches fanno cinque e venti!
 Ladri! imprec Curti Bo'.  Vampiri del pubblico!
Alz il bastone. Il cameriere fece un passo addietro. Si apprestava ad afferrare una seggiola per difendersi. Ma Curti Bo' abbass il bastone e port l'altra mano al taschino del panciotto.
 Eccovi il denaro... Avvertir l'accertatore del fisco, perch tenga d'occhio il locale...
Si allontan in fretta, voltando per via Omenoni. Il cameriere gli rise dietro.
L'omino, quando fu per sbucare in piazza Belgioioso, fece dietro front e, quasi di corsa, torn al portone.
L'autolettiga usciva dall'atrio, fiancheggiata da un milite. L'omino si mise a correre, per passare. Avvenne l'urto. Curti Bo' scivol, il bastone and a finire fra le gambe del milite, che cadde, trascinandolo con s.
Si sent un piccolo grido  come il guaire di un cucciolo  e una sonora bestemmia. Il milite voleva alzarsi e non ci riusciva. L'altro si agitava frenetico, aggrappandoglisi alla giubba. Per qualche istante i due corpi rotolarono avvinghiati. Finalmente, il milite riusc ad afferrare l'omino per il collo e lo lanci lontano.
Curti Bo' si rialz di balzo e corse a raccogliere il cappello.
 Maledetto imbecille!... Ma siete cieco o ubriaco!
 Oh! Oh! Oh?...  fece con somma dignit Vladimiro.  Lei non sa con chi parla?... Non contento di avermi travolto, unisce ora al danno l'ingiuria?... Far rapporto al suo capitano...
 Ma va' al diavolo...  url il milite, saltando sul predellino dell'autolettiga e sedendosi poi accanto all'autista.
L'autolettiga si allontan veloce, lanciando il fischio della sirena.
Un paio di passanti si erano fermati e guardavano curiosamente quel buffo tipo che sembrava preoccupatissimo del proprio cappello.
 Un autentico borsalino!... E quello screanzato voleva ancora aver ragione lui!... Far rapporto...
Si avvicin ai due curiosi.
 Vogliono favorirmi i loro nomi?... Dovranno testimoniare... Hanno veduto, vero?...
I due alzarono le spalle e si allontanarono.
 Pavidi!... grid con sdegno Curti Bo' e, fatto un ultimo gesto di minaccia, si allontan lui pure in senso opposto.
Quando fu al principio di via San Paolo, si ferm. Trasse di tasca un foglio e lo apr. Lesse stampato in grassetto: BASSA DI ENTRATA... e poi scritto a penna: all'Obitorio. Scorse rapidamente le linee a stampa e trov il nome che cercava, inserito a penna in uno spazio punteggiato: Virginia Carey, di San Francisco.
 Hanno ammazzato la governante!
Lentamente ripieg il foglio, che aveva estratto con destrezza dalla tasca del milite, durante il corpo a corpo, e rimase pensieroso.
Quel nuovo assassinio gli sconvolgeva singolarmente le idee.

 CAPITOLO 20. COLLERA.

L'assassinio di Clark O' Brian, succedutosi a ventiquattro ore di distanza da quello di Perry Hodburn, procur a Fred Drake una crisi di acuta collera, a cui segu un grande abbattimento.
In verit l'allenatore si era sentito come preso in un vortice d'aria. Aveva starnazzato per le scuderie nel modo pi folle, andando a battere contro gli usci delle stalle e poi contro quelli dei locali accessori e finalmente, precipitatosi nella sua stanza, sedeva adesso davanti al tavolo.
Era capitato alla scuderia all'ora solita e oramai la pendola sopra la sua testa segnava le 11. Da mezz'ora lui si era agitato inutilmente, preso da uno strano delirio ai centri motori. Arrivando, non aveva veduto anima viva al paddog: n cavalli, n uomini. All'ora del lavoro antimeridiano! Furente si era precipitato nell'androne della scuderia, per trovarsi davanti a un poliziotto, che gli aveva troncato netto lo slancio, chiedendogli con un accento che poteva anche sembrare esotico, ma che era soltanto insulare, chi egli fosse e che cosa volesse. Fred non lo aveva preso per il collo, contentandosi di guardarlo in modo tanto furibondo, che l'altro aveva creduto prudente rompere di qualche passo.
 Chi sono e che voglio, eh?! E voi chi siete, pezzo di bestione matricolato? I miei uomini non lavorano, i cavalli rimangono chiusi nei boxes, e in mi trovo fra i piedi un estraneo, che mi domanda chi sono?! Sono Fred Drake, perdio!, e questa  la mattina in cui faccio piazza pulita, qui dentro!
Se egli avesse detto: sono il padrone delle scuderie o fors'anche sono l'allenatore, il poliziotto gli avrebbe probabilmente tenuto testa, forte del suo diritto di rappresentante autorizzato della legge; ma ricevendo in pieno volto il nome per lui vuoto di senso o pieno di un arcano senso sconosciuto di Fred Drake, l'uomo s'era ritratto senza parlare, contentandosi di continuare a guardarlo col pi idiota degli stupori impresso sulla faccia.
Fred si era gettato allora nel cortile e aveva afferrato per il petto il caporale di scuderia, accorso al clamore della sua irruzione.
 Perch i cavalli non sono al paddog? Che cosa fate voialtri, branco di abbruttiti?
Qualche altro garzone si avvicinava e gli allievi fantini, cogli stivaloni e i frustini, mostravano i musetti scimmieschi dall'alto della passerella dei locali accessori.
 Ma... ma...  aveva potuto finalmente balbettare il caporale, terrorizzato dalla furia epilettica dell'allenatore.  Non lo sa che hanno ammazzato anche Clark O' Brian!?...
Fred aveva dato un ultimo scrollone al disgraziato per poco non mandandolo in terra; ma subito tutta la collera gli era crollata di colpo.
Il suo cervello aveva assorbito e decifrato il senso dell'annunzio: Clark O' Brian ucciso!
Ucciso anche lui, dopo Perry Hodburn!
E allora s'era dato a correre per il cortile, era entrato nel box della Vergine, aveva salito la scaletta, urtandosi contro la porta della camera del fantino, che era stata chiusa e suggellata dal giudice.
Aveva finito col trovarsi di nuovo nell'androne e poi nel suo ufficio, dove adesso sedeva, in preda a una specie di smarrimento sonnambulico.
Il poliziotto, lasciato di guardia nelle scuderie dal vice commissario Sani, il quale aveva sostituito De Vincenzi nelle prime indagini fatte alla mattina dal giudice istruttore  il commissario aveva la sua gatta da pelare al palazzo Verbena  avendo appreso dagli uomini chi fosse quell'energumeno e che cosa significasse freddracche, si credeva ora in dovere di rispettare il giustificato turbamento dell'allenatore.
Fred pensava alla Vergine. Una maledizione si stava abbattendo attorno alla cavalla! No, certo! Lui non l'avrebbe affidata a Clark O' Brian, per il Gran Premio... Il fantino era buono, ma non aveva alcuna delle doti necessarie a combattere una competizione d'importanza. Ma perch glielo avevano ucciso?
Quale pazzo furioso, assetato di sangue, s'era messo a vagare per San Siro, rivolgendo la sua rabbia sanguinaria contro la scuderia del barone?
A questa teoria del pazzo sanguinario, Drake ebbe uno strano sorriso, che sarebbe apparso sinistro a chi avesse potuto vederlo.
E qualcuno lo vide, infatti, poich proprio in quel momento la porta si apr e un omettino vestito di grigio tortora, tutto pulitino e assestatello, il cappello a meloncino sul cranio, entr e avanz con cautela, protendendo dinanzi a s il bastone dal manico arguto!
Il sorriso spar. Gli occhi di Drake fiammeggiarono di luci omicide.
L'omino doveva, per, sentirsi immunizzato perch raggiunse il tavolo e, quivi giunto, si tolse il cappello e fece un inchino.
 Buon giorno, mister Drake! Brucia la paglia, come l'esca! E i cadaveri si ammucchiano per le vie!...
L'allenatore taceva. Evidentemente, doveva mancargli il fiato. Tanta sicurezza lo sbalordiva.
 Tre defunti sono molti, nel giro di un giorno! Tre defunti, m'intendo, in una sola casata... ch i fantini e la governante portavano i colori del barone Verbena, no?
L'omino depose il cappello sul tavolo, and a prendersi una seggiola e sedette di fronte all'allenatore allibito.
 Ella si ricorda di me, mister Drake? Mi lusingo di s... Io sono Curti Bo'... in due parole: Curti... Bo'...
Bast questo per sgelare il silenzio di Fred.
 Oh! se mi ricordo di lei! Tanto me ne ricordo, che so di doverle qualche cosa... E adesso potr finalmente assestarle quella pedata nel di dietro, ch'ella si  abbondantemente guadagnata...
Inconsciamente, l'omino si agit sulla seggiola, quasi avesse voluto meglio sentirsi protetta la parte minacciata.
 Oh!  fece scandalizzato.  Lei mi amareggia, mister Drake! Realmente sconvolge il buon concetto che mi son fatto della sua intelligenza!... Un colpo di piede nel mio di dietro non farebbe risuscitare i trapassati e sopratutto non impedirebbe il trapasso a coloro che restano!... La morte violenta sta in agguato in ogni angolo, qui e al palazzo... Striscia sulle pareti... s'insinua tra gli interstizi....  nell'aria...  nella luce...
Fece un breve gargarismo per spezzare l'acuto a cui la sua voce era giunta e concluse, abbassandola sino al soffio cavernoso:
 ...Nella luce delle candele, sopratutto!...
L'altro lo aveva ascoltato col volto chiuso, duro; non molto piacevole a guardarsi, del resto, il volto di Fred Drake in quel momento. Gli occhi lo illuminavano sinistramente, sotto le ciglia cespugliose, cos folte e dense, che sembravano essersi unite e che gli tagliavano nettamente la fronte sormontata da quel suo berretto alla marinara con la nappa rossa dal resto della faccia convulsamente livida.
L'inquietante atteggiamento dell'allenatore dovette colpire anche l'omino, che strinse il bastone dalla parte del puntale, come a farsene clava, e cominci ad agitarsi sulla seggiola, pronto a fuggire.
 Perch lei  tornato qui?  chiese con voce fredda, tagliente, Fred Drake.
 Andiamo, via!... Ma la ragione  elementare! Non c' stato, forse, stanotte un altro assassinio?
 Lei s'interessa agli assassinii, eh?  un poliziotto dilettante, lei?... O un amatore di sensazioni violente?... Oppure semplicemente un maledetto ficcanaso a cui io far passare la voglia di occuparsi di quel che non lo riguarda?
L'omino sent sempre pi avvicinarsi la minaccia e il pericolo. La voce e gli occhi dell'inglese dicevano chiaramente che non scherzava e che avrebbe volentieri aggiunto un cadavere alla serie di quelli gi pronti per Musocco.
Che brutto carattere, perdio! Chi avrebbe potuto supporre una simile reazione in quell'educatore di nobili animali? Certo tutti quei delitti dovevano aver tristamente influito sul suo sistema nervoso!
 Lei si trova da molto tempo in Italia, mister Drake? La domanda fu fatta con voce cortese, piena di soavit. L'allenatore dalla sorpresa ebbe un sussulto. Quelle parole, tanto innocenti quanto imprevedibili, lo avevano letteralmente fulminato.
L'omino comprese di aver guadagnato un punto. Si trattava di non perdere terreno nuovamente.
 Ha sentito il temporale di questa notte? Una vera bufera!...  cos che accadono le peggiori catastrofi. I fiumi straripano, i tetti crollano, i massi si scardinano dalle montagne e formano le valanghe. Dove si trovava lei, mister Drake, all'ora del temporale?
Era troppo. Fred Drake balz.
 Razza di cretino, lei si sta prendendo gioco di me?!
Curti Bo' non si fece cogliere di sorpresa. Un salto e fu fuori campo. L'allenatore, che si era proiettato per afferrarlo, rimase con la pancia e il petto sul tavolo, le mani tese verso la seggiola, ch'era schizzata lontana assieme all'amino. Questi, che gi da quando aveva cominciato a preoccuparsi dell'atteggiamento assunto dal suo interlocutore aveva ripreso dal tavolo il proprio cappello, se lo mise sul capo con un gesto pieno di fierezza.
 Adesso lei esagera, caro signore! E ha torto! Avrei voluto farle qualche proposta vantaggiosa per lei. Ma oramai pi nulla!... Marameo!
E, portata la mano al naso, accompagn la parola schernitrice con il gesto. Quindi gir sui tacchi e si avvi, petto sporgente, spalle aperte, verso la porta.
Drake non riusciva a raddrizzarsi. Gli occhi gli schizzavano dall'orbita. Ma che specie di pazzo era mai quello?
Curti Bo' usc nell'androne e, quando ebbe sbattuta la porta dietro di s, tir un breve sospiro di sollievo: sapeva perfettamente di averla scampata bella.
Per darsi un contegno davanti al poliziotto, che s'era messo ad osservarlo, cominci a zufolare la sua aria preferita, quella del naufrago in mezzo al mar; ma non appena ebbe traversato lo spiazzo e si fu messo per la stradetta, fra le siepi, lo zufolio gli mor sulle labbra.
 Ah!  cos, dunque!... Ho fatto bene a venir fin qui gi... C' del nuovo... oh! se c' del nuovo... Occorre affrettarsi...
Infatti, sul piazzale dell'Ippodromo, per affrettarsi, disdegn il tranvai e prese un tassi.
Una volta seduto, per, fosse la visione immediata del tassametro, sospir e, toltosi il cappello, si gratt la nuca:
 Questa storia minaccia d'inghiottire tutte le mie economie!... Se Dio guardi, l'Imperatore non si fa cogliere, dovr trascorrere la mia vecchiaia, chiedendo la carit sui gradini d'un sacro tempio!...

 CAPITOLO 21. SOTTINTESI.

Fu soltanto alle dodici circa, dopo essere entrato nel palazzo alle tre del mattino, che De Vincenzi ne usc.
Aveva trascorso quelle nove ore in una tensione di nervi e di spirito, che lo aveva spossato. Le scale del palazzo coi quadri a sorpresa... i corridoi popolati di ombre e di figure allucinanti... Sul pavimento della camera il cadavere di Virginia Carey, cos esile, gracile... fragile, nel suo abito grigio luminoso, come la spoglia argentea di una larva... L'affannoso agitarsi suo e degli agenti per le soffitte, alla ricerca di un assassino introvabile, la cui presenza minacciosa era dovunque, immanente come incubo...
Il ricordo di quelle ore gli martellava il cervello.
Di Verit nessuna traccia, nessuna possibilit di supporne ragionevolmente la sorte. San Fedele aveva avvertito tutti i commissariati, la sorveglianza alle stazioni era stata subito disposta, i connotati della ragazza correvano lungo i fili telefonici e telegrafici.
Che fosse stata uccisa, come lo era stata Virginia Carey, era possibile e, dato il ritmo e la tragicit degli avvenimenti, probabile; ma non nel palazzo o altrimenti il suo cadavere doveva esser stato trasportato altrove, il che non era agevole da ammettere.
Certo, invece, l'assassino si era impadronito di Verit e l'aveva condotta chi sa dove, per poi tornare a uccidere la vecchia...
Ma qual era, giusto Cielo!, la ragione di tutto questo?
Un simile desiderio di sterminio non poteva essere giustificato che dalla pazzia o da una sete di vendetta davvero inumana!
Se realmente era il morto di trent'anni addietro che si vendicava, perch non aveva ucciso il barone, senza infierire a quel modo contro tutti coloro che lo circondavano e che in un certo senso gli appartenevano?
Quale nesso immaginare e ammettere che potesse esistere fra l'assassinio di Hodburn e di O' Brian, quello di Virginia Carey e la scomparsa di Verit? N Virginia, n Verit avevano avuto nulla a che fare con la goletta tragica a ogni modo. E neppure i due fantini, troppo giovani entrambi... Oh! allora?
Le ultime ore di permanenza al palazzo, De Vincenzi le aveva impiegate nelle pratiche consuete a ogni inchiesta. Erano venuti il medico, il giudice istruttore, gli uomini dell'Obitorio. Il cadavere era stato portato via. Verbali, rapporti, sopraluoghi, interrogatorii.
Non ne era uscito nulla di nuovo.
Il barone aveva continuato nel suo atteggiamento di sarcastico disprezzo. Solo la scomparsa di sua figlia sembrava agisse su di lui, sino a farlo vibrare visibilmente. Ma erano moti passeggeri, ch'egli subito reprimeva. Appariva chiaro a ogni modo che di quella scomparsa egli non sapeva darsi ragione e che da essa prevedeva i peggiori pericoli.
Matthew Scott non si era rimesso dal malore, che gli aveva tolto la favella. Il forte choc nervoso, aveva concluso il dottore, doveva paralizzarlo. De Vincenzi inclinava a credere che il vecchio simulasse per non essere costretto a parlare.
Pi che mai in lui prendeva corpo la convinzione che la ragione di tutto quanto accadeva dovesse ricercarsi nel lontano passato del barone e di Matteo e forse nell'incendio della Vergine...
Usc lentamente dal portone, assorto in quei suoi pensieri, e non vide l'omino dall'abito tortora e dal bastone col manico di corno.
Ma Vladimiro Curti Bo' vide lui che usciva e mand un respiro di sollievo: finalmente!
Attese che il commissario fosse scomparso in fondo a via Caserotte, verso San Fedele, e poi abbandon la colonna dietro cui si teneva nascosto e mosse con franchezza verso il portone sormontato dalle cariatidi.
Zufolava a quel suo modo basso e dolce e faceva girare il bastone fra le dita della destra. Uno zerbinotto che si avviasse a un incontro galante, sembrava. E infatti del maturo e impenitente donnaiolo, il piccolo Curti Bo' aveva tutta l'apparenza.
Varc la soglia e, senza degnar neppure di uno sguardo la portineria, imbocc lo scalone. Sul primo pianerottolo, un agente sbarrava il passaggio. Lo sbarrava, s'intende, per modo di dire, ch l'omino aveva dinanzi a s quanto spazio voleva per passare.
E pass, infatti, sorridendo all'agente che lo fissava perplesso e lasciando cadere con noncuranza:
 Oh! ci mancava questo! Un delitto in estate  doppiamente atroce!
 Ebbene?  fece l'uomo, quando se lo vide al fianco, che continuava a salire. 
 Il giudice istruttore, lui, se la cava! Manda me a redigere i verbali!
E, crollando la testa, Vladimiro aggred coi suoi passettini la seconda rampa.
Dopo quell'incontro, tutto and liscio sino al salotto, che precedeva lo studio del barone. Qui l'omino fu fermato  e fermato, questa volta, con decisione  da un altro agente. Ma lui era preparato anche a questo. Come non pensare che De Vincenzi avesse preso le sue precauzioni e avesse messo una guardia a ogni punto nevralgico del palazzo?
 Dove va, lei? 
Vladimiro si tolse il cappello e and a deporlo assieme al bastone sopra un piccolo tavolo. Poi torn verso l'agente. Si fregava lentamente le mani e un sorriso pieno di mistero e anche un pochino di fatuit gli aleggiava sulle labbra. A un tratto, per, il sorriso spar e lui si volse a dare un'occhiata al copricapo. Ah! che dolore separarsi da un cos fedele amico!... Poteva anche darsi che non lo avesse riveduto mai pi! E sarebbe stato il secondo che perdeva in ventiquattr'ore! Sospir e riprese a camminare verso l'agente, che lo fissava a occhi spalancati.
 Dove va, lei?
 Zitto!...  fece l'omino, portando il dito alle labbra.  Non gridi tanto! Quella porta  chiusa; ma si pu benissimo sentire attraverso una porta chiusa... Vuole che il barone sappia chi sono, prima ancora che io abbia potuto esaminarlo?... Dica, vuole questo?
 Esaminarlo? 
Il tono di severit assunto da Vladimiro aveva impressionato l'agente, che adesso parlava a voce bassa.
 Gi! esaminarlo! Come diavolo vuole che possa fare il mio rapporto all'egregio De Vincenzi, se non esamino il soggetto?
 Ah!  il commissario De Vincenzi, che la manda?
 Naturalmente! Oh! chi vuole che sia?
E si diresse verso la porta dello studio. Quando fu con la mano sulla maniglia, si volse:
  un soggetto quieto, almeno?  chiese con apprensione.
L'agente si strinse nelle spalle e dovette fare uno sforzo per non ridergli in faccia. Ma chi diavolo era quell'esserino pauroso? Il commissario lo aveva mandato a compiere un esame! Impedirgli di entrare? Sarebbe stato assumersi una responsabilit inutile. Si limit a chiedere:
 Ma lei chi , insomma?
Vladimiro, senza allontanarsi dalla porta, si sollev sui tacchi e fiss l'agente con ineffabile stupore:
 Non mi conosce?... Gabinetto Scientifico!
E, voltatosi, gir la maniglia e apr. Entr quasi di balzo nello studio e richiuse la porta dietro di s.
L'agente torn ad adagiarsi in una poltrona.
Vladimiro esplor tutto lo studio con una sola occhiata. Si teneva addossato ai battenti, con la destra nella tasca della giacca.
Lo studio era vuoto. La porta di fondo spalancata. Il barone doveva trovarsi nella sua camera o nel bagno.
L'omino riprese fiato. Si sentiva come un pugile pronto all'attacco, che non trovi pi l'avversario davanti a s. Ricondurre a posto i propri muscoli lanciati a vuoto non  un esercizio piacevole. E qualcuno afferma che sia debilitante. Sopratutto poi se i muscoli, come nel caso di Curti Bo', sono i nervi.
Adesso, strisciava lungo la parete, si avvicinava alla porta della camera da letto. Dal momento che gli era stato risparmiato il primo urto allo scoperto, poteva mutar piano. Cogliere il barone di sorpresa gli avrebbe procurato qualche vantaggio.
All'altezza del tavolo, di fianco al Cristo d'argento che lo sovrastava dallo zoccolo, si ferm un istante ad osservare. I cassetti del tavolo erano aperti. Parte delle carte che contenevano stavano ora divise e ordinate sul piano lucido. Un pacchetto di lettere era legato con un nastro nero.
L'omino ebbe un sorriso. Ricominci ad avanzare verso la porta, muovendo i suoi passettini cautelosi sul tappeto soffice. Doveva sentir la mancanza del bastone lasciato nel salotto, perch agitava la destra, facendo girare a vuoto l'indice e il medio.
Si ferm ad ascoltare; ma dalla stanza vicina non veniva alcun rumore. Quando se ne fu assicurato, fece una smorfia e mosse pi rapidamente verso la porta.
Stava per raggiungerla e si vide dinanzi il barone. Era comparso sulla soglia silenzioso e di colpo. Spianava una piccola rivoltella nera dinanzi a s. Ma la vista dell'omino dovette sorprenderlo, perch mand un leggero grido e abbass il braccio.
 Voi!
 Chi altri aspettava, signor barone?
Anche a Vladimiro la sorpresa aveva procurato un sussulto; ma adesso si sentiva pi sicuro, ch il timore di non trovar nessuno in quelle camere lo aveva sconvolto.
 Maledetto cretino!
C'era soltanto rabbia e dispetto nella voce. Il barone guardava l'intruso come avrebbe guardato un accattone insistente e fastidioso. A un tratto, un bagliore gli si accese negli occhi e fece un passo verso di lui.
 Ma insomma!... Chi siete, voi? E che cosa realmente volete da me?
Lo fissava, scrutandolo. Vladimiro sorrise.
 No, no... Completamente fuori di strada!... Non c'entro nulla, io, con tutta questa ridda di cadaveri!... Se ci sedessimo e parlassimo un poco tranquillamente? Sono venuto per questo!
Per tutta risposta, il barone avanz ancora e lo afferr per un braccio, scuotendolo con violenza.
 Una buona dose di legnate, ecco che cosa sono pronto a darvi! Cos imparerete a occuparvi dei fatti degli altri!
E lo trascinava verso la porta del salotto.
L'omino si fece malmenare per qualche istante, poi ag con rapidit. Spar due calci all'indietro negli stinchi del barone e si liber dalla presa. Con una piroetta si trov di fronte a Verbena.
 Imbecille! E le banche svizzere? Crede che la storia sia finita? La teosofia non serve a niente, se mi ci metto io!
Riprese fiato e si rassett irosamente la giacca scomposta e quella sua cravatta cremisina.
Di sotto in su guardava il barone, che alle su parole si era fatto livido.
  contento, adesso?... Le banche svizzere, sicuro!...  questo soltanto che mi interessa!... Ne vuole di pi?... Senza contare che, forse, io solo posso salvarle la pelle!... Chi ha ammazzato i due fantini e la governante sa da che parte muoversi per popolare i cimiteri e io non darei due soldi della sua vita!
Il barone tremava.
 Ma chi siete?  balbett.
 Ecco! Adesso, s'incomincia a ragionare...
Vide due poltrone accanto alla finestra e and a sedere in una di esse.
 Venga qui, discorreremo con calma...
Ma il barone non fece in tempo a muoversi, ch nel salotto si sent lo scoppio di una voce incollerita.
 Che sciocchezze sono queste!... Al diavolo la consegna e la polizia! Io sono l'allenatore e ho bisogno di parlare immediatamente col barone...
Allora Verbena assist a quanto di pi strano avrebbe potuto immaginare.
L'omino, quasi con un sol balzo, dalla poltrona gli schizz accanto e gli soffi:
 Non dica per nessuna ragione ch'io sono qui!... Pensi ai denari svizzeri!... Segreto per segreto!
E di nuovo salt fino alla porta del salotto e si cacci dietro la tenda pesante.
Giusto a tempo: il battente si apr e Fred Drake entr deciso, dirigendosi verso Verbena.
 Hanno ammazzato anche Clark O' Brian!...  orribile?... La storia comincia a diventare troppo lugubre... Non ho nessuna intenzione di servire anche io da vittima! Sono venuto a dirvi che me ne vado!
Parlava con voce vibrante, in inglese, e non si era tolto il berretto dal capo.
Verbena lo guard qualche istante, senza rispondere. Poi lentamente and a sedere al tavolo. Lo sguardo gli si era fatto atono. Egli sembrava oramai insensibile a quanto accadeva.
 Avete capito? Evidentemente, c' qualcuno che non vuole che la Vergine corra... Per quanto il metodo impiegato mi sembri troppo tragico, per credere che questo qualcuno voglia soltanto impedire la vittoria del cavallo... Ci deve essere qualche altra cosa sotto; ma io non ho nessuna voglia di conoscere a mie spese le intenzioni dell'assassino... E me ne vado. Questa sera stessa torner in Inghilterra!
Il barone lo fissava sempre. Volse un istante gli occhi alla tenda dietro cui si era nascosto l'omino, poi disse lentamente:
 Drake... Verit  scomparsa...
 Che cosa?!...
Aveva quasi gridato. 
 Da ieri sera mia figlia  scomparsa... Forse, hanno ucciso anche lei! Non  con la Vergine che l'hanno...  con me!...
Un lungo silenzio segu.
Fred Drake taceva, mordendosi i baffi. Con le palpebre semichiuse, le ciglia corrugate, fissava il barone.
 Drake, perch avete voluto chiamare Vergine la cavalla?
La domanda era stata fatta a voce bassa, rauca, carica di significato.
Rispose una breve risata stridente.
 Che c'entra?
Poi con grande candore:
  un nome!... Non darete adesso la colpa di tutto quello che accade ad un nome!...
  un nome che porta sventura, Drake!
 Perch?
Un altro silenzio.
Poi il barone si alz.
  vero!... Voi non potete sapere...
 Che cosa?  la voce di Drake s'era fatta aggressiva.  Che cosa?... Se mi diceste una buona volta...
Si era avvicinato al tavolo e fissava il barone negli occhi, con intensit.
L'altro alz le spalle.
 Volete che vi dica quel che non so?... Non vi ho detto che Verit  scomparsa?... Se avessi potuto prevederlo!...
Fece qualche passo per la camera. Poi si volse.
 Allora... ve ne andate?... Sapete che non  possibile. La polizia non lo permetter. Fino a quando non abbiano arrestato l'assassino, nessuno di noi potr andarsene!...  meglio che affrontiamo la situazione cos com'... Cercate un altro fantino... fate correre la... la Vergine...  tutto quello che possiamo fare!...
 Credete?
Si diresse verso la porta.
 Ci penser. Ma vorrei ancora parlare con voi, stasera... Verrete alle scuderie?
 S, Drake, verr.
L'allenatore usc.
Il barone attese di averlo sentito traversare il salotto, poi corse al tavolo, frug nel cassetto, riun alcuni fogli, prese il pacchetto delle lettere, fece per avviarsi nella camera da letto.
Un pensiero improvviso lo ferm. Lasci tutto sul tavolo e si diresse alla tenda.
La sollev e mand una sorda bestemmia. L'omino era scomparso.

 CAPITOLO 22. COINCIDENZE.

Nella citt, le pendole, gli orologi, le sveglie, i cronometri, i rari cuc segnarono, sia pure con qualche minuto di differenza la ventiquattresima ora del giorno.
La domenica 13 giugno era trascorsa.
Le lettere del morto di trent'anni addietro avevano mentito. Il barone Verbena del Santo viveva ancora. Tre cadaveri riposavano dentro le casse di piombo chiusi nel frigorifero dell'Obitorio a 12 centigradi sotto zero; ma non il suo.
Tre corpi senza pi vita, visibili, tangibili, che non erano un mistero anche se racchiudevano il terribile mistero della morte e l'altro assai meno pauroso della ragione e della causa materiale che li aveva fatti trapassare.
Ma un quarto corpo si era volatizzato.
La scomparsa di Verit rimaneva inspiegabile.
Questo era il mistero.
E poi se ne addensavano altri. Minori, forse. Ma insistenti, fastidiosi. Che ronzavano come mosche azzurre attorno ai tre cadaveri.
L'onnipresenza saltabeccante dell'omino dall'abito tortora e dalla cravatta cremisina era uno di questi.
De Vincenzi, chiuso nella sua squallida stanza di San Fedele, col paralume della lampada tutto abbassato, non vedendo dinanzi a s che il cerchio vivido della luce sul tavolo, pensava appunto all'omino, pi che agli altri.
Forse, colui avrebbe potuto dargli la chiave dell'enigma.
Lui stesso era un enigma, in ogni modo.
Se almeno avesse potuto ricordare dove lo aveva incontrato, prima che a Trenno, quel giorno che passeggiava su per i muri!
Quel giorno? Il giorno prima. S, il sabato. E la domenica era chiusa e cominciava col luned un'altra settimana.
De Vincenzi prese una matita e cominci a scrivere sopra un foglio:
Perch hanno ucciso Perry Hodburn?
Perch hanno ucciso Clark O' Brian?
Perch hanno ucciso Virginia Carey?
Perch Fred Drake ha chiamato Vergine la cavalla?
Perch si son trovate tracce di una candela?
Perch Verit  scomparsa?
Il gioco dei perch!
Poi sarebbe venuto quello dei come.
Avrebbe potuto far anche quello dei quando.
Quando avrebbero ucciso il barone Verbena del Santo?
S'era fermato con la matita in mano. La pos. Prese il ricevitore del telefono.
 Chiamami il palazzo Verbena.
Il barone aveva chiuso la valigia. Una piccola valigia di cuoio giallo. Aveva girato la chiavetta nelle serrature e se la stava mettendo nel taschino.
In quel momento le due sfere della pendola sul caminetto si sovrapposero e segnarono le 12. Poich la pendola cominci a battere i colpi, egli si volse a guardarla.
Sorrise. Ma era un po' una smorfia quel sorriso.
Fece qualche passo per lo studio. Si ferm davanti al Cristo d'avorio.
No! Non doveva pensare al passato. Non c'era alcuna ragione ch'egli pensasse al passato. Tre persone erano state uccise nello spazio di due giorni. Ma questo era il presente.
Avrebbe voluto sopprimere anche il presente; ma non poteva. Non poteva, perch Verit era scomparsa. Era soltanto scomparsa. Se Verit non fosse scomparsa  anco se fosse morta  egli avrebbe potuto partire, lasciando il passato dietro di s, per sempre. Lo aveva fatto un'altra volta: era partito e man mano che si era allontanato aveva sentito spezzarsi i legami e se stesso diventare libero. Spazio e tempo. Egli li aveva sempre concepiti materiali. Un tratto di mondo da percorrere. Un tratto di ore, allineate, da far cadere, una dopo l'altra, come i numeretti d'un segnalatore, che abbattuti divengono neri, scompaiono. Tic... tic... tic... e le ore muoiono.
Sogghign alla parola. I morti non tornano. Le anime non sopravvivono al corpo. Cos le ore. Una volta trascorse, non ritornano. Perch dovrebbe rimanere il ricordo di esse?
Guard la valigia.
Ebbene, anche se Verit era scomparsa, anche se ella poteva ricomparire, sarebbe partito.
Aveva preparato questa sua partenza da mesi e mesi. Era il 13 giugno che aveva fissato. Le lettere non dicevano forse che il 13 giugno si compivano i trent'anni? Tutti avrebbero creduto che la vendetta lo avesse raggiunto... Quale vendetta?
Rise, questa volta; ma la risata gli si spezz in un singhiozzo.
Strinse i pugni.
Matthew Scott era caduto schiantato come una femminuccia!
Avevano ucciso Virginia Carey nella sua camera, mentre anche lei si preparava a fuggire...
Questa uccisione della vecchia non la capiva. Cos la scomparsa di Verit. Per questo aveva fatto trascorrere la domenica, senza mettere in atto il suo proposito.
Avrebbe voluto che Verit fosse tornata. Non arrischiava forse tutto, lasciando dietro di s sua figlia?
Era l'unica che sapeva!
L'unica?
Il volto contratto, lo sguardo duro, le labbra serrate fino a scomparire e a segnare da una guancia all'altra una linea diritta come un taglio, il barone guard la tenda pesante, che copriva la porta di comunicazione col salotto.
L'omuncolo! Le banche svizzere. Chi era quella specie di nano e come poteva sapere?... Certo una imprudenza di Swan! La prima volta non gli si era forse presentato come inviato dall'Imperatore?
Bestemmi a bassa voce, fra i denti, e fece qualche passo agitato per la stanza.
In quel momento il telefono trill.
Verbena ebbe un sussulto e fiss qualche istante l'apparecchio, sul piccolo tavolo, nell'angolo, prima di comprendere che cosa significasse quel suono. Finalmente, si avvicin al telefono e afferr il ricevitore.
 Sono io!... Ma no!... Assolutamente nulla...
 ...
 ...Se lei proprio lo vuole!... Ma le faccio osservare che  passata la mezzanotte...
 ...
 Rimandiamo il colloquio a domattina... Quel che  avvenuto la notte scorsa ha messo a dura prova i miei nervi...
 ...
 Oh, appunto per ci! Occorre ritrovare Verit. Commissario!
 ...
 Naturalmente! S, lo immaginavo e la ringrazio... Quattro uomini, ha detto? Oh! non credo che tenteranno nulla contro di me... almeno questa notte!...
 ...
 Pi che mai, commissario... Sia certo che non do alcuna importanza a quelle lettere!...
Rise nel microfono e depose il ricevitore.
Bestemmi ancora.
Quattro uomini sorvegliavano la casa!
Se almeno Matthew Scott avesse avuto la forza di aiutarlo... Ma no!... Era impossibile partire in quelle condizioni...
La sua fuga avrebbe avuto il solo effetto di farlo arrestare alla frontiera. E allora...
Riprese a camminare. Parlava da solo a voce alta. Ogni suo periodo era punteggiato da una bestemmia o da una parolaccia, genere gangster. Quando si dimenticava, il barone ritrovava il gergo di Cisco e delle isole.
And al tavolo e premette il bottone di un campanello. Poi sollev il dito e attese qualche secondo per premere di nuovo, a intermittenza.
Il suono trill in alto, al secondo piano, nella camera di Matteo.
Il vecchio doveva attendere quel segnale, perch stava seduto sul letto.
Al primo trillo si drizz sulle gambe, che lo reggevano malamente. Si accomod la parrucca rossigna, tirandosela dietro le orecchie e alla fronte.
Quando cammin, sembrava ubriaco. Ma gi nel corridoio si sentiva pi solido e procedeva diritto. Era ancora tutto vestito di nero. Durante il suo malore nessuno aveva pensato a svestirlo e lui meno degli altri. Era troppo occupato a non parlare.
Il barone lo lasci qualche minuto in piedi in mezzo allo studio. L'aveva guardato e si era rimesso ad agitarsi su e gi, come una belva in gabbia.
Il vecchio fin col mettersi a sedere.
 Hai incontrato qualcuno per le scale?
Matteo fece di no con la testa.
 Ci sono quattro agenti a sorvegliare il palazzo! Hanno paura che uccidano anche me!
E sogghign. Il vecchio ebbe un brivido.
 Anche tu hai paura!
Il volto di Matteo era cadaverico. La parrucca gli stava di traverso.
 Ma non possiamo andarcene! Adesso,  impossibile. L'ho detto anche a Fred Drake...
 Come?!  aveva sussultato. 
 Non sono un cretino e non bevo!...
L'idea del bere lo fece pensare al guardaportone.
 Che fa Antonio?
 Io sono rimasto sempre nella mia camera...
 Gi. Lo avranno interrogato... Avr detto che eri stato tu a farlo bere...
Alz le spalle.
 A Fred Drake ho consigliato di far correre la Vergine domenica... Dopo il Gran Premio pu darsi ci lascino un po' di respiro... In ogni modo ce ne andremo...
 Miss Verit?... E perch Virginia?... Chi?... Chi?...  aveva la voce tremante.
 Se lo sapessi?...  rugg il barone.
Ricominci a passeggiare.
Vide la valigetta gialla e and a prenderla. La cassaforte era contro la parete di fondo, in un mobile di mogano. Ve la rinchiuse. Lo scatto secco dello sportello diede un altro sussulto a Matteo.
 Non c' da far altro che aspettare...
S'era seduto al tavolo. Tamburellava con le dita sul legno.
 C' da fare anche un'altra cosa... Se Drake trova un fantino che valga Hodburn, la... cavalla partir a un quarto e le quote degli altri saranno alte...
Si lisci il pizzetto grigio e si pass la mano sulle guance e sulla fronte. Appariva calmo, adesso. L'idea che aveva avuta gli sorrideva.
Matteo mormor:
 Bisogna arrivarci vivi a domenica!...
Ma il barone aveva preso un foglio di carta e aveva cominciato ad allineare cifre.

 CAPITOLO 23. NOTTURNINO.

Da Fulgenzio l'una di notte poteva dirsi l'ora del gran lavoro.
Il locale era pieno come un uovo. E ancora la trita similitudine non rendeva la realt. I consumatori notturni straripavano dalle porte sul marciapiede dove i tavoli erano tutti occupati, sotto le lampade a palloncino gialle e rosse.
Tutto attorno una doppia fila di auto e di tassi. Anche qualche carrozzella preistorica, col brumista in berretto a visiera e naso fiorito.
Dentro, la gente beveva e mangiava. Qualcuno si muoveva tenendo il piatto degli spaghetti sotto il mento.
Nella seconda sala funzionavano i biliardini a buche, coi premi da lotteria di beneficenza.
Una fanciulletta trentenne, oltraggiosamente dipinta, spingeva le palle verso i giocatori e contava i punti delle buche. Aveva il naso incredibilmente sottile e lungo e gli occhi di velluto.
I giovanotti coi pantaloni larghi e la giacca attillata alle anche si mescolavano alle donnine dalle sottane strette, corte al ginocchio o spaccate ai lati.
I clienti di Fulgenzio erano nottivaghi e ognuno per suo conto faceva macchia.
Il quadro era ricco di toni accesi e d'imprevisto. Poteva recar la firma di Zuloaga.
Talvolta, l'irruzione del pattuglione, che arrivava silenzioso sulle biciclette o col rumore a scoppi del camion, turbava quell'atmosfera fumosa, carica, del vapore pesante delle marmitte che bollivano sotto l'occhio dei clienti, sorvegliate da una matrona dalla carne bianca e gelatinosa, che sembrava uscita anche lei ancora umida da una di quelle marmitte.
Quella notte, alla una, Vladimiro entr da Fulgenzio.
L'omino fendette la ressa, tenendo il bastone davanti a s.
Coloro che lo notavano, rimanevano con la bocca aperta e gli occhi spalancati a contemplare il fenomeno. A qualcuno la sorpresa faceva andare tutto per traverso. Le donne prima mandavano un oh! e poi si passavano le palme sulle anche, e sull'alto delle cosce, quasi si preparassero a prenderlo tra le mani per avvicinarselo al viso e guardarselo meglio.
Lui passava diritto, col cappello all'indietro, il volto da faina che sorrideva, gli occhietti lucidi.
Arriv al banco e ordin con voce acuta un caff. Poi cambi idea e chiese un marsalino. Mentre il cameriere stava per versarglielo, gli ferm la bottiglia con la punta del bastone e volle un'amarena al frutto. Gli si era fatto attorno un cerchio. Nella sala le conversazioni si erano arrestate.
L'omino sorbiva con delizia il liquido violaceo. Quando il bicchiere fu vuoto, si fece saltare in bocca le ciliegine. Sembrava non veder nessuno attorno a s e non sarebbe stato pi calmo e indifferente, se si fosse trovato solo nel locale.
Un paio di giovanotti appoggiati al banco della cassa chiesero alla padrona se lo conosceva. Ridevano e motteggiavano a voce bassa. La donna si tolse dalla sua immobilit d'idolo, agit la testa aureolata da una corona di riccioli neri, corrug le ciglia diritte e sottili, strinse le labbra rosse. Poi picchi con le dita inanellate sul banco. Aveva una testa da statua greca ed era di una bellezza matura e possente.
  un cavaliere  disse una voce stranamente arrochita, che non sembrava sua, una voce volgare, mentre lei era di una nobilt da museo.  Dev'essere impiegato al Municipio...
Vladimiro aveva finito di succhiare le ciliegine e s'era messo a lanciare gli ossi in aria. Lo faceva con gravit da diplomatico.
 Quello l  uscito in permesso da Mombello!  fece un giovanotto.
  un numero del Luna Park...  trill una donna.  Vedrete che adesso si produce e poi fa il giro col piattino...
Un individuo alto e grosso, che fino allora non aveva fatto che mangiar wursten, si allontan dalle marmitte e avanz diritto verso l'omino. Aveva il volto tondo, col naso a pallottola troppo piccolo e le guance che sembravano gonfiate per burla.
 Mi scusi! Lei porta una cravatta davvero straordinaria!... Nessun altro la porta come la sua! ...Perch lo fa?
C'era molta seriet nella voce dell'individuo e una grande cortesia.
Vladimiro si volse, come morso da un aspide.
Attorno la gente teneva il fiato. Lo spettacolo era di quelli che si pagano.
 E perch non dovrei farlo?  grid l'omino con un acuto da soprano.
 Oh! le ragioni per non farlo sono infinite...  rispose con gravit il giovanottone, facendosi ancor pi serio, quasi discutesse un problema vitale.  Mentre io non ne vedo una sola per portarla...
Vladimiro si tocc il nodo della cravatta cremisina, come se avesse voluto assicurarsi che c'era sempre.
 Una pennellata di colore...  mormor con compiacenza.  Pu servire a rompere la monotonia della vita...
Trasse una moneta dal taschino e and a deporla sul banco, davanti all'idolo. Poi si volse al giovanotto.
 A chi veglia tutto si rivela!... Buona notte!
 Un momento!  fece l'altro, mettendoglisi accanto.  Non vuol dirmelo il perch di codesta sua stranezza?...
Uscirono assieme; l'omino avanti e il giovanotto che scostava le persone, per stargli al fianco.
Tutti li guardavano, non sapendo come sarebbe andata a finire. Anche il giovanottone doveva essere un po' tocco o aveva bevuto. Li videro scendere dal marciapiede e avviarsi in mezzo al quadrivio.
Vladimiro attese d'esser lontano dalla gente e poi sussurr:
 Hai trovato?
 Era facile!... Bastava non perdere la filatura... Via Guercino...  la prima traversa a destra di via Bramante... numero 22... C' un cancello e poi un cortile...  una casetta bassa... 
L'omino si tocc il cappello e fece:
 A rivederla! 
Poi si allontan rapido, agitando il bastone per far segno a un tassi che passava. Salt nella macchina, che ripart in direzione di Corso Buenos Ayres.
Il giovanottone torn sorridendo verso il caff e, senza rispondere alle domande dei curiosi, riprese a mangiar wursten.
L'oscurit di via Guercino era rotta da tre lampade a filamento di carbone, che mandavano una luce rossa.
A mezza via, sulla destra, la linea delle case si spezzava. O, per essere precisi, essa continuava con un muricciolo basso, che reggeva un'inferriata. In mezzo il cancelletto per entrare. Si vedeva qualche metro di vuoto e poi una casetta a due piani, che a quel modo si teneva dietro le altre, quasi avesse voluto nascondersi.
L'omino tent il cancello. Era chiuso, ma vide che ad aprirlo bastava cacciar la mano tra i ferri e far girare la maniglia interna. Fu precisamente quello che fece. Il cancelletto si apr senza molto rumore. Arrugginito, ma non troppo.
Il cortiletto, lungo in larghezza e stretto in profondit, aveva un tappeto di erbacce, che coprivano le pietre.
Tre gradini conducevano al portoncino.
Tutte le finestre chiuse e senza luce.
L'omino si ferm. Contempl la facciata. Si volse a guardare la strada. Deserta, certo, e lo sarebbe stata fino all'alba. Ma c'era poco da fare... A meno che... Per un rischio, era un rischio!... Un proiettile di rivoltella  di difficile digestione. Anche una coltellata in pieno petto o tra le scapole. Di solito uno rimane dove si trova e vengono gli altri a portarlo via. Ma questa, in fondo, poteva esser la ragione per la quale l'abitatore della casetta ci avrebbe pensato due volte prima di spedirlo al Creatore. Un cadavere  anche di un metro e cinquanta come il suo   sempre ingombrante.
Vladimiro, ricevuta l'indicazione dal suo informatore, si era precipitato fin l, senza un programma ben chiaro. Avrebbe veduto e si sarebbe regolato. Adesso si rendeva conto che c'era ben poco da vedere.
Da via Bramante vennero i canti di una compagnia di avvinazzati, che avevano celebrato la domenica. Le voci roche si perdettero gi per la piazza Lega Lombarda, verso l'Arena.
Fu di nuovo il silenzio.
L'omino non s'era mosso. Sembrava inchiodato alla terra. Soltanto il capo gli girava lentamente dalla facciata al cancello e dal cancello alla facciata.
L'orologio della chiesa di via Giannone batt due colpi. Allora, egli si scosse. Pass il bastone di mano e con la destra libera si aggiust il cappello sulla fronte. Poi rec la mano alla tasca posteriore dei pantaloni e avanz diritto verso la porta della casetta.
Sal i tre gradini e avvicin gli occhi alla serratura. L'esame lo dovette soddisfare, perch emise un leggero tortoreggiamento gorgogliante. Quindi estrasse la mano dalla tasca e con essa un mazzetto di grimaldelli. Non ne prov che due e col terzo fece scattare la molla. La porta si apr.
Entr con un saltino rapido e spinse il battente dietro di s, accostandolo, in modo che dal di fuori la porta sembrasse chiusa.
Si trovava nell'oscurit e vi rimase per qualche istante.
Respirava rapido, cercando di soffocare il rumore. Il cuore gli batteva a martello.
 la paura! disse dentro di s. Si pu essere coraggiosi e aver paura...
Cominci a contare: uno, due, tre... Sapeva che quella ginnastica riesce quasi sempre a mettere al passo il cervello. Arriv fino a sessanta. Il cuore gli batteva pi lentamente. Soltanto, lui sudava. Il caldo l dentro era asfissiante.
Accese la lampadina che aveva estratta dalla tasca della giacca. L'ispezione fu rapida. Vide un ingresso quadrato, con pochi mobili e davanti a s la scala stretta. Spense la lampadina e, nell'oscurit, procedette a una curiosa operazione. Per compierla s'era seduto in terra e si era tolto il cappello.
Quando si rialz, chi avesse potuto vederlo lo avrebbe preso per un curioso animale vestito da uomo. Il volto gli era diventato una specie di muso cilindriforme.
In realt, egli non aveva fatto che mettersi una maschera antigas.
Non sar con la candela che tu riuscirai a farmela! pensava. Dentro la maschera rideva, sentenziando: dove manca l'inganno, finisce il danno!
Accese di nuovo la lampadina e cominci a salire la scala. Si muoveva con sicurezza, senza far rumore, leggero e veloce.
Nel corridoio del primo piano trov tre porte chiuse. La scala riprendeva a qualche metro di distanza, in senso inverso, per salire al secondo piano.
Vattelapesca! Era nel soliloquio muto, tanto eloquente e colorito, quanto lo era nel suo eloquio abituale. E, sempre mentalmente, sospir. Che fatica guadagnarsi di che vivere in vecchiaia!
Si avvicin, una dopo l'altra, alle tre porte, ascoltando a ognuna con l'orecchio contro il legno. Non sent nulla. Il battito del proprio cuore e null'altro. Se ci fosse stato qualcuno, in quelle camere, se ne sarebbe percepito per lo meno il respiro.
Adesso, si trattava di salire al secondo piano.
Il chiodo penetra! A levarlo ti voglio!
Ma fece con eguale rapidit la seconda rampa. 
Anche qui tre porte. La casa era quale la sua facciata faceva immaginare: piccola e simmetrica.
Alla seconda porta, sent un respiro. Forte, regolare, pesante.
 un uomo. Soltanto un uomo maturo e di complessione robusta dormendo respira a questo modo.
Pass alla terza porta. Qui la respirazione che udiva era intermittente. Debole e stranamente simile a un lamento, in certi momenti; si faceva poi affrettata, ansimante, spezzata.
Si sollev. Con la lampadina rivolta verso la serratura, guard attentamente. La chiave si trovava nella toppa, all'esterno. Si tolse un foglio di carta dalla tasca e lo pass di taglio nell'interstizio. Il foglio prima pot scorrere e poi si ferm, trattenuto da un impedimento. La serratura era chiusa a chiave.
Lodevole precauzione. Ma egli teme soltanto che la persona che c' dentro possa fuggire. Non pensa neppure che possano venire dal di fuori a liberarla.
Si allontan dalla porta. Rifece il corridoio, ridiscese le due rampe.
Pi nulla da fare qui, per ora! Meglio tagliar la corda e di corsa. Intanto si toglieva la maschera. 
Richiuse la porta d'ingresso col grimaldello. Cos nessuna traccia della mia visitina.
Travers il cortiletto dalle male erbe e si trov fuori del cancello. 
Quando volt per via Bramante, prese a zufolare la sua aria favorita. O capitan, c' un uomo in mezzo al mare!...
Si trattava appunto d'impedire che il naufrago, fosse costretto a bere tutta l'acqua!
Compito severo, concluse, compito maledettamente severo!

 CAPITOLO 24. Cy H.

Il guardaportone azzurro e oro stava di nuovo al suo posto, sotto la protezione delle sei cariatidi monumentali.
Era mattina.
Egli aveva strappato irosamente il foglio del grande calendario appeso alla parete della portineria, dietro il tavolo. Due notti e un giorno perduti a dormire! Aveva guardato sul foglio l'enorme 13 rosso. Tutte le domeniche di quel calendario avevano il numero in rosso. Adesso, si vedeva un 14 nero. Luned. Ancora cinque numeri neri da strappare, prima di arrivare a un altro numero rosso.
Antonio aveva i baffi dignitosamente arricciati; ma i suoi occhi erano gonfi e torbidi. Non si smaltisce facilmente una buona dose di sonnifero. Lui credeva ancora per che fosse stato il vino bianco di Matteo a fargli quell'effetto. Doveva averne bevuto almeno un fiasco!
Che cosa gli avrebbe detto il padrone? Purch si fosse limitato soltanto a dire!
L'Isotta-Fraschini carrozzata a spider comparve dal fondo della piazza e venne a fermarsi davanti al portone.
L'autista fece un cenno di saluto.
Antonio s'era sentito mancare.
 A quest'ora?! 
 Mi ha telefonato di venir subito...
Il barone usciva alle otto del mattino!
Attese che comparisse col cuore in gola. Adesso s, che la tempesta sarebbe scoppiata! Covare una sbornia per trentasei ore!
Ma il barone travers l'atrio e sal in auto, senza guardarlo neppure.
 A Trenno  ordin.
L'auto scomparve.
Antonio mand un sospiro di sollievo.
I due agenti inviati da De Vincenzi a sorvegliare il palazzo  avevano dato il cambio ai quattro della notte  guardarono la macchina allontanarsi e si consultarono con agitazione.
 Cicc! famme 'o piacere, si chisto esce int'automobili, dimme tu comme facimme nuie a farle 'a surveglianza?!
Era impossibile, infatti, che potessero fargli 'a surveglianza, seguendo l'auto a piedi.
Dalla scuderia di Trenno il cadavere del secondo fantino se ne era andato in lettiga, con gli onori del fischio della sirena, come il primo.
Le due camerette avevano le porte sulla passerella chiuse e suggellate.
Gli uomini di scuderia e i fantini erano tornati ad accudire alle mansioni abituali.
Soltanto, ancora un po' sconvolti, quando traversavano il primo cortile, evitavano di guardare in alto, verso i locali accessori. In loro era lo spavento che la serie dei morti continuasse e che ognuno d'essi fosse marcato con un numero d'ordine.
Alle sette avevano veduto arrivare Fred Drake. Straordinario! Da che lo conoscevano era la prima volta che si mostrava a quell'ora. Neppure nelle giornate di gran premio!
In compenso aveva un umore esecrabile. Gli ordini avevano esploso come schioppettate. Pulizia a tutti i boxes! Verifica del frumento, dell'avena e della biada! E alle 10 in punto i cavalli al paddock! La Vergine aveva bisogno di una settimana bene impiegata, se doveva correre il Gran Premio. Avrebbe assistito lui al lavoro!
Poi si era rinchiuso nel suo ufficio, a cui naturalmente nessuno aveva osato avvicinarsi.
Recidivo nell'insonnia, Curti Bo' salt dal letto all'alba. Col suo pigiamino scozzese, dove tutti i colori dell'iride s'eran dati convegno, egli prima di procedere alla toletta, rimase lungamente alla finestra, a guardare il quadrivio.
Quando si tolse dalla contemplazione meditativa, concluse a voce alta:
 Giornata carica! Oggi il mio passivo aumenter!...
E sedette al tavolo ad allineare cifre sul quadernino delle spese quotidiane.
Sospirava. Chiuse il quaderno e si alz. Erano quasi le otto. Occorreva far presto.
Il suo pensiero ebbe una deviazione e l'omino sorrise.
 Simpatico commissario! Meriterebbe che io andassi da lui e gli dicessi: eccomi qui! sono pronto a raccontarle molte cose e anche a dirle dove potrebbe trovare miss Verity... S, lui lo meriterebbe, ma io non lo far!  troppo presto. Mi rovinerei. Sarebbe la miseria pi nera per Vladimiro Curti Bo'...
Cominci le abluzioni e i massaggi. Ma quando si gett a terra per le flessioni, ridusse i movimenti appena a diciotto: il tempo incalzava.
Per andare da casa sua a via Andrea del Sarto, non prese alcun mezzo di locomozione. Camminava veloce, con quella sua cadenza ritmata al ragtime, come se si accompagnasse all'aria di un fox trott.
Il caldo era gi soffocante, alle nove del mattino, ma lui sembrava non sentirlo.
Giunse davanti all'Istituto Farmacologico, e fece quasi di corsa i pochi gradini. La porta a vetri si apr, l'infermiere lo condusse, attraverso il giardino e la terrazza, nei corridoi del padiglione. Il professore lo ricevette con un grugnito.
 Lei?!
Era alto, magro, curvo alle spalle a cagione della sua altezza eccessiva, che il camice bianco interminabile rendeva ancor pi apparente.
Vladimiro, quando gli fu vicino, sembr una bertuccia, che stesse per dar la scalata a un palo.
 Io, di nuovo! Mi perdoni...
Si guardava attorno. Vide un tavolo e una seggiola. Salt prima sulla seggiola, poi sul tavolo e fu all'altezza del volto del professore.
 Cos,  meglio, no? Siamo allo stesso piano!
Il professore sorrise.
L'omino s'era levato il cappello.
 Che cosa vuole, insomma?
 Ricorda la mia visita di ieri?
 Crede che sia facile dimenticarsi di lei?
 Ma io accennavo allo scopo della mia visita...
 Vada avanti!...
 Ieri io le parlai di C10H14N2...
 Ricordo...
 E di C17H25NO3...
 Ebbene?
 Lei mi escluse che, mescolati alla cera, potessero riuscire letali o per lo meno letargici, quando la cera si fosse consumata per combustione...
 Ma sicuro! N la nicotina, n l'atropina...
Vladimiro sollev le mani e con esse bastone e cappello.
 Crede che io voglia e possa discutere con lei di tali questioni! Lei  il Vangelo in fatto di veleni e io non sono n ateo... n imbecille!... Siamo d'accordo: il mio quesito non reggeva... Ma, adesso, gliene pongo un altro. Se alla cera di una candela fosse stato mescolato in fortissima dose il Cy H?
Il professore ebbe un sussulto.
 Ma vuol spiegarmi... 
 Mi perdoni! Pu darsi che io voglia commettere un omicidio con tale mezzo... e, in tal caso, lei sar il primo a rivelare questo nostro colloquio e a farmi arrestare e condannare...
Sorrise.
 Dovranno mettere tutti scelti tiratori nel plotone di esecuzione, tanto il bersaglio  piccolo!... Ma fin quando io non abbia dato corpo al mio progetto, non c' materia di condanna, le pare? E neppure di timore per suo conto!... Io mi istruisco... Farmi una coltura tossicologica  sempre stato il mio sogno... Sia cortese e mi aiuti! Le pare che con il Cy H mescolato alla cera si possa far prima cadere in letargo un uomo e poi ucciderlo?
Il professore rimase per qualche istante a fissare l'omuncolo ritto sul tavolo. Poi alz le spalle e si diresse a una scansia. Prese un grosso volume rilegato e lo depose davanti a s, sulla tavoletta della scansia. Lo apr; lo sfogli; lesse scorrendo un paio di pagine.
Poi si volse.
 S,  possibile!... L'inalazione dei vapori dell'acido prussico produce fenomeni gravissimi, spesso mortali...  a uno di questi terribili accidenti che viene attribuita la morte del celebre chimico Schele...  Avvicin il libro agli occhi e lesse:  Nel caso osservato da Regnault si trattava di uno studente che fu in punto di morte per aver respirato dei vapori, che sfuggivano da un vaso in cui era stato preparato acido prussico. Questo giovane rest parecchie ore in un coma quasi assoluto...
L'omino si cacci il cappello in testa e batt le mani.
 Coma assoluto?... Insensibilit!... Apparenza di morte!... Grazie, professore.
Con un solo salto, senza valersi della seggiola, balz a terra.
  quel che mi occorre?... Grazie!
Rapido, si avvicin al professore, afferr il volume che questi aveva tra le mani e ne lesse il titolo impresso sul dorso.
 Tardieu... tude medico-legale sur l'empoisonnement... Bene!... A rivederla! 
Il professore continuava a guardare alla porta e gi da qualche minuto Vladimiro Curti Bo' era scomparso.

 CAPITOLO 25. CORRUZIONE.

Il direttore del Piccolo Credito prese il biglietto di visita, che gli porgeva il commesso e lesse il nome: Vladimiro Curti Bo'.
Fece un gesto d'indifferenza e restitu il biglietto al commesso.
 Fatelo ricevere dal cavalier Bianchini...
 Ha insistito per esser ricevuto da lei, commendatore... Dice che non vuol parlare con altri!... 
 Ma perch?... Non sono forse libero di ricevere soltanto chi voglio? Andate!
Il commesso si avvi alla porta. Ma non l'aveva raggiunta che essa si apr. L'omino da lui lasciato in anticamera avanzava sorridente, il cappello duro stretto contro il petto, il bastone dal manico di osso sotto il braccio.
 Chiedo scusa?... Ho immaginato ch'ella volesse vedermi, prima di ricevermi... Nulla meglio di un esame diretto pu consentire il giudizio esatto... Eccomi qui...
Il direttore era un uomo tutto nervi, dalla folta capigliatura grigia sempre scomposta, dallo sguardo vacillante dietro gli occhiali d'oro.
Al vedersi comparire davanti a quel modo un intruso fu preso da un accesso di collera furibonda. Si alz in piedi di balzo e con le mani puntate sul tavolo volle gridare tutta la sua indignazione; ma riusc ad emettere soltanto qualche suono inarticolato e poi fu preso da un violento accesso di tosse. Rosso in volto, con gli occhi pieni di lacrime, si scuoteva a sussulti, tenendosi la gola con la mano.
 Presto! Un bicchier d'acqua!... Si muova, lei!
Vladimiro investiva il commesso, che era rimasto interdetto, vera immagine della perplessit.
 Ma non vede che soffoca!... Attacchi di tal genere sono pericolosissimi!
Vide una bottiglia d'acqua e un bicchiere sopra un tavolo, dietro la scrivania del direttore, e si precipit a riempire il bicchiere. Si avvicin all'uomo che tossiva e che era ricaduto a sedere e gli batt la mano sulla schiena.
 Beva! Beva!... A piccoli sorsi... Cos...
Il direttore bevve, sembr calmarsi, si tolse gli occhiali e si asciug gli occhi col fazzoletto. Ansava sempre.
 Ora  passato!... constat con soddisfazione Vladimiro e, preso il bicchiere vuoto dalla scrivania, and a riportarlo al suo posto.
Tranquillamente, torn indietro e sedette di fronte al direttore.
 Tosse nervosa!... Nulla di grave... Anche i bambini vanno facilmente soggetti a simili attacchi... Mia madre mi diceva: guarda in alto!
Aveva deposto il cappello e il bastone sopra una altra seggiola, accanto a s. Guardava il direttore che a poco a poco si rimetteva, riprendeva a respirare regolarmente, e con piccoli cenni del capo approvava.
 Ecco!... Tutto  passato... Oh! non si preoccupi di me! Parleremo quando lei vorr....
Si volse e vide il commesso sempre fermo in mezzo alla stanza. Lo fulmin con una occhiata.
 Non c' bisogno di altro!
Il commesso, in preda a uno stupore senza limiti, retrocesse fino alla porta e poi scomparve.
Il direttore s'era rimesso gli occhiali. Mand un gran sospiro e poi contempl l'omino, come se lo avesse veduto soltanto allora. Gli occhi gli si spalancarono. Batt un pugno sul tavolo.
 Ma perdio!
 No!... Vuol farsi prendere da un altro accesso?...
 Insomma! Ha una bella faccia tosta, lei! Mi vuol dire chi  e che cosa vuole?
 Son qui per questo!... Mi chiamo Curti Bo'... in due parole: Curti Bo'... Non le hanno dato il mio biglietto? E in quanto a volere, io non desidero che una informazione... Ma  di grande importanza... delicatissima... di quelle che in una banca possono dare soltanto i direttori... Lei, cio!
 Ah, s? E lei crede che io sia disposto...
La mano di Vladimiro si lev, per interromperlo.
 Aspetti!... Mi ascolti... Io credo appunto che lei sar disposto a farlo, quando avr dato un'occhiata a questo foglio...
Trasse dalla tasca interna della giacca un foglio di grande formato, piegato in quattro, e lo tese aperto dinanzi agli occhi del direttore. Questi lo afferr e si mise a leggerlo. A mano a mano che andava avanti nella lettura, sul suo volto l'irritazione lasciava il posto a una concentrazione preoccupata.
Terminato che ebbe, lo rilesse. Quindi lentamente lo ripieg e lo porse all'omino.
 Ebbene? Che cosa vuol sapere? 
 Lei ha letto il nome... Ha depositi nella sua banca, quel signore, vero?
L'altro non disse n di s, n di no. Aspettava.
 Proprio cos!... Io ho bisogno di conoscere i prelievi fatti in questi ultimi tempi... diciamo da sei mesi a questa parte... gli eventuali versamenti compiuti, ma dubito che ve ne siano stati... Tutto il movimento, insomma, del deposito intestato a quel nome... con le date...
 Null'altro?  fece il direttore sarcasticamente.
 Compito ingrato!  sospir Vladimiro.  Intendo dire il mio...
 E se io le chiedessi un'ordinanza del giudice, per fornirle tali informazioni assolutamente segrete?
 Oh certo! Lei potrebbe chiedermela!... Ma mi farebbe perdere un tempo prezioso... tanto pi prezioso per quanto le sue informazioni potrebbero giungermi a uomo morto! Capisce? A uomo morto!
 Non capisco che cosa voglia dire!  esclam il direttore, con molta dignit.
Aveva ritrovato tutta la sua freddezza e un'ombra di malignit vendicativa gli brillava nello sguardo.
 C' una tragedia in corso... Cerchi di capirmi... Una tragedia di quelle di un tempo con un paio di morti a ogni atto... Pu darsi che uno di tali morti sia proprio quella persona nominata nel foglio che lei ha letto... se io non arrivo in tempo... Vede che non le canto la canzoncina del dover civile... il dovere che ogni cittadino ha di contribuire alla tutela dell'erario... e non le suono neppure l'arietta del sentimento... 
 Comincio a credere che lei sia pazzo! Il caldo pu anche fare questo effetto!
Per la prima volta l'omino apparve interdetto.
 Dunque, lei non  disposto a...
 Io sono disposto soltanto a farla gettare fuori della banca, se lei non se ne va all'istante...  e tese la mano verso i bottoni dei campanelli.
Vladimiro discese dalla seggiola. Afferr il cappello e il bastone e fece qualche passo verso la porta.
Si ferm di colpo e si volse.
 Lei ha un pessimo carattere per fare il direttore di banca. Atroce carattere e nessuna intelligenza. La compiango!
E usc, senza aspettare che il direttore gli offrisse lo spettacolo di un altro dei suoi attacchi di tosse. Ma il direttore stava invece fregandosi le mani e mormorava con gioia feroce:  Figurati se aiuto il fisco, io!
Curti Bo' fece i corridoi, camminando diritto, il cappello a raggiera sul cranio, il bastone in manovra con la sinistra. Non volse un solo sguardo ai commessi, disdegn l'ascensore, che un lift tutto bianco gli indicava, e infil lo scalone, tenendosi proprio in mezzo alla guida rossa, soffice come un praticello erboso.
Lo scalone sbucava nella grande sala degli sportelli. Quando vi si trov, Vladimiro, invece di camminare verso l'uscita, si confuse con la folla affaccendata. Cerc lo sportello dei conti correnti, lo scrut attentamente.
Attese di vederlo libero e poi si avvicin. L'impiegato, un giovane biondo col volto coperto di lentiggini, dovette cacciare la testa attraverso lo sportello, per parlargli.
 Desidererei fare un deposito...
 Saggio divisamento!  fece il biondo, che era filosofo e che sopratutto nel caso specifico non riusciva a prendere sul serio quello strano cliente.
 Desidererei depositare duemila lire... 
 Meglio ancora. Ma non pu dirsi un grosso conto corrente quello che lei vuole aprire...
 Non voglio aprire un conto corrente, io...
 Oh! Allora? Se  un deposito vincolato...
 Neppure.
 E che cosa, dunque?
 Voglio soltanto abbandonare duemila lire nelle sue mani.
 Nelle mie mani?!
 Ma s...
Parlava a bassa voce, cos piano, che la testa bionda doveva sporgersi e chinarsi sempre di pi, per comprendere le parole.
 Non capisco! Si spieghi. 
 Non mi posso spiegare, parlandole qui. Tra poco verr gente...
Un lampo di comprensione pass nelle pupille dell'impiegato. Egli sorrise con grazia.
 Bene... Bene, caro signore... 
 No! Non dica: bene, caro signore... Io non sono pazzo!
Mise la mano nella tasca e ne trasse il portafogli. Da esso estirp con gesto rapido due fogli da mille.
 Questo  il denaro.
Il biondo aveva sgranato gli occhi.
 Quando ho detto abbandonare, intendevo donare... Io dono a lei questi due biglietti azzurri con la sicurezza di non rivederli mai pi...
 Ma che dice?! 
 Non faccio che annunciarle un fatto molto piacevole per lei... Qui, per, non  possibile parlare...  Si rimise nella tasca della giacca il portafogli e fece sparire in quella dei pantaloni le duemila lire.  Io so di essere riuscito a interessarla... a destare la sua curiosit... Sono certo che non si dimenticher di me... Mi chiamo Vladimiro Curti Bo'... in due parole: Curti Bo'... Lei uscir dalla Banca alle dodici e mezzo... Alle dodici e tre quarti io mi trover nel caff qui di fronte... L'aspetter e le dar le duemila lire... Non manchi!...
Abbass ancor di pi la voce, sino al sussurro.
 Mi occorre un'informazione e sono pronto a pagargliela la somma folle di duemila lire...
Si allontan dallo sportello e si perdette fra la gente.

 CAPITOLO 26. IMPERATORE.

Swan - Gland - Venez - Rosenkreutz.
Scott - 4242 - F. T. - Milano Aujourd'hui lundi pourquoi venir? Dangereux - Swan.
Swan - Gland - Je vous attend - Rosenkreutz.
* * * *
Questa volta l'omino non parlava tra s, non si passava la mano sul cranio e non sorrideva.
 Perch hanno ucciso Virginia Carey?
Erano le otto di sera e Vladimiro, fermo sul portone di casa sua, guardava perplesso il crepuscolo farsi di fuoco dietro i tetti delle case, verso porta Venezia. Il quadrivio era pieno di movimento. Dalle panchine dei viali sciamavano bimbi, balie e governanti.
Certo, egli sapeva che era l'ora del pasto serotino e che tra poco avrebbe dovuto sedere al suo tavolo consueto, nella trattoria toscana di piazzale Bacone, dove era solito andare da pi di tre anni, da quando cio era stato scacciato, per colpa del piccone demolitore, da quell'altra trattoria, toscana anch'essa, di via Tre Alberghi. Vero  che da quando si era dato alla sorveglianza del barone Verbena del Santo, gli era capitato assai spesso di non aver pi orario dei pasti e del sonno e non gli era ignoto che avrebbe potuto saltare quel pasto e nutrirsi poi di spaghetti e salsicce, alle due di notte, da Fulgenzio.
Ma le abitudini sono abitudini e Vladimiro adesso, se non si passava la mano sul cranio non parlava tra s e non sorrideva, pensava. Con velocit. E con disordine. Il suo pensiero saltabeccava farnetico.
Il pi intelligente criminale pu qualche volta commettere gli atti pi stupidi... Egli lo fa, perch  intellettualmente incapace di comprendere la psicologia degli esseri normali che lo circondano...  assolutamente certo che l'assassino di Perry Hodburn, di Clark O' Brian e di Virginia Carey finir col commettere un atto stupido, che lo perder... Ma quando? Non ho tempo di attendere, io!... Per me si tratta di non permettere che mi mandino ad patres il barone, prima che lo abbia pescato con la mano nel sacco... Gi! e il sacco lo tiene l'Imperatore!... E l'Imperatore non torna che gioved... e oggi siamo ancora a luned....
Il volto gli si illumin e Vladimiro saltell sulla soglia del portoncino.
E se l'assassino fosse proprio il barone?... In fondo nulla mi dimostra che miss Verity sia tenuta prigioniera... Un'evasione davanti al pericolo... E la vecchia  stata assassinata... Oh! perbacco, questo  il punto cruciale... Quando conoscer la ragione per la quale  stata uccisa Virginia Carey potr fare qualche seria comunicazione al mio amico commissario....
Guard l'orologio. Alle nove aveva appuntamento con l'impiegato lentigginoso, che s'era lasciato corrompere dalla vista dei due fogli azzurri. Gli avrebbe consegnato l'estratto conto della partita Verbena del Santo. Indispensabile per lui! La prova delle fughe del denaro con le date. Ogni data avrebbe dovuto corrispondere a un viaggio dell'Imperatore. La data, insomma, di molti venerd: Teodoro Timoteo Swan lasciava il palazzo del barone il venerd notte e partiva per la Svizzera il sabato mattina, alle sei o all'incirca alle sei. La colonia dei teosofi... La vita  universale ed  dovunque... La Volont... L'agglomerato di sozzure...
Vladimiro contempl un mucchio di foglie d'insalata e di verze, contro il marciapiede di fronte... Un mucchio di sozzure, quelle, che il mercato mattutino della frutta e verdura aveva rigurgitato dai banchi e aveva abbandonato, segno simbolico, all'attesa degli spazzini notturni, coi loro carrelli a coperchio e le pompe dai getti poderosi.
L'omino si scosse, agit il bastone davanti a s.
Bacco, baccone, baccaccio!... E quel suo trasporto clandestino di fogli da mille non  una sozzura?!... Ne ha di belle l'Imperatore....
Questa volta aveva parlato ad alta voce. Riprendeva le sue abitudini. E si diresse a passettini rapidi, facendo roteare il bastone, alla trattoria toscana, dove mangiava a sei lire, vino compreso, e dove, quella sera, non fece per nulla ammattire il cameriere con la scelta delle vivande e con l'enunciazione dei suoi proverbi.
Alle nove e venti minuti, in piazza della Scala, fermo sotto la luce bianca di una lampada ad arco, consultava con rapidit febbrile l'estratto conto. Le date corrispondevano. Aveva tra le mani una delle prove meglio convincenti per accusare il barone Verbena del Santo di imboscamento all'estero di qualcosa come dieci o quindici milioni.
Pieg il foglio e sospir.
 La mia vecchiaia  assicurata... forse! Dire, per, che per una volta che metto le mani sopra una frode all'erario che pu fruttarmi un premio di qualche decina di mila lire... mi trovo in mezzo a una ridda di cadaveri!
Era sceso dal salvagente e tagliava la piazza verso la Galleria. Dovette fare un salto da scimmia, per non essere travolto da un'auto. Aveva evitato la morte di misura. Per poco non andava a fare il cadavere anche lui!
Rimase immobile per qualche minuto. Poi il cuore torn a battergli. Imbocc la Galleria e and a sedere ai tavolini esterni di un caff.
Il suo cervello aveva ripreso a lavorare.
Ho pagato duemila lire questo foglio... duemila lire mie!... Vediamo di fare in modo che nessuno mi ammazzi il barone, prima che l'Imperatore sia tornato e prima che... Dovr lottare fino a gioved per lo meno... Ci riuscir?... E se l'Imperatore non tornasse neppure gioved?!... L'uomo dal pizzo grigio  astuto e la scomparsa di sua figlia pu indurlo a precipitare gli avvenimenti....
Ebbe un sussulto e quasi rovesci dal tavolino il vassoio con la chicchera del caff.
 Per Giove Pluvio!  Egli era classico nei ricordi, cos com'era puritano in morale.  Precipitare!... E se Swan tornasse prima?...
Gett una moneta da due lire sul vassoio, si alz e corse a precipizio verso la piazza. Poco dopo sedeva sul velluto di un tranvai, diretto alla stazione.
L'orario sui grandi quadri fu facile da consultare. C'era un diretto in arrivo da Domodossola alle 22 e 10 e un direttissimo alle 23 e 55.
Vladimiro si disse che entrambi avrebbero fatto al caso dell'Imperatore e and ad appostarsi al principio della banchina dinanzi a cui si sarebbe fermato il primo treno.
E rifletteva.
Questa  una storia, che va guardata dal suo punto giusto. Ma il diavolo mi porti, se io so quale mai possa essere il punto giusto!
Il volto dell'Imperatore era sempre fresco e roseo, un volto di bimbo, ma due rughe gli segnavano la fronte dalla radice del naso a quella dei capelli. Rivolto verso il barone, Swan lo fissava con quei suoi occhi glauchi, immensi, troppo chiari, che rispecchiavano adesso una concentrata e preoccupala attenzione.
 Perch vi ho fatto venire, Swan? Ma per la ragione molto semplice che non potevo esser io a venire da voi! Tutta quest'ira di Dio, che si  abbattuta su di me... attorno a me... ha richiamato l'attenzione della polizia...
 Ah!  fece il grosso uomo e un poco impallid. Il barone alz le spalle e tese la mano, per riordinare i fogli che aveva dinanzi.
 Nulla di grave, ancora...
 Che volete dire?  chiese con voce vibrante l'Imperatore.  Che volete dire?
 Quel che dico, Swan... Nessuno ancora sospetta di me... n di voi...
S'interruppe e una nube pass nei suoi occhi.
 Per lo meno, nessuno della polizia... Essi son tutti alla ricerca dell'assassino dei due fantini e della governante...
Il vecchio si alz. Aveva preso una delle sue pose sacerdotali e cominci con voce profonda.
 L'assassinio non  mai stato nei nostri patti, signor barone! Iddio non perdona agli assassini... Quando voi mi induceste ad aiutarvi e voleste...
Con un gesto rapido della mano, il barone lo fece tacere.
 Basta con le sciocchezze, Swan!... Basta, per dio!... Che credi, vecchio idiota, che sia stato io ad ammazzare tutta quella gente? E sia stato proprio io a far sparire mia figlia?... Che c'entra tutto questo con me e con te?... E sappi una volta per tutte, che io non ti ho indotto a nulla!... Vuoi che ti ricordi quel che eri e quel che facevi, quando t'ho conosciuto?!...
Aveva parlato con voce fredda, senza alcun accento di sdegno, ma con una leggera sfumatura di disprezzo. Quando tacque, continu a fissare Swan e aveva lampi di fredda crudelt negli occhi. Fece seguire un lungo silenzio, poi intim col suo tono consueto, tornando al voi:
 Sedete. 
L'Imperatore scroll il capo zazzeruto e sedette, tirandosi accuratamente le falde della palandrana sulle ginocchia.
 Perch vi ho fatto venire? Per parecchie ragioni. Prima di tutto i conti.
Diede un'occhiata ai fogli.
 Quanto avete depositato fino ad oggi al Crdit Municipal di Ginevra?
L'Imperatore trasse dalla tasca del petto un portafogli e da questo un cartoncino.
 Duecentoventicinquemila franchi svizzeri.
Il barone assent col capo.
  giusto. E alla Banca di Zurigo?
 Cinquecentosessantamila...
Swan dava un'occhiata al cartoncino prima di rispondere e le cifre che enunciava sembravano quelle di un bollettino di vittoria, tanto egli le pronunciava con enfasi.
Il barone depose il foglio.
 Quanto a Londra?
 Ventiduemila sterline...
 Avete le ricevute di tutti questi versamenti?
 Naturalmente  e il vecchio le estrasse dal portafogli e gliele porse.
Il barone le osserv attentamente, una a una.
 Fin qui tutto fila ottimamente, Swan... La colonia...  e un sorriso leggermente sardonico gli apparve sulle labbra  ...la colonia  sempre in ordine? Nulla che ne turbi la pacifica esistenza?
 Se  per chiedermi notizie della colonia che mi avete fatto anticipare il mio viaggio consueto, comincio a credere che non vi siate mai reso conto dei pericoli che io corro ad attraversare la frontiera!
 Correte qualche pericolo, Swan? Davvero?  e rise silenziosamente, con dolcezza.
L'altro lo guard stupefatto.
Il silenzio che segu fu rotto improvvisamente da un colpo secco di rivoltella, partito di dietro alle spalle del barone, dal fondo della camera.
L'Imperatore mand un lieve lamento e si afflosci sulla seggiola, scivolando lentamente a terra, dove giacque supino, enorme ventruto e tutto nero, tranne il volto illividito dalla morte e la zazzera bianca.
Il barone, balzato in piedi, guardava terrorizzato l'ombra dalla quale il colpo era partito.

 CAPITOLO 27. ROMPICAPI.

L'omino consult l'orologio. Le undici e mezzo. Da tre quarti d'ora l'Imperatore era entrato nel palazzo degli Omenoni. Arrivato col diretto delle 22 e 10, aveva preso un tassi. Non portava valigia, come non ne aveva mai portata del resto nei suoi viaggi a Milano, tutte le volte che Curti Bo' lo aveva veduto e pedinato.
Tre quarti d'ora non erano molti e non erano pochi. Segnavano uno spazio di tempo, che non significava nulla e che poteva prolungarsi fino alla mattina seguente. L'Imperatore, quando veniva a Milano, pernottava al palazzo. Vladimiro lo aveva scoperto facilmente e la prima volta che gli aveva parlato si era accompagnato a lui per la strada, alle quattro del mattino, dopo avergli fatto la posta tutta la notte davanti al portone di piazza Crispi. Ed erano finiti a sedere sulle ospitali seggiole di Fulgenzio. Questo era avvenuto proprio il giorno in cui avevano scoperto cadavere di Perry Hodburn, il primo cadavere della serie.
Adesso che lo aveva veduto arrivare, l'omino non era disposto a lasciar presa. Doveva riacciuffarlo all'uscita e seguirlo fino alla frontiera. Alla frontiera lo avrebbe fatto arrestare e il suo compito sarebbe terminato. La vecchiaia assicurata. Di tutti i cadaveri poteva infischiarsi, lui! Non era affar suo. Tutt'al pi avrebbe dato una mano all'ottimo De Vincenzi, mettendolo a parte di quanto aveva scoperto fino allora. Se lo meritava! Un simpatico commissario, quel De Vincenzi.
L'omino sospir e cambi spalla, ch la destra, appoggiata alla colonna, gli si era indolenzita. Una attesa ancora di ore e ore! Forse fino a mattina, dacch poteva darsi benissimo che l'Imperatore non ripartisse quella stessa notte.
Il portone del palazzo era chiuso e Vladimiro lo fissava. A un tratto, vide aprirsi il portello e uscirne Matteo. Il vecchio agitava le braccia e le mani come un forsennato e appena fuori si mise a correre verso piazza San Fedele. Non aveva cappello e la parrucca gli stava per sbieco sopra un orecchio.
 Oh! che diavolo  accaduto ancora?!
Si distacc dalla colonna e fece qualche passo verso il palazzo.
 Oh! Oh!  ripeteva. Si tocc la cravatta, agit il bastone.
Uno strano senso d'angoscia lo invadeva. Sentiva il presentimento della catastrofe.
Fendette l'aria col bastone, come per aprirsi un varco, e si lanci decisamente avanti.
Il portello era rimasto aperto e lui si trov nell'androne blandamente illuminato dalla luce rossigna del grande fanale appeso all'arco. Matteo doveva essere disceso a precipizio, perch non aveva neppure accesa la luce. Ma l'omino sembrava non aver pi esitazioni, ch cominci a salire, inoltrandosi sempre pi nel buio. Stava per raggiungere il primo pianerottolo, quando ebbe l'impressione di una presenza umana accanto a s. Rabbrivid e istintivamente alz il bastone. Si era immobilizzato. Lo tratteneva il pensiero che il buio fosse una protezione per lui e che, se avesse continuato a salire, al secondo pianerottolo avrebbe certamente trovato la luce. Per qualche istante rimase cos, trattenendo il fiato. Nulla attorno a lui si muoveva. Non il pi piccolo fruscio. Nulla. Doveva essersi sbagliato. Riprese animo e si mosse. Poi si ferm di nuovo: fiutava l'aria. Odore di tabacco. Forte e acre, mescolato al sentore di qualche acqua di Colonia o di lavanda. Un odore umano e maschile. Lo avrebbe giurato: un uomo era passato accanto a lui e adesso o aveva disceso le scale o forse si trovava ancora rincantucciato nell'oscurit, come lui immobile.
Ma non c'era nulla da fare. Certo, egli aveva in tasca la lampadina elettrica e avrebbe potuto rompere di colpo le tenebre e frugarle e scoprire colui che vi si nascondeva. Ma sarebbe stato un gioco pericoloso e per nulla affatto tale da giustificare il pericolo a cui si sarebbe esposto. Se quell'individuo voleva nascondersi, era certamente pronto a difendere in ogni modo il segreto della propria identit. Meglio non occuparsene. Tanto pi che ignorava ancora quel che avrebbe trovato in alto.
Il partito pi saggio, oramai, era di raggiungere al pi presto il primo piano. Se Matteo non c'era, avrebbe sicuramente trovato le cameriere, il barone, l'Imperatore, che aveva veduto entrare nel palazzo e che non ne era uscito.
Prese lo slancio e ricominci a salire. Trov l'altra rampa e vide in alto il chiarore della lampada di ferro battuto, contro il soffitto. Maledetto palazzo baronale. Tutte le luci sembravano fatte per la veglia ai morti.
Al primo piano non trov nessuno. Ma le porte delle sale erano aperte, d'infilata fino allo studio del barone e le lampade accese.
Avanz con decisione, rapido, saltellante, reso audace dall'assenza di ostacoli umani e pur sempre attanagliato da quell'angoscia, ad ogni istante pi forte e pi precisa.
Nello studio la catastrofe, infatti, lo attendeva.
L'Imperatore giaceva sul pavimento, lugubre macchia nera contro i colori vivaci del tappeto persiano, con le falde del suo robbone che ne ingrandivano il corpo, distese come le ali di un uccellaccio abbattuto. E in mezzo al petto una brutta macchia rossa e gli occhi glauchi aperti contro il soffitto.
Al di l del tavolo, immoto, il barone fissava il Cristo d'avorio e non sembrava essersi neppure avveduto dell'intruso, che adesso, dopo un primo sussulto di atterrito stupore, s'era tolto il cappello e si asciugava la fronte madida.
Vladimiro cercava di riflettere in fretta e non ci riusciva. Quella nuova tragedia voleva dire per lui la rovina irrimediabile. Una ridda di immagini gli danzava davanti agli occhi. E, tra un'immagine e l'altra, quei suoi due fogli da mille, ultimi spesi, che non avrebbe riveduti mai pi.
Ma perch mai quel maledetto barone aveva voluto uccidere il suo complice proprio in quel momento, quando lui stava per smascherarli tutti e due e raccogliere finalmente il giusto premio alle sue fatiche?!
 Perch ha fatto questo!  mormor con un lamento.  Perch lo ha fatto!
E intanto continuava ad asciugarsi il sudore freddo.
Il barone, sempre impietrito, non si muoveva.
Dallo scalone venne lo scalpiccio di gente che saliva e qualche voce. Certo, Matteo era andato ad avvertire la polizia.
L'omino si volse e attese. Che gliene importava, oramai di trovarsi faccia a faccia con De Vincenzi!? La sua impresa era fallita, irrimediabilmente; tanto valeva affrontare la situazione e rivelare la propria identit.
Diede un'occhiata al barone. Una forma di follia. senza dubbio! Un pazzo sanguinario. Ma no!... A uccidere i fantini e la vecchia non poteva esser stato lui. E perch no?... Ma per tante ragioni o altrimenti egli doveva ammettere d'essere un imbecille.
 E io non sono un imbecille!  disse forte, con enfasi, e s'inchin al commissario, che arrivava, seguito dagli agenti e da Matteo.
 I miei rispetti, cavaliere!
De Vincenzi gli si ferm dinanzi e scosse il capo con melanconica rassegnazione.
 Ma, insomma,  un destino che lei arrivi sempre al momento giusto! Non le sembra d'invadere un po' troppo il campo altrui, signor Curti Bo'?
L'omino saltell, agitando le mani.
 Lei sa chi sono!
 Naturalmente!... E non mi  stato difficile scoprirlo, sa? Anche se fino a ieri avrei pagato qualcosa, per poterla acciuffare e chiudere in guardina...
 Il saggio medita sette volte prima di agire!
 Ringrazi Iddio che la mia saggezza non me lo ha fatto credere l'assassino!... Tutto il suo modo di agire di questi giorni  stato tale da giustificare il suo arresto immediato...
Si chin a guardare il cadavere, poi si avvicin al barone.
 Chi  costui?
Il barone si scosse. Fiss il commissario e il suo sguardo fu quello di chi si sveglia da un sogno catalettico.
 Non era lui che volevano uccidere!... Il colpo era stato sparato contro di me...
 Da chi?
Una specie di smorfia dolorosa fu la risposta.
 Se lo sapessi!...
 Lei vuol dirmi che quest'uomo  stato ucciso davanti a lei e che lei ignora chi lo ha ucciso?
 Gi... Pazzesco, vero? Eppure,  la verit...
De Vincenzi tacque. Tutta quella storia era tanto incredibile che un nuovo enigma non poteva aumentargliene l'incredibilit.
 Chi  quest'uomo?
 Teodoro Timoteo Swan... Imperatore dei teosofi... capo della colonia di Gland, da me fondata e sovvenzionata...
 Ah!
E di nuovo la teosofia, la cabala, i Rosa Croce! De Vincenzi diede un'occhiata al Cristo d'avorio e a quello d'argento. Se almeno quei due Cristi aiutassero lui a non andare al manicomio!
Si volse di colpo, perch dietro le sue spalle l'omino parlava a voce alta.
 Gland!... Il cenobio gnostico si trovava a Gland!... Ero riuscito a saper tante cose e questa no!...
 Che dice, lei?
 Io?  e Curti Bo' sussult, interrotto a mezzo delle sue riflessioni.  Io dico che da quella parte non c' pi nulla da fare! I denari sono al sicuro.
De Vincenzi alz le spalle.
 Tutto questo per ora riguarda lei!
 Pur troppo!
L'omino si diresse verso il cadavere, gli gir attorno, si allontan verso il fondo della stanza.
 Dunque, lei afferma che quest'uomo  stato ucciso davanti ai suoi occhi e che lei non ha veduto l'assassino?
Il barone assent col capo.
 Io ero seduto qui... dinanzi al tavolo e Swan di fronte a me... Parlavamo... Egli mi rendeva conto dell'andamento della colonia di Gland... Era giunto questa sera dalla Svizzera appunto per informarmi... A un tratto, ho sentito risuonare un colpo di rivoltella dietro di me e ho veduto il povero Swan cadere dalla seggiola. Sono balzato in piedi e ho guardato verso il fondo della camera, laggi... di dove il colpo doveva essere partito... Nulla!... Non ho veduto che ombra... cos come lei pu vedere adesso, ch la luce  la medesima... 
De Vincenzi not che era accesa soltanto la lampada sul tavolo e che da essa si sprigionava un alone di luce circoscritto, s da illuminare appena il tavolo e un limitato spazio attorno ad esso. Tutto il resto della camera era nella penombra, che diveniva quasi tenebra negli angoli e verso il fondo.
 E lei non si  lanciato?
Il barone alz le mani.
 Non l'ho fatto. Non creda che abbia avuto paura. Di solito il coraggio non mi abbandona facilmente. Ma la fulmineit dell'attacco mi ha paralizzato... Di colpo ho sentito l'inutilit di combattere!... Lei deve ammettere che in tre giorni ne sono accaduti di fatti strani attorno a me!... Come lottare contro un destino di tal sorta?!... E poi, le ripeto, il proiettile doveva essermi riservato... e anche l'istinto di conservazione mi ha impedito di lanciarmi ciecamente contro la morte...
 Se avessero voluto uccidere lei... avrebbero potuto farlo tranquillamente, anche dopo aver sbagliato il primo colpo...
Segu un lungo silenzio. Gli agenti erano rimasti fuori della porta dello studio. Il barone stava sempre in piedi, accanto al Cristo. L'alone di luce abbracciava mezzo corpo dell'ucciso, illuminando in pieno il faccione illividito e gli occhi azzurri, fissi vitrei spaventosi.
L'omino era scomparso dentro l'ombra, che invadeva il fondo della stanza.
De Vincenzi dovette fare uno sforzo per vincere l'oppressione angosciosa, che lo aveva afferrato.
La reazione si manifest quasi con un grido.
 No! Non pu essere!
Si diresse alla porta, accanto a cui aveva veduto il commutatore elettrico. Gir la chiavetta e tutte le fiamme del grande lampadario splendettero. Le tenebre scomparvero di colpo e ogni angolo della camera apparve, vuoto.
Per primo De Vincenzi vide l'omino carponi sul tappeto, come se stesse cercando qualcosa in terra. Egli aveva rivolto la faccia verso il lampadario e batteva le palpebre. Poi la porta di fondo completamente mascherata dalle tende.
 Quella porta d nella sua stanza da letto, vero?
 S. E nel bagno. Non c' uscita da quella parte.
De Vincenzi lo sapeva. Si volse ai suoi uomini.
 Cruni v a frugare in quelle stanze.
Il maresciallo travers lo studio e tir la tenda. La porta era chiusa. Quando ebbe girato la maniglia, il battente si apr e Cruni entr nella camera.
 Che cosa cerca, lei?
Curti Bo' batteva sempre le palpebre.
 Di solito il bossolo cade assai vicino al luogo di dove il colpo  stato sparato...
 E lei lo cerca laggi?!
 La verit ha talvolta l'apparenza della menzogna, appunto perch sempre la menzogna si adopera ad avere quella della verit.
De Vincenzi alz le spalle e torn verso il barone.
 Secondo lei, dopo aver sparato il colpo, l'assassino si sarebbe liquefatto?...
Il barone fece un gesto d'indifferenza.
 Il colpo  partito di laggi...  e indic l'angolo nel quale l'omino cercava sempre.
 Lei non si  mosso di qui?
 No.
 Mi dica quel che  accaduto dal momento in cui quest'uomo... Come ha detto che si chiama?
 Swan... Teodoro Timoteo Swan...
 ...In cui Swan  caduto in terra... Mi dica tutto...
 C' poco da dire!... Io sono rimasto a fissare l'ombra... Attendevo un secondo colpo che abbattesse me... Non avevo la forza di fuggire e non avrei avuto quella di difendermi, se qualcuno mi avesse aggredito... Invece, nulla!... Nessuno  comparso... nessuno si  mosso... Nulla, le dico!... Pu non credermi, ma  la verit... A un tratto ho sentito aprirsi la porta che d nelle sale... quella per la quale lei  entrato... e ho veduto Matteo... Aveva sentito la denotazione ed era accorso... Gli ho detto soltanto: chiama la polizia! E lui  fuggito. Dal momento che lei si trova qui, ne arguisco che Matteo ha eseguito il mio ordine...
 E anche dopo la scomparsa di Matteo, lei non ha sentito nulla, visto nessuno?
 No.
De Vincenzi rimase perplesso qualche istante, poi si diresse ai tendaggi delle finestre, uno dopo l'altro li sollev. Nessuno. Gir per la stanza, batt sui muri.
 Ha trovato nulla, lei?
L'omino balz in piedi. Poi si chin di nuovo a raccogliere il cappello e il bastone, che aveva lasciati sul tappeto.
 Ho trovato questo...  e tese la mano con la palma aperta: sulla palma qualcosa di metallico brillava.
 Il bossolo!
 Naturalmente.
De Vincenzi trasecolava. Il racconto del barone, almeno in parte, era vero: il colpo era stato sparato dal fondo della stanza. Ma era possibile ammettere che lo sparatore si fosse volatizzato?
Cruni era riapparso sulla soglia.
 Nessuno, dottore!... Nella camera e nel bagno non c' anima viva!
La pazzia! Si ripeteva quanto era avvenuto la notte prima, quando avevano uccisa la governante!...
De Vincenzi cerc d'imporsi la calma. Soltanto col ragionamento avrebbe potuto trovare la spiegazione al nuovo mistero. Era pur riuscito a scoprire il passaggio segreto di cui si era servito l'assassino di Virginia Carey per fuggire. Questa volta, per, gli sembrava poco probabile che esistesse un passaggio segreto dalla stanza del barone alla strada. E perch no?
 Voialtri! Andate con Cruni e verificate tutti i muri di quelle camere... il pavimento... Vi autorizzo a fracassare i mobili, se  necessario...
I due agenti si lanciarono.
Nel quadro della porta non rimase che Matteo, pallido, immobile, con la parrucca rossigna per sghimbescio.
Il barone sorrise ironicamente e si lasci cadere sul suo seggiolone, davanti al tavolo.
L'omino contemplava con melanconia la porta della camera da letto, da cui veniva il rumore che facevano i tre uomini per cercare.
Si tolse il cappello e si pass la mano sul cranio.
Sembrava depresso. Come se il colpo ricevuto avesse cominciato soltanto allora a fargli effetto.
 Ebbene... tanto vale che io continui... Oramai!
 Che cosa dice, lei?
 Dico che non troveranno nulla!
 E perch ne  tanto sicuro?
 Perch anche in quell'angolo... l, dove ho raccolto il bossolo... c' odore di tabacco e di acqua di Colonia...
Il commissario lo fiss, scrutandolo.
 Che intende dire? Ancora il gioco della candela?!
L'altro si rimise il cappello.
 Lei ne sa pi di quel che vuoi far credere!
 Certo che ne so di pi!... Ma io non ho mai voluto farle credere nulla!
Fece qualche passo. Era agitato. Il bastone gli roteava fra le dita.
A un tratto ebbe un sussulto.
 Quattro cadaveri!
E si lanci verso la porta. Urt Matteo e pass.
De Vincenzi gli corse dietro fin nel salotto.
 Dove va, adesso?
 Venga con me, se vuole! Io spero di arrivare in tempo ad impedire che i cadaveri siano cinque... Correva sempre. Si volse per gridare:
 Ma se lei viene con me, lasci i suoi uomini a sorvegliare il barone. Ch altrimenti il numero dei cadaveri aumenter in ogni caso...
De Vincenzi fece qualche passo ancora per seguirlo, poi si ferm.
Torn in dietro e and a piantarsi di fronte al barone.
 Lei pensa ancora che quelle due lettere che mi mostr siano uno scherzo?
 Ma no!... Quelle lettere non sono uno scherzo!... Le ho fatte scrivere io... a me stesso. Esse avevano uno scopo. Adesso...
 Adesso?  ripet De Vincenzi, chinandosi a fissarlo negli occhi.
 Adesso, non ne hanno pi alcuno.

 CAPITOLO 28. CONFESSIONE.

L'omino in piazza Crispi, appena fuori dei portici. trov un tassi.
La corsa fino in via Guercino fu rapida.
Quando la macchina ebbe imboccato via Bramante, Vladimiro grid all'autista di fermare. Disceso, ebbe un momento di indecisione. Doveva lasciar libero il tassi o trattenerlo? Guard il tassametro e si affrett a pagare: la vista di quella macchina che girava al suono del suo denaro gli aveva dato una stretta al cuore.
Oramai, le spese che faceva erano tutte in perdita. E l'aiuto che avrebbe potuto dargli l'autista in caso di pericolo assai relativo. Sapeva bene che andava incontro a un rischio. Ma, rotta per rotta, voleva venirne a capo. Se non altro, avrebbe avuto l'orgoglio d'esser riuscito a spiegare il mistero di tutte quelle morti.
Quando si fu messo per via Guercino, pens alla candela. Accidenti! Non aveva con s la maschera per proteggersi e adesso sapeva che l'inalazione dei vapori di acido prussico produce fenomeni gravissimi, spesso mortali.
Si ferm. In fondo era pazzia pura esporsi a quel rischio. E perch poi? Salvare la ragazza poteva essere un encomiabile proposito; ma lui non avrebbe fatto il dover suo anche soltanto col rivelare al commissario quel che aveva scoperto fino allora, lasciando a costui l'onore e il pericolo di andarla a liberare?
L'esitazione fu breve.
 Sono un sentimentale!  mormor.  E non potr mai dominare gli impulsi del cuore...
Ma non era soltanto il cuore a spingerlo ed egli si rendeva conto di essere un curioso esemplare del genere umano.
Come la prima volta che era andato in via Guercino, anche adesso l'orologio della chiesa di via Giannone si mise a battere. Adesso per, sembrava non volersi fermar pi. Dodici colpi, poi una pausa, poi un altro colpo di suono fesso. La mezza del nuovo giorno.
 N di venere, n di marte...
Cos, era cominciato il marted. Ma neppure la superstizione del proverbio lo indusse a tornarsene in dietro. Avanzava, invece, sempre pi rapido. Ritrov il muricciolo e l'inferriata. Questa volta il cancello gli si present aperto. Qualcuno era rientrato da poco o era uscito dalla casa e si era dimenticato di chiuderlo, seppure non aveva avuto tanta fretta da non curarsene. Il particolare quadrava con la sua teoria. Ma l'omino non cercava indizi che la corroborassero. Oramai, il suo istinto di segugio aveva parlato e lui seguiva la pista a muso basso e a coda sollevata. Se sbagliava, si sarebbe rotto il muso contro un muro!
Quando fu nel cortiletto erboso e si vide dinanzi i tre gradini e la porta, aveva gi tra le mani il mazzetto dei grimaldelli. Sapeva quale adoperare oramai; ma non dovette servirsene. Anche il portoncino era aperto, coi battenti soltanto accostati.
Quest'altro passaggio che gli si offriva da solo lo preoccup. Oh! perch quella casa era lasciata cos senza difesa? Un tranello oppure una fuga?
Scart l'ipotesi del tranello, perch non poteva ammettere che l'abitatore di essa sospettasse di lui e in ogni caso che ne avesse prevista la visita proprio per quella notte.
Rimaneva la fuga. Anche questa avrebbe concordato con la sua teoria; seppure non completamente, dacch egli non riteneva che l'assassino dei due fantini, della vecchia e dell'Imperatore avesse chiuso il ciclo delle proprie imprese delittuose.
Si diede con violenza un colpo alla fronte.
 Bestia che sono! Ma  appunto perch le sue imprese non sono terminate che lui  fuggito di qui, portando con s la ragazza! 
Diede un calcio alla porta, la spalanc ed entr nell'andito buio. Fece risplendere la lampadina tascabile e si lanci di corsa al primo piano. Le tre porte c'erano ancora naturalmente ed eran chiuse. Ma non a chiave ed egli fece conoscenza con le tre camere. La sala da pranzo, la cucina e una specie di studio biblioteca. Mobili moderni, un ristagnante odore di tabacco, di chiuso e di polvere. Diede un'occhiata al titolo dei volumi allineati negli scaffali. Libri inglesi e tedeschi. Oh! perch tedeschi?! pens. Ma poi i titoli dei volumi lo illuminarono: erano per la maggior parte trattati di chimica e di farmacologia. Pens all'allampanato professore dell'Istituto Farmacologico e al suo tude medico-legale sur l'empoisonnement. Ma il trattato di Tardieu non lo vide. E, del resto, non aveva nessuna voglia di cercarlo. Non gli occorrevano prove in quel momento. E, se sal al secondo piano, fu soltanto perch oscuramente sperava che il fuggitivo o la sua vittima avessero lasciato qualche indizio che valesse a orientarlo.
La prima delle tre porte del secondo piano dava in una stanza da letto matrimoniale. Vuota come le altre che aveva visitate, aveva il letto rifatto e nessuna traccia d'esser stata abitata di recente. Nella seconda camera, invece, il lettino di ferro a una sola piazza recava netta l'impronta di un corpo umano che vi si fosse disteso di recente, ma sopra la coperta e non tra le lenzuola. Qualcuno vi aveva riposato tutto vestito, come per esser pronto a balzar gi. Nessun altro indizio, se non un diffuso profumo. Una donna aveva abitato quella camera. Miss Verity, naturalmente.
Vladimiro frug nella stanza, febbrilmente, osservando dovunque, aprendo i tiretti del cassettone, spalancando l'armadio a specchio. I tiretti erano pieni di biancheria femminile, l'armadio di vesti da donna, di cappelli, di scarpine. Tutto in ordine. Appeso a un attaccapanni un pigiama di seta e una vestaglia.
Tutto questo era impreveduto! La sua teoria crollava o quasi. Chi aveva abitato in quella camera lo aveva fatto di sua propria volont e per un lungo soggiorno. Si sarebbe detto che quella fosse stata la sua dimora abituale.
Ma, in tal caso, miss Verity non era stata rapita e non vi era stata trattenuta prigioniera!
Si trattava poi realmente di miss Verity oppure tutti quegli abiti e quella biancheria appartenevano a un'altra donna? Quale?
Ahim!
 Sono stato superficiale e leggero! Mi sono accontentato delle apparenze e non ho indagato a sufficienza!
Usc da quella stanza ed entr nell'ultima.
Qui non trov sorprese. Tutto come aveva preveduto: la camera da letto di un uomo, che fumava la pipa, beveva whisky e leggeva trattati di tossicologia per addormentarsi.
Sul comodino c'era una storia dei veleni e un manuale pratico di tossicologia.
Sul marmo del cassettone alcuni provini, qualche tubo di vetro, una lampada ad alcool, una decina di bottiglie contenenti liquidi di vario colore, che avevano tutte l'etichetta nera col teschio e le tibie incrociate.
 Il bar dei Borgia!
Nient'altro da vedere.
Ridiscese. Fischiettava e si divertiva a proiettare il cono di luce della sua lampadina dal soffitto agli scalini, alle pareti. Una farandola di raggi luminosi.
La verit era che egli non aveva preveduto neppure per un istante di trovar la casa di via Guercino abbandonata. E, per di pi, abbandonata a porte aperte! Il che voleva dire che l'abitatore di essa si infischiava che la propria fuga venisse scoperta e che qualcuno si prendesse la briga d'interrogare le stanze della casa, impadronendosi di pi di un segreto rivelatore.
Quando fu per la strada, zufolava sempre; ma aveva una grande agitazione nel cervello. Anche la pista indicatagli dal suo istinto gli appariva nebbiosa e punto sicura, adesso.
Fu soltanto dopo aver ridisceso via Bramante ed essersi messo sotto gli alberi di via Legnano, che cominci a ritrovare un poco di freddezza. Al largo Cairoli aveva gi preso la sua decisione.
 Occorre far presto! Anche se rischio di fracassarmi il collo per non trovar nulla...
Croll le spalle.
 La saggezza cinese insegna che soltanto un pazzo si mette a rimestare l'acqua torbida, per tentare di renderla limpida! Ma io non ho tempo di pensare ai cinesi, io!
Seduto nello studio, davanti al tavolo, sotto la protezione dei due Redentori crocefissi, De Vincenzi ascoltava la confessione del barone Gerolamo Verbena del Santo.
Poich si trattava di una vera e propria confessione.
La resistenza fisica del vecchio lottatore era crollata di colpo. Quell'ultimo assassinio compiuto sotto i suoi occhi gli aveva tolto la forza di lottare contro un nemico, ch'egli ignorava.
 Perch ho scritto a me stesso quelle lettere?
Sulle labbra gli apparve un sorriso che sembr un ghigno e dalla gola gli usc un suono di raganella.
 Ebbene, commissario, la ragione non  pulita!
I suoi occhi ebbero un lampo di terrore ed egli si pass una mano sulla fronte.
 Se fosse vero! Se quella che ho immaginata fosse la realt...
Ebbe un brivido. De Vincenzi, che lo osservava attentamente, si tenne pronto a slanciarsi e a trattenerlo: l'impressione che dava era di una belva inseguita, ridotta all'ultimo riparo, pronta al tentativo disperato. Avrebbe potuto uccidersi od uccidere.
Invece, sembr calmarsi.
Si guard in giro. Loro due soli e le porte chiuse. De Vincenzi aveva mandato Cruni e i due agenti nel salotto vicino, affidando loro Matteo.
In terra, a lato della seggiola del commissario, il cadavere di Teodoro Timoteo Swan era stato coperto da un lenzuolo, ch di rimuoverlo non si poteva parlare fino all'arrivo del giudice istruttore, a giorno fatto.
 Quello che penso... che ho pensato per un istante... non  possibile! Soltanto lo stato dei miei nervi ha potuto suggerirmelo!... Vedr lei stesso di quale insulsa assurdit ho avuto terrore!
S'interruppe.
 Eppure, era proprio una tale insulsa assurdit, che io ho tentato di far credere agli altri!...
Ebbe un singhiozzo.
 Ah! che vita!... Mi sa dire, lei, perch si nasce, perch ci si trascina sulla terra... perch si muore?... E dopo?...
De Vincenzi lo ascoltava. Continu a tacere. L'altro, del resto, non voleva risposta alle sue domande. Parlava, perch gli sarebbe stato impossibile non farlo. O uccidersi, o darsi alla fuga, oppure parlare, dir tutto, forse con l'oscura speranza di trovare un aiuto che lo salvasse.
 Bisogna risalire lontano nel tempo... Bisogna che io le parli degli anni di Sidney e di San Francisco... Anni di lotta...
 Il commercio delle perle... il cabotaggio con la Vergine...
 Lei sa questo!... Ha fatto parlare Matteo!
 Matthew Scott mi ha detto soltanto quel che ha voluto... Lei deve dirmi il resto... La verit!
Il barone alz le spalle.
 Non facevo commercio di perle... ma contrabbando d'oppio... La Vergine era una goletta impura quant'altra mai!...
Rise a quel suo modo interrotto, da sembrar che singhiozzasse.
 Il contrabbando dell'oppio stava arricchendomi, quando ebbi una sequela di colpi duri... Carichi confiscati... fughe di uomini... assalti di pirati cinesi alle mie navi... E come conclusione le autorit australiane e quelle degli Stati Uniti iniziarono proprio allora la lotta dichiarata agli importatori di droghe... Fino a quel momento, il commercio clandestino era stato facile... I pericoli si limitavano alle coste cinesi. Sicch, quando s'erano protetti i carichi dal possibile attacco dei briganti e le golette da quello dei pirati, il pi era fatto... La mercanzia entrava in America quasi da sola... Questo per dirle che l'improvviso destarsi delle autorit federali ci trov impreparati... Fu terribile! Di colpo perdetti tutto il guadagno di anni e anni di lavoro... Avrei dovuto gettarmi su qualche altra cosa... se non volevo tornare ad essere lo straccione miserabile che ero, quando mio padre mi aveva portato nel Sud America, abbandonandomi al mio destino per le strade di Buenos Ayres...
Tacque. Sembr esitare. Poi croll le spalle.
 Quel che  stato  stato!... E la mia colpa  relativa... Dopo trent'anni!
 C' prescrizione, naturalmente! Inoltre, l'America e l'Australia sono lontane...
 Come dice?!
Il sarcasmo di De Vincenzi lo aveva sferzato e adesso guardava il commissario, di fronte a s, con sospetto.
 Vada avanti!
 S... M'ero messo a studiare il modo di affrontare la situazione, quando Ellen Mackenzie accett di diventare mia moglie... Il padre di Ellen era stato mio socio nel commercio dell'oppio. Ma lui aveva fatto fruttare il denaro ed era ricchissimo...
Fu con indifferenza che De Vincenzi chiese:
 Il matrimonio avvenne prima o dopo... l'incendio della Vergine?
 Prima!
La risposta era partita spontanea. Subito il barone ne comprese la gravit, vedendo il sussulto del commissario.
Tutto chiaro, adesso. Quell'uomo aveva gi moglie e un figlio, quando spos Ellen Mackenzie. Il resto era facile da immaginare.
 Ma lei come fa a sapere che la Vergine fu distrutta dallo scoppio delle caldaie?
De Vincenzi non rispose. L'altro inghiott a fatica.
 Le avrei confessato tutto egualmente. S... Avevo lasciato Maud Mac Lane e il bambino a Sidney... Il matrimonio con Ellen mi era indispensabile... Non avevo scelta... Ci sposammo a San Francisco...
 E lei sperava che la sua prima moglie non lo avrebbe mai scoperto?
 L'America  lontana dall'Australia... E io avevo gi deciso di venire in Italia con Ellen...
De Vincenzi si alz. Fece qualche passo per la camera. Un profondo senso di disgusto lo aveva invaso...
 Immagino il resto! Abbrevii!...
 Qualcuno mi aveva tradito!... Maud si era imbarcata sulla Vergine, decisa di recarsi a San Francisco...
 E lei...
 La Vergine era stata attaccata dai pirati... Aveva le caldaie seriamente danneggiate. Fu una disgrazia...
 Una disgrazia resa inevitabile da Matthew Scott!
 Io non volevo che il bambino morisse... Matteo avrebbe dovuto salvarlo e farlo scomparire...
De Vincenzi ebbe un gesto.
 Tutto questo  il passato. Venga ad oggi. Perch si  scritto quelle lettere? Per far credere che il bimbo era vivo e che, divenuto uomo, lo minacciava? A che scopo una tale commedia macabra e spaventosa?
 Il pensiero di quella creatura mi ha sempre ossessionato... Ne ho portato il ricordo con me come un cilicio!... In questi ultimi anni ho temuto davvero ch'egli fosse realmente vivo e che stesse per comparirmi davanti...
La sua voce era quasi un rantolo. De Vincenzi lo vide improvvisamente invecchiato. Le borse sotto gli occhi gli si erano fatte enormi, le gote gli ricadevano e due segni profondi gli segnavano i lati della bocca. Lo sguardo atono e fisso, egli ora parlava soltanto per s.
 Anche quell'ossessione deve avermi indotto a immaginare il trucco delle lettere... Volevo poter dimostrare che ero minacciato da un pericolo reale...
 Ma perch?
Il barone sospir profondamente.
 Ah! come gli avvenimenti hanno precipitato! Ho creduto di poterli dominare e non ci sono riuscito!... Perch, commissario?... Perch avevo paura e volevo fuggire!... Tornare in America... o forse andarmene altrove... molto lontano... Il progetto ha preso corpo in me lentamente... sono stati anni di tortura... Ma per fuggire mi occorreva il denaro... il denaro che avevo... che  mio; ma che non avrei potuto far uscire dall'Italia... Eppure, in Italia ero stato io a portarlo... Ebbene, no!... La legge non mi consente di riportarmelo via, di disporne a mio piacere...
De Vincenzi alz la mano con vivacit. Pi che mai voleva che l'altro abbreviasse. Per un istante si vide dinanzi l'omino, quel Curti Bo', che s'era attaccato alle coste del barone appunto per conto del Fisco.
 Ma di chi aveva paura?
 Di chi?... Non lo so!... Se lo avessi saputo, avrei potuto difendermi... Il pericolo era attorno a me. Io lo sentivo. Il primo colpo lo ebbi, quando Drake volle dare il nome di Vergine alla cavalla...
De Vincenzi ebbe un sussulto.
 Drake veniva dall'Inghilterra... non aveva avuto alcun rapporto con me ai tempi di Sidney e di San Francisco... non poteva sapere!... Feci fare ricerche... Esse mi confermarono che Fred Drake non era mai stato in America... Egli ha ancora sua madre... viva... in un piccolo villaggio della Scozia... La prima idea che mi era venuta... oh! pazzesca, lo so, ma tuttavia giustificata... era che egli fosse mio figlio... il figlio di Maud...
Il commissario si avvicin al tavolo. Scrutava il barone negli occhi.
 No!... Non lo !  Quasi gridava. I suoi nervi dovevano esser tesi da spezzarsi.  Marco  morto! I morti non ritornano!
La voce gli si spense in un singhiozzo.
De Vincenzi volle reagire. Sentiva avvolgersi in un'atmosfera di tragedia irreale e allucinante.
 I morti non tornano!... 
Mise una mano sulla spalla del barone, lo scosse leggermente.
  sicuro, lei, che il bimbo sia morto nella catastrofe della Vergine?... Matteo pu averlo salvato, nascondendo a lei di averlo fatto...
 No!... Appena scoppiate le caldaie, Matteo si gett in acqua e nuot verso il porto... Lo presero a bordo di un battello... Era solo, io lo vidi!... La goletta si sommerse, portando con s tutti!... Tutti!
Si alz.
 Sapevo che quella vendetta era impossibile... ma cercai di dar corpo a una minaccia concreta. Forse, avevo bisogno di creare, per me stesso, qualcosa di reale... di tangibile... per non impazzire... La verit  che sentivo il pericolo attorno a me... oscuro, viscido... Le lettere sono state scritte da me; ma parecchie volte... in questi ultimi mesi, sedendomi a questo tavolo, ho trovato scritto sulla mia carta... qualche volta sullo stesso mio foglio incominciato... una parola, una sola... Vergine! E quella parola non ero stato io a scriverla!... Qualcuno sapeva! Qualcuno mi minacciava, ma chi?... Non avevo il pi piccolo sospetto, non potevo immaginare una sola spiegazione logica... Dubitai di Matteo... ma mi accorsi facilmente che il mio dubbio era infondato... Matteo fu terrorizzato pi di me, quando gli mostrai uno di quei fogli e quando seppe che Drake aveva chiamato Vergine la cavalla...
 Fatti!... Mi citi fatti concreti!...  interruppe De Vincenzi con voce secca. 
 Nessuno... Fino alla morte di Perry Hodburn... Avevo incontrato Swan e lo avevo fatto mio complice nel tentativo di portare il denaro... il mio denaro all'estero... Avevamo fondato la colonia di Gland, per mascherare il nostro maneggio... Il giorno in cui fu ucciso, Hodburn, alla mattina, mi aveva telefonato... Mi parl oscuramente... Pensai subito a un ricatto; ma non seppi immaginare di quale arma si servisse per minacciarmi... Mi disse soltanto che aveva un segreto da vendermi... Gli risposi che a mezzanotte sarei andato da lui... nella sua camera... Conoscevo bene le scuderie e sapevo che mi sarebbe stato facile entrare nella camera del fantino, dando la scalata al muro esterno... Raccomandai ad Hodburn di lasciare la finestra aperta.... Pi tardi meditai e decisi di non andare pi, ma di mandare Matthew Scott...
 E Matteo and?
 And! E trov Perry Hodburn cadavere, cos come io stesso dovevo trovar morto Clark O' Brian la sera dopo... Anche O' Brian mi aveva telefonato ... per vendermi un segreto! E anche lui era stato ucciso prima che potesse parlarmi!... La stessa notte  avvenuta la scomparsa di Verit e la morte di Virginia Carey!... E finalmente questa sera mi hanno ucciso Swan sotto gli occhi!... Chi? Chi?...
Era livido. La voce gli si era fatta rauca. Quando tacque, sembrava stremato e vacill. Dovette appoggiarsi al tavolo per non cadere.
In quel momento il telefono trill. I due uomini ebbero un sussulto. Per qualche istante neppure De Vincenzi trov la forza di muoversi per rispondere. Il campanello continuava a suonare, con violenza, ad appelli interrotti, come grida di soccorso.
Quando afferr il cornetto e disse pronto, De Vincenzi senti la voce di Curti Bo'.
 Prenda un'auto e porti con s quanti pi agenti pu...  questione di vita o di morte!
 Ma dove?
 Alle scuderie... Presto!
E non pot sapere altro, perch l'omino aveva riattaccato il microfono.

 CAPITOLO 29. ALLUCINAZIONI.

Per poter telefonare al palazzo del barone Verbena, dove supponeva si trovasse ancora il commissario De Vincenzi, Curti Bo' fece una cosa semplicissima, scavalc il cancello dell'Ippodromo di San Siro e si serv del primo telefono che trov sotto le terrazze della tribuna del peso. Per sua fortuna, era un apparecchio a moneta, non a gettone, ed egli aveva un cinquantino fra i suoi spiccioli.
Quando ebbe telefonato, rifece in fretta la strada e si arrampic di nuovo ai ferri del cancello. Una volta tornato sul piazzale, si ferm.
L'ombra del suo corpo, proiettata dalla luna sulla ghiaia, gli appariva bizzarra. La luna quasi piena, alta sull'orizzonte, gli mandava i raggi alle spalle e l'omino contempl per qualche istante il profilo nero di se stesso.
 Una sostanza corporea, che non esiste! Ma noi stessi, forse, esistiamo?!... Oh! lo so!...  e sogghign.  Esistiamo appunto, in quanto facciamo ombra!...
Riprese a camminare coi suoi passettini saltellanti, che facevano stridere la ghiaia.
 I due sono entrati l dentro!... Oh! certo si sono rinchiusi nelle scuderie... Io ho soltanto veduto la luce filtrare dalla finestra dell'ufficio dell'allenatore  eppure ho la sicurezza di non sbagliarmi... Ah! quanto  difficile!... E quegli abiti nella stanza della donna! Tutte le mie supposizioni a gambe all'aria...
Il rumore della ghiaia cess. L'omino calpestava adesso la terra a sterro del viottolo di Trenno. L'ombra del suo corpo era scomparsa, assorbita da quella delle siepi e degli alberi, che fiancheggiano il viottolo.
Travers lo spiazzo del tondino, costeggiando la stecconata. Adesso, aveva davanti a s il fabbricato lungo e basso delle scuderie, bianco di latte al chiarore lunare.
Attraverso le persiane della prima finestra a pianoterra, accanto al portone d'ingresso, la luce filtrava sempre.
 Se potessi sapere che cosa accade l dentro!
Ma aveva gi provato ad avvicinarsi e a cacciare lo sguardo tra i legni delle persiane. Non aveva visto che il soffitto. E i vetri erano chiusi. O non parlavano neppure, l dentro, o parlavano assai sommessamente, ch a lui non era giunto neppure un fiato.
La scuderia era di mattoni e aveva tutte le travature di legno allo scoperto, che davano un carattere rustico al fabbricato e servivano d'ornamento, dipinte in verde com'erano. Il portone aveva la tettoia spiovente, assai vasta, sorretta da quattro pilastri quadrati, due avanti e due murati alla facciata. Vladimiro and a cacciarsi contro uno di quei pilastri ed attese. Quando avesse inteso arrivare il commissario con gli agenti, gli sarebbe andato incontro e lo avrebbe informato.
Di che?
Le sue potevano essere tutte ubbie! In fondo, egli, trovata vuota la casa di via Guercino, s'era fatto portare da un tass fino a Trenno, senza un ragione, seguendo soltanto lo slancio di un presentimento. Certo, la sua intuizione assai spesso gli era servita; ma questa volta?
La campagna, sommersa dal chiarore della luna, era immota. Non un trillar di grillo, non un frinir di cicala. Si sarebbe detto che la terra trattenesse il respiro per l'ansia di una tragedia imminente.
L'omino si agit. Aveva bisogno di scuotere da s quella sensazione d'angoscia, che lo invadeva. Una sensazione di smarrimento, assai simile alla paura dell'ignoto.
Si avvicin di nuovo alla finestra, tent un'altra volta di vedere attraverso la persiana. Nulla, se non il soffitto bianco di calce. E non una voce...
Si teneva ancora attaccato al parapetto, ritto sulla punta dei piedi, quando dal piazzale di San Siro venne il rumore sordo d'un motore.
Si allontan con un balzo dalla finestra e corse verso il viottolo.
De Vincenzi procedeva a passo misurato e dietro di lui gli agenti  sei in tutto, capitanati da Cruni  si sgranavano in fila indiana. Le loro ombre scomparivano tra le siepi e gli alberi della stradetta. De Vincenzi avrebbe voluto correre. Egli sapeva che la telefonata di Curti Bo' gli avrebbe recato assai probabilmente la conclusione e che in ogni caso essa preludeva a una tragedia nuova o ne era addirittura l'annunzio. Ma non correva e procedeva anzi quasi lentamente. Appena sceso dal camion della Squadra Volante sul piazzale dell'Ippodromo, davanti allo spettacolo della campagna annegata nell'opaco chiarore della notte lunare, sentendosi circondare da quel silenzi fatto di perplessit sospesa e ansiosa, aveva provato uno strano senso di torpore mistico.
Raggiunto quasi il termine del viottolo, stava per uscire sullo spiazzo, quando una voce lo ferm di colpo.
 Commissario!
De Vincenzi sussult. La voce veniva dal cespuglio, sembrava sorgere di terra.
 Commissario! Sono io... Curti Bo', in due parole...
E l'omino sbuc dal cespuglio.
 Perch mi ha fatto venir qui?
 Un'idea... Lei ha trovato l'assassino dell'Imperatore?
 Andiamo, Curti Bo'! Non perdiamo tempo!... Quale altro cadavere ha scoperto, questa notte?
 Ancora nessuno, commissario! Per ora non ho trovato che una finestra illuminata... Intendo dire, una finestra chiusa, dalla quale trapela luce...
 E per una finestra da cui trapela luce...
Ma s'interruppe e si chin sull'omino, fino a mettergli il volto contro il volto. Vladimiro fece una smorfia e batt le palpebre.
 Finalmente, vuol dirmi tutto quel che sa, lei?
Vladimiro volse il capo e guard attorno a s lo spiazzo bianco sotto la luna, il fabbricato delle scuderie. Il silenzio su loro era impressionante.
 Commissario,  necessario entrare ad ogni costo nelle scuderie!
De Vincenzi lo fiss ancora qualche istante, poi si allontan da lui.
 Fa' circondare le scuderie  comand a Cruni.  Tu rimani con me.
Gli uomini traversarono lo spiazzo. Camminavano con cautela. Davanti alla facciata del fabbricato bianco, si divisero. Le loro ombre scomparvero dietro gli angoli del casamento.
Quando i tre rimasti furono davanti al portone, l'omino afferr per il braccio il commissario.
 Non bisogna picchiare...
 Ma che teme, lei?
 Oh! molte cose!... Anche di trovare la candela gi spenta, temo!
De Vincenzi lo guard.
 E come vuol fare ad entrare, se non ci aprono? Non vorr mica sfondare la porta?!
Sarebbe stato anche abbastanza difficile, del resto. I battenti del portone erano di quercia massiccia.
 Si farebbe troppo rumore! E noi dobbiamo poter capitare l dentro all'improvviso...
Come sempre nei momenti d'impaccio, l'omino s'era messo a succhiare il manico del bastone.
Se lo tolse di bocca, per mormorare:
 Tutti i detectives dei romanzi polizieschi sono straordinariamente abili nell'adoperare i grimaldelli!
Diede un'altra occhiata alla finestra. La luce si vedeva sempre.
Guard le finestre dall'altra parte del portone.
Chiuse e nere.
 Il custode e la moglie dormono...
Dentro dovevano esservi anche gli uomini di scuderia e gli allievi fantini, nelle loro camerette, sopra le scuderie.
Come entrare?
A un tratto, abbass il bastone e diede un colpetto al braccio del commissario.
 Non c' che un mezzo! Il muro e la finestra... La camera di Perry Hodburn  certamente vuota e in quanto a far saltare i suggelli  un gioco!... Conosco la strada...
De Vincenzi avrebbe voluto trattenerlo.
 Ma lei stesso ha parlato di pericolo!
 Cercher di evitarlo... Lei entri appena io le aprir il portone... ma faccia adagio...
Era gi lontano e poco dopo voltava all'angolo del fabbricato.
 Seguilo!  soffi De Vincenzi a Cruni.  Qualche agente, vedendolo scalare il muro, potrebbe sparare...
E lui attese. In fondo, era sicuro che l'omino sarebbe riuscito e che tra poco se lo sarebbe visto comparire davanti dal portone aperto.
L'attesa fu lunga, tuttavia.
Finalmente, il portone si apr e la testa faunesca dell'omino, col suo ineffabile copricapo un poco all'indietro, apparve.
De Vincenzi, liberato da un peso, gli si accost in fretta.
L'omino si mise un dito sulla bocca.
 Ssss!... La porta dello studio  chiusa e temo che sia chiusa a chiave... Io mi sono fermato qualche minuto in alto... ho voluto dare un'occhiata alla camera di Clark O' Brian... Interessante!...
Si ritrasse, per far entrare De Vincenzi e Cruni. L'androne era illuminato da una lampadina smorta, alta al soffitto, e una lampada pi potente, sorretta da un lungo palo, ardeva in mezzo al primo cortile, illuminando la colonnina col rubinetto dell'acqua, lo sterrato vuoto e le porte dei boxes.
Nell'androne, le due porte che si facevano fronte, da una parte e dall'altra, erano chiuse entrambe. A destra c'erano le due stanze, una dentro l'altra, del custode e a sinistra l'ufficio dell'allenatore. Come dalla finestra, sotto la porta dell'ufficio filtrava la luce.
L'omino si avvicin con cautela alla porta di sinistra e mise l'orecchio contro il legno. De Vincenzi lo imit.
Per qualche istante, non udirono nulla. Poi sussultarono. Una voce opaca, piana, una strana voce che sembrava disincarnata arriv alle loro orecchie.
 Io ho ucciso Perry Hodburn, perch voleva ricattare mio padre... Sono entrata alle undici nella sua stanza, passando per la finestra... Perry mi attendeva... Io avrei dovuto portargli il denaro...
 Bene. Ma valendosi di quale segreto, Perry ricattava il barone? Voglio che tu risponda a questa domanda senza esitazioni!
La seconda voce che udirono era fredda, tagliente, meccanica. De Vincenzi sent un brivido percorrergli la schiena.
 Chi ?  mormor.
 Zitto, per l'amor di Dio!  soffi Vladimiro.
 Perry Hodburn aveva scoperto che mio padre stava per fuggire all'estero dopo aver fatto correre la Vergine... La Vergine sarebbe stata drogata e si sarebbe abbattuta dopo i primi mille metri, facendo vincere un outsider, sul quale mio padre aveva puntato forte...
 E tu sei andata all'appuntamento... Continua...
 Abbiamo cominciato a parlare... Perry era disteso sul letto...
 Non  cosi! Tu non dici la verit. Bada bene: Perry non poteva essere disteso sul letto e rimanervi anche davanti a te... Nessuno lo crederebbe... Adesso, dimmi la verit!
 Avevo con me la candela... Ho detto ad Hodburn che la luce della sua lampada avrebbe potuti richiamare l'attenzione dal di fuori e l'ho accesa spegnendo la lampadina. Avevo pronto il fazzoletto imbevuto di soluzione sodica e me lo sono messo sulla bocca... Perry quasi subito cadde sul letto... Quando lo vidi inanimato lo colpii con il coltello...
 Bene.  cos certamente che tu hai fatto. Adesso dimmi come hai ucciso Clark O' Brian...
 Ero stata a parlare con lui alle sette di sera e avevo saputo che egli mi aveva veduta scendere dalla finestra di Hodburn la notte prima... Mi disse che aveva un'appuntamento con mio padre a mezzanotte e che, se non si fosse messo d'accordo con lui, sarebbe andato a raccontar tutto alla polizia...
 Avanti! Voglio la verit! Questa che tu dici  la verit, capisci! Oramai, non potrai che dire la verit, a tutti!
 S. Io dico la verit. Feci con Clark O' Brian quel che avevo fatto con Hodburn... Quando lo vidi inanimato per le esalazioni dell'acido prussico, ne misi il corpo dentro un lenzuolo, che tenendolo ai capi calai fuori dalla finestra... Lasciai liberi due dei quattro capi e il corpo scivol a terra... Mi fu facile poi portarlo fino al viottolo...
 Perch hai fatto questo?
 Volevo che mio padre trovasse il cadavere per primo...
 E perch sei tornata a pugnalarlo? Pensa bene prima di rispondere... Cerca di ricordarti la verit!
 Perch avevo veduto quel ridicolo uomo che mi spiava... quella specie di nanerottolo chinarsi sul cadavere e volevo che non si scoprisse il modo con cui avevo ucciso Clark, cosi come non si era scoperto per Perry Hodburn.
Segu il silenzio.
De Vincenzi aveva ascoltato e si sentiva ora il sudore freddo alla fronte e alle mani.
Si sollev.
 Entriamo!  riusc ad articolare.
 No! non ancora!...
 Ma  atroce!
Curti Bo' lo aveva afferrato per un braccio e le tratteneva.
Si ud un passo affrettato nella stanza chiusa. Poi il rumore di una finestra che si apriva.
 Dentro!  grid De Vincenzi, slanciandosi.
La porta resistette.
 Avanti, Cruni!
Tutti e tre si precipitarono contro i battenti.
Dallo spiazzo vennero i colpi sordi di una rivoltella che sparava.

 CAPITOLO 30. FUOCO.

L'uomo, appena balzato dalla finestra, si trov la strada chiusa da un agente. Il proiettile gli fischi alle orecchie e and a piantarsi nel muro della facciata. Lui lanci una bestemmia e si gett dietro il pilastro della tettoia.
L'agente avanzava, pronto a tirare ancora. Dai due angoli del fabbricato altri agenti arrivavano di corsa, richiamati dagli spari. Allora, dal pilastro part un colpo. L'agente mand un grido strozzato. Ma non cadde. Fece fuoco di nuovo, anzi.
L'uomo, dal riparo del pilastro, con un sol balzo si trov contro il portone. Sent che il portello cedeva e vi si cacci. Travers l'atrio di corsa e scomparve nel cortile.
Tutto era avvenuto in un baleno.
De Vincenzi, Cruni e Curti Bo' si trovavano ora nella stanza, dopo averne abbattuti i battenti.
Dentro la stanza illuminata, Verit era seduta su una seggiola, pallida come una morta, con gli occhi fissi.
All'irruzione degli uomini si alz, agit le mani davanti a s, si addoss al muro.
De Vincenti era gi alla finestra e gridava:
 Non fartelo scappare!
Riusc a vedere, sporgendosi, che l'uomo si era rifugiato contro il portone e subito si ritrasse e si gett fuori dalla porta scardinata.
 Con me, Cruni!
Un attimo e lo avrebbe preso alle spalle. Invece, se lo vide passare dinanzi come una freccia e scomparire verso le scuderie.
 Chiama gli altri!
E lui corse nel cortile.
Un'ombra saliva la scaletta dei locali accessori. De Vincenzi spar. L'ombra sembr starnazzare. Qualche porta in alto si apr.
 Fermatelo!  grid De Vincenzi.
L'ombra continu a salire, poi improvvisamente precipit rapidissima gi dai gradini. Scivol lungo le porte delle scuderie; scomparve dentro un box.
Gli uomini di scuderia e i ragazzi erano usciti sulla passerella. Si raggruppavano terrorizzati, non comprendendo.
De Vincenzi avanz verso il box dentro cui l'uomo si era rifugiato.
Una mano gli si pos sul braccio e lo trattenne.
 Dalla parte della campagna tutte le scuderie, hanno l'inferriata... Inferriate doppie... Non pu fuggire...
Era l'omino.
Dal di fuori accorrevano gli agenti e si raggruppavano dietro il commissario.
Il gruppo si trovava a una decina di metri dalla porta del box, che s'era richiusa.
Improvvisamente, si apr lo sportellino e si vide un piccolo lampo. Uno degli agenti cadde. Non aveva fatto a tempo neppure a gridare.
Cruni bestemmi e si chin sul caduto.
 Gettatevi a terra! Non rimanete uniti!  grid De Vincenzi.
Gli uomini si sparsero per il cortile, si accovacciarono.
  morto!  rugg Cruni, che era rimasto accanto al colpito.
De Vincenzi si era inginocchiato dietro la colonnina della fontana e l'omino gli si era disteso al fianco.
 Non spari, commissario!... Prima di tutto  inutile... e poi potrebbe ucciderlo...
 E lei crede che io sia disposto a far ammazzare i miei agenti per non ucciderlo?!
L'omino sospir e si accomod il cappello sulla nuca.
 Faccia spegnere la luce in alto... Ci vedr meno... Che possa fuggire non c' pericolo...
Il caporale di scuderia scendeva dalla scaletta.
 S' chiuso nel box della Vergine!... Ma chi ?
Urlava ed era enorme, sbracato, da far ridere in altro momento.
 Andate a spegnere la luce del cortile!  gli grid De Vincenzi.
L'uomo ripet:
 Ma chi  quel matto?
Un altro colpo part dal box e il caporale fece un salto e si mise a correre.
Dall'alto della passerella, i garzoni adesso si agitavano con clamore. Il nome della Vergine veniva ripetuto con orgasmo terrorizzato.
La luce si spense. Ma il cortile era illuminato dalla luna e le ombre degli uomini accovacciati apparivano visibilissime.
Si sent una risata stridente, acuta, folle. Poi dallo spioncino partirono altri colpi.
I cavalli cominciarono a nitrire e a tirare calci contro il legno delle parapettate. Un inferno di rumori si sollev.
De Vincenzi punt la rivoltella e fece fuoco. La risata si ripet pi stridula, pi acuta, da dare i brividi.
  pazzo!  mormor l'omino.
Segu qualche istante di silenzio.
De Vincenzi torn a prendere la mira.
 No!  necessario averlo vivo!... Lo tenga in scacco fin quando abbia finito i proiettili... Io vado dalla ragazza...
E l'omino fece qualche metro trascinandosi, poi si sollev e di corsa raggiunse l'androne.
Verit era rimasta addossata al muro, con gli occhi sbarrati, il volto esangue.
Vide l'omino e gli occhi le lampeggiarono.
Vladimiro si ferm in mezzo alla stanza. Si tolse il cappello e si pass una mano sulla fronte.
 Signorina Verit,  questo il momento in cui lei ha bisogno di me! Glielo dissi: non vorrei trovarmi accanto a lei, quando i morti saranno pi di uno... Adesso, i cadaveri sono tanti da popolare un cimitero... Ma ci son qui io! Oh! perch non ha avuto fiducia in me, signorina Verit?!
Gli occhi di Verit brillarono di nuovo. Fu come il bagliore di un lampo che rischiara l'orizzonte. Tutto il volto di lei ne fu illuminato.
Che cosa si era prodotto nel suo cervello? Quale pensiero improvviso o quale sensazione l'aveva afferrata, trasformandola? La sua rigidezza da allucinata era scomparsa. Il volto le si era animato, colorandosi lievemente. Ella guard l'omino e sorrise con tristezza.
 Che cosa volete fare per me, signor Curti Bo'?...
Pronunci il nome con leggero accento ironico. Forse, ricordava al vivo il primo incontro, sull'automobile.
 Sicuro!... Oh! c' molto da fare adesso, signorina Verit!...
 Non c' pi nulla da fare, che attendere la fine!... Oh!
Si prese il volto fra le mani e si lasci cadere sulla seggiola. Piangeva dolcemente, silenziosamente.
Curti Bo' mand un sospiro. Quello spettacolo gli lacerava il cuore. Sono un sentimentale, io! Si avvicin alla ragazza; ma poi non seppe che dire. Si rigirava il cappelluccio fra le mani.
 In che dramma funesto mi sono andato a cacciare...
Volse il capo verso la porta. Dal cortile veniva il fracasso dei cavalli imbizzarriti, che sferravano calci, tentando di rompere le capezze. Poi risuon un'altra scarica di rivoltellate.
Verit sussult e si tolse le mani dalla faccia.
 Che cosa succede?!... Perch sparano?
  lui che spara! Vuol vender cara la vita, quello l!
Un lampo di terrore sconvolse i tratti della donna.
 Non voglio vederlo!... Sono stata io ad uccidere! Sono stata io!
Si era alzata di nuovo. Tornava a irrigidirsi.
 Io!... Io ho ucciso Perry Hodburn... Clark O' Brian... Virginia...  Un singhiozzo secco, lacerato.  Io ho ucciso Virginia! Volete sapere come ho fatto?... Posso dirvi tutto...
 Naturalmente!  assent l'omino con foga.  Certo,  stata lei!... Si calmi... e non dica pi nulla.
Verit ansava. Lentamente si calm; ma lo sguardo le rimaneva fisso, atono.
Adesso, mi ricade nel sonno ipnotico! Ah! purch quelli l fuori non me lo accoppino! Se lui muore, questa qui chi la salva dalla pazzia?
A un tratto dal cortile venne un urlo: il fuoco!
 Ha dato fuoco alla scuderia!
Vladimiro balz fuori dalla stanza.
Lingue di fuoco uscivano dal box.
I nitriti dei cavalli s'erano fatti altissimi, disperati, sembravano grida umane.
La porta del box cominci ad ardere. Rimaneva chiusa. L'uomo o era gi morto, ucciso con un colpo di rivoltella, o dava prova di un coraggio e di una volont disperatamente folli a rimanere in quell'inferno. Certo, voleva morire con la Vergine, arso nel medesimo rogo, pi tosto che farsi prendere.
De Vincenzi era rimasto come paralizzato. In piedi in mezzo al cortile, aveva attorno a s gli agenti e i garzoni della scuderia.
 Aprite i boxes e liberate i cavalli!
Era stato l'omino a gridare. Fu istantaneo. Gli uomini sembravano galvanizzati. Si lanciarono verso le porte chiuse. Poi tornarono in dietro.
 Le asce! Cercate le asce!
De Vincenzi s'era scosso e riprendeva il comando.
Dal box della Vergine il fuoco si propagava rapidamente. La passerella ardeva. Le fiamme  appiccate evidentemente alla lettiera o alla mangiatoia  s'erano attaccate subito al soffitto, aggredendo il piano superiore. Dal tetto dei locali accessori si levava un fumo denso e di colpo saettarono le fiamme.
Gli uomini tornavano con le asce per sfondare le porte.
Curti Bo' era rimasto nell'androne e guardava, scuotendo il capo.
 Si faranno ammazzare dai calci delle bestie!
Si tolse il cappello.
  la fine! L'acciaio si rompe e il ferro si piega! Maledizione anche a me, coi miei proverbi!
Gli pass accanto un agente, che correva.
 Il telefono! Dov' il telefono?
Vladimiro si rimise il cappello e lo segu dentro la stanza dalle porte scardinate.
L'agente telefonava.
Si sent un grido nell'androne e poi una voce femminile che implorava la Madonna. La moglie del custode s'era scatenata. Fino allora dovevano esser stati gli spari a renderla muta; adesso, la paura del fuoco le metteva il diavolo addosso.
L'omino si avvicin a Verit e la prese per un braccio.
 Venga con me...
La condusse fuori e s'incammin con lei per lo spiazzo, sotto la luna.
La ragazza camminava come una sonnambula, a capo eretto.
Fecero il viottolo e sul piazzale dell'Ippodromo Curti Bo' vide l'auto della polizia.
Ve la fece salire e le si mise accanto.
 Portaci a casa mia e poi ritorna  disse all'autista.  Ordine del commissario...
 A casa sua?!
 Ah! gi... Comincia a muoverti... Per la strada ti indicher...
Il cielo dalla parte di Trenno era tutto rosso.

 CAPITOLO 31. QUESTURA.

De Vincenzi si asciug la fronte madida di sudore. Il calore di quella camera a pianterreno, con l'unica finestra che d sul cortiletto come in un pozzo, era asfissiante. Decisamente, i funzionari della Questura di Milano avrebbero diritto ad una sede migliore.
Si lev dal tavolo, dove si era seduto spezzato dalla fatica, e and a mettersi davanti alla finestra aperta. Attraverso l'inferriata, guard l'alberello rinverdito, il suo amico fedele delle ore di tristezza e di scoramento.
Il giorno nasceva. Il chiarore dell'alba dava una tagliente nettezza di contorno alle foglie, ai rami, alle pietre sporgenti del muro di fronte.
Il cortile angusto era pieno del canto degli uccelli.
De Vincenzi respir a pieni polmoni. Allarg le braccia, gett all'indietro la testa. Aveva bisogno di ritrovare il possesso del proprio corpo. Cos, forse, avrebbe riacquistato anche il dominio del cervello, avrebbe potuto liberarsi dall'incubo.
 Oh! che notte d'inferno!
Era ritornato a San Fedele da Trenno. I pompieri avevano domato l'incendio, ma delle scuderie del barone Verbena non rimaneva in piedi che qualche muro.
In mezzo al primo cortile, coperti da un lenzuolo e da una coperta, piantonati da Cruni e dagli agenti, giacevano i cadaveri di due uomini e di un cavallo. Uno di quei due uomini era caduto vittima del dovere.
De Vincenzi rivide quel corpo e la sua angoscia si fece pi acuta. La moglie... i bambini...
Cerc di non pensare adesso a quella tragedia cos umile e cos lacerante... Su di lui incombeva il mistero di una pi vasta tragedia, meno patetica forse, ma pi immanente, pi acuta e lancinante per le conseguenze e per i doveri del suo mestiere.
La Vergine era morta incontaminata proprio come la goletta!
Ma quale poteva esser mai la ragione di un simile eccidio?
Egli vedeva luci nel mistero; ma ancora non ne afferrava l'intera spiegazione. Troppi punti gli erano oscuri.
Ritrovata la freddezza, dopo il primo sbalordimento pauroso prodottogli dall'inatteso scoppiare dell'incendio, mentre aveva diretto la lotta contro il fuoco, aveva anche provveduto ad aumentare la sorveglianza nel palazzo del barone. La scomparsa di Verit e di Curti Bo' gli era stata spiegata dall'autista, tornato a San Siro dopo avere accompagnati l'omino e la ragazza sino al quadrivio di via Eustacchi. Ma lui, appena Sani era giunto a San Siro, lo aveva mandato a prenderli.
L'omino avrebbe certo potuto fornirgli molte spiegazioni.
Oh! se quello l, intestardito a voler trovare da solo le prove della frode fiscale del barone, gli avesse invece rivelato a tempo il frutto delle proprie scoperte! Forse, la tragedia non avrebbe avuto un ritmo cos pauroso di avvenimenti e i morti sarebbero stati meno!
Sent un passo nella camera di Sani e poi picchiare alla sua porta.
 Avanti!  disse, senza voltarsi.  Che c'?
 Eccomi qui! Sono io, commissario...
Era l'omino. Fresco, sorridente, il cappelluccio contro il petto, il bastone in mano.
 Di dove viene, lei?
 Ho condotto miss Verity in una clinica... Aveva bisogno di cure immediate. Poi sono corso da lei... Nutrivo il dubbio che lei volesse parlarmi...
Era ineffabile! De Vincenzi torn al tavolo e sedette.
 Segga!  gli disse. E si mise a guardarselo.
Curti Bo' fece per sedere, ma prima and a deporre cappello e bastone sopra la scansia. Ritornato e lasciatosi cadere sulla seggiola, emise un profondo sospiro.
 Storia chiusa!  gemette.  Immagino che il sedicente mister Drake sia perito nel rogo acceso da lui stesso. Una morte da martire cristiano! A meno che non si sia tirato un colpo di rivoltella prima di cominciare ad arrostire...
 S  fece De Vincenzi.  Si  ucciso con una revolverata... Lei ha potuto far parlare la ragazza?
 Oh!  stato terribile...
E sembr assorbirsi. De Vincenzi dovette scuoterlo dai suoi pensieri.
 Ebbene? L'ha condotta in una clinica, mi ha detto. Contraccolpo fisico... oppure le funzioni mentali sono scosse?
Vladimiro sollev l'arguto volto da faina e guard il commissario con occhi brillanti.
 Lei ha compreso quel che avveniva nella stanza chiusa, prima che noi entrassimo?!
 Non ho certo creduto che la signorina Verit si stesse confessando dei suoi delitti!... Abbastanza inverosimile la cosa e non so capire come Fred Drake abbia potuto supporre che noi avremmo prestato fede a una confessione di quel genere!
 Oh! quella non era che la preparazione!... L'uomo, aveva saputo impadronirsi del cervello della ragazza... lo aveva reso plastico come cera e stava incidendolo proprio a quel modo che si fa con un disco. Era stata la sua ultima vendetta, quella! La pi raffinata e crudele! Far credere che i delitti da lui commessi lo fossero stati da Verit... Ma ha sentito qualche rumore sullo spiazzo e ha aperto la finestra per accertarsene... In quel momento noi ci siamo gettati contro l'uscio e lui si  visto costretto a fuggire. Poi... poi gli avvenimenti lo hanno travolto... Un pazzo lucido, naturalmente! Il pericolo, la lotta hanno fatto sparire in lui... la lucidezza ed  rimasta la pazzia! La sua risata mi risuoner nelle orecchie finch vivr!
L'omino diede un guizzo sulla seggiola. Era turbato. De Vincenzi a guardarlo comprese quanto doveva esser stato penoso l'interrogatorio da lui fatto subire a Verit. Un tipo unico, quel Curti Bo' impiegato all'Intendenza di Finanza. Che meraviglioso poliziotto sarebbe stato!
 Sicch lei, adesso,  in grado di spiegare tutti gli avvenimenti?
 Oh! s... Un caso pauroso e originalissimo di follia... Una forma atrocemente morbosa di autosuggestione e di monomania... Il cervello che si divide in due compartimenti stagni...
 Non capisco!
 Mi interroghi, commissario! Io esco appena dall'aver fatto parlare la ragazza!... Non mi ci proverei un'altra volta, glielo garantisco!... Quello l la teneva sotto il dominio dell'ipnosi e, per ricondurla alla realt, ho dovuto correre il rischio di vederle perdere la ragione...
 Lei ha detto: il sedicente Fred Drake... Se cominciassimo da lui?... Chi era realmente Fred Drake?
 Oh! per essere Fred Drake lo era!... Era lui ed era un altro!... Da quando cominci la serie degli assassinii, Fred Drake credette di essere Marco Mac Lare...
De Vincenzi sussult.
 Ma che dice! Il figlio della prima moglie del barone?!
 Gi! Egli lo vendicava e si era cos profondamente compenetrato nella vendetta da credersi l'autentico figlio di Maud Mac Lare... perito assieme alla madre nell'incendio della Vergine!
Segu un silenzio. De Vincenzi cominciava a comprendere. Un caso patologico di allucinazione e di delirio. Ma da che cosa provocato? Quale la causa razionale dell'irrazionale e morboso deviamento del cervello di Fred Drake? E, soprattutto, come aveva fatto Fred Drake a conoscere il delitto mostruoso, compiuto quasi trent'anni prima da Gerolamo Verbena del Santo e da Matthew Scott?
 Oh! la storia  complicata, commissario... E i drammi sono pi di uno! Quello del barone, per cominciare... poi quello di sua figlia Verit e infine la tragedia cerebrale di Fred Drake... Io posso raccontarglieli perch, fatto cessare lo stato ipnotico... nella ragazza  subentrato un grande abbandono... Comprende? Un bisogno disperato di aiuto... La signorina Verit usciva da un naufragio... ed era pronta ad aggrapparsi alla prima tavola di salvezza... Ha trovato me ed ha parlato...
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La confessione del barone a De Vincenzi era stata sincera nelle sue linee essenziali e reticente nei particolari.
Per un bisogno naturale di alleggerire le proprie colpe, quegli aveva taciuto due fatti essenziali: che la soppressione di Maud Mac Lare e del figlio Marco era stata da lui voluta con spietata freddezza, non appena la sua prima moglie, scoperto il secondo matrimonio, aveva manifestato il proposito di far valere i propri diritti; e che dell'esistenza di questa moglie, Ellen Mackenzie, la madre di Verit, era consapevole, per una lettera inviatale da Maud, prima d'imbarcarsi sulla Vergine.
Avvenuto il disastro della Vergine, fu facile a Ellen Mackenzie ricostruire i fatti ed acquistare la certezza dell'orribile delitto compiuto dal marito.
Ellen aveva dovuto soffrire! Soffrire fino allo spasimo di aver sposato un bruto, capace di commettere un uxoricidio e un parricidio! E in quel suo tragico dolore, aumentato e reso spasimante dall'essere lei stessa in procinto di divenir madre, Ellen non trov conforto che nella vicinanza della propria fedele cameriera, Virginia Carey. Virginia ebbe le confidenze della sua padrona e ricevette la sacra missione di vegliare su Verit, che la madre sapeva di dover presto abbandonare  prescienza illuminante di tutti gli ammalati gravi, che presentono la morte  e che aveva terrore di lasciare alla merc del marito.
Morta Ellen Mackenzie, Virginia sent il peso dell'obbligo assunto verso la bimba e la propria responsabilit le apparve enorme. Come difenderla contro il proprio padre? E non seppe tacere alla piccola Verit il delitto compiuto dal barone! La semplice donna, l'umile servente devota alla memoria della morta, pronta al sacrificio della propria vita per proteggere il tesoro vivo affidatole, non aveva neppur supposto per un istante quale terribile rovina d'animo avrebbe prodotta con quella rivelazione mostruosa.
Verit, sconvolta fin nel profondo della sua anima di fanciulla, prov terrore e ribrezzo per l'uomo al quale pure, per legge di natura, avrebbe dovuto amore e rispetto, e arriv al punto di credere che anche la morte della propria madre non fosse stata naturale. L'odio e la paura covarono cos in lei, rendendole la vita in comune col padre una tortura.
Come descrivere lo strazio di quella fanciulla, fattasi giovinetta e donna?
E quale meraviglia ch'ella si fosse abbandonata al primo uomo che le si era avvicinato e che le aveva data l'impressione di poterla proteggere e difendere?
Dopo un paio d'anni che Fred Drake era giunto a Milano, Verit si era unita a lui con un legame segreto, sempre pi stretto e avvinghiante. La casa di via Giannone era divenuta il suo secondo domicilio.
Curti Bo' aveva la sicurezza di questo, oltre che per la confessione fattagli dalla giovane, per le evidenti tracce di un soggiorno costante trovate nella camera abitata da Verit.
Verit amava Fred Drake o non piuttosto ella aveva perseguito uno scopo nel legarsi proprio all'uomo, che doveva necessariamente avere contatti quotidiani con suo padre?
Vladimiro non poteva essere esplicito su questo punto. In qual modo ricostruire, senza tema d'errore, i movimenti dell'anima di una fanciulla, turbata da un trauma psichico profondo ed eccezionalmente tragico?
In lei l'abbandono al primo uomo che le aveva parlato d'amore poteva essere anche determinato da un oscuro bisogno di punizione, illogico, certo, ma reso naturale dall'atroce sospetto che anche sua madre fosse stata uccisa da colui che la fanciulla riteneva oramai un mostro capace di ogni nefandezza.
Un fatto era certo: Verit confid il suo terribile segreto all'amante.
Che cosa avvenne, allora?
Altro mistero psichico, che Curti Bo' cercava di illuminare; ma che ad ogni modo riceveva la sua spiegazione dalle terribili azioni disseminate compiute da Fred Drake.
La disgraziata figlia di Ellen Mackenzie, fuggendo o cercando di sottrarsi a un assassino per calcolo e forse per occasione, si era imbattuta in un folle anormale, in uno squilibrato a cui il suo racconto del delitto compiuto dal barone e da Matthew Scott aveva fatto rompere l'ultima molla, che regolava il congegno gi guasto del suo cervello.
Fred Drake, secondo Curti Bo', era giunto per gradi alla follia sanguinaria.
Determinatosi per un impulso ancora giustificabile  sopratutto se egli realmente aveva amato Verit e senza dubbio doveva averla amata specialmente all'inizio della loro relazione  a vendicarla, l'allenatore aveva cominciato a manifestare la sua potenza di azione contro il barone con un gesto.
Un gesto capace di gettare lo scompiglio e il terrore nell'animo e nel cervello del colpevole, ma insomma soltanto gesto.
Aveva chiamato Vergine la cavalla acquistata a Londra.
Quali erano le conseguenze ch'egli si attendeva? Quale la reazione prevista?
Impossibile a dirsi. Fred Drake aveva forse soltanto gettato quella pietra nel gorgo nero per misurarne la profondit dal suono della caduta.
Il barone si era spaventato. E indubbiamente i segni esteriori del suo terrore dovevano esser stati visibili, perch l'altro aveva continuato. Eran venuti gli ammonimenti intimidatori con la parola Vergine scritta sui fogli lasciati sopra il tavolo; era venuta quella specie di vigilanza imponderabile vaga imprecisa di cui il barone si era reso conto con crescente orgasmo, sino a sentirsi spiato, minacciato e sino a meditare una fuga assurda.
Quando Fred Drake scopr il maneggio di Swan per portare i denari all'estero, quando ottenne la confidenza dal barone  il quale non diffidava pi di lui, dopo le ricerche fatte in Scozia  circa l'intenzione di realizzare un grosso guadagno, speculando fraudolentemente sulla corsa della Vergine, affrett i tempi della vendetta. Di quella almeno che egli riteneva una vendetta.
Oramai, il suo cervello di folle era completamente scompaginato e maturo per il delitto.
Lucido sino alla perfezione, Fred Drake immagin un piano formidabile.
E lo attu.
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De Vincenzi aveva ascoltato l'omino con ammirazione.
 Eccezionale!
 Oh, s! Tutta questa storia  eccezionale!
 Io dico che lei, Curti Bo',  eccezionale...
 Crede?  fece con modestia Vladimiro e incroci le mani sulle ginocchia.
 Perry Hodburn? 
 Lei ha ascoltato le parole che la signorina Verit ripeteva in stato d'ipnosi. Quella confessione non era altro che la confessione di Fred Drake. I fatti, cos come si sono svolti, sono quelli. Perry Hodburn aveva effettivamente scoperto il maneggio del barone per non far arrivare la Vergine e tent il ricatto. Fred Drake ag prima e fece trovare un cadavere a Matthew Scott. Il suo piano consisteva nel ridurre alla pazzia il barone, col circondarlo di cadaveri e col fargli vivere una vicenda d'incubo.
De Vincenzi, macchinalmente, prendeva appunti.
 Clark O' Brian?
 Clark aveva veduto Matthew Scott scendere dalla finestra della camera di Perry alla mezzanotte di quel giorno in cui Hodburn fu ucciso... La mattina seguente egli attribu l'assassinio al vecchio maggiordomo e anche lui, afferrato dal demone del ricatto, telefon al barone. Medesima storia! Fred Drake lo uccise e ne trasport il cadavere sul viottolo... Poi s'incontr con Verit...  a questo punto che il piano del pazzo dovette essere modificato ed  cos che un altro cadavere... un cadavere non previsto nel conto... si venne ad aggiungere al massacro... Verit, messa in sospetto dalla morte di Perry... che lei aveva attribuito subito a suo padre... si era recata alle scuderie e aveva tentato di far parlare Clark O' Brian... Da Clark, gi determinato al ricatto, non seppe nulla, ma nella camera di Hodburn scopr anche lei le tracce della candela... Poich conosceva gli esperimenti del suo amante sull'acido prussico... la deduzione le venne facile... E la povera figliola ricevette un altro colpo! Io mi domando ancora come la ragione di Verit abbia resistito e se resister davvero!... Pensi, commissario!... Lei si era affidata, si era attaccata disperatamente a Fred Drake per sottrarsi all'influenza... alla vicinanza... al contatto di un assassino e veniva a scoprire che anche Fred lo era!... Quella notte... la notte della tempesta, ricorda?... avvennero fatti inimmaginabili, scene che un tragico greco non avrebbe pensate!... Il colloquio che ebbe Verit con Fred Drake, nella casa di via Giannone, verso le dieci di sera, deve aver raggiunto l'acme dell'orrore!... Fred Drake rinchiuse Verit... la quale voleva fuggirlo... fuggire lontano... nella camera ch'ella abitava... e poi, introdottosi nel palazzo Verbena, riport nella stanza da letto della giovane l'abito rosso, il mantello e la borsa, per far credere ch'ella si fosse allontanata di propria volont...
 Ed uccise Virginia Carey!
 Oramai, gli era indispensabile farlo, perch egli sapeva della fuga progettata da Verit assieme alla vecchia nutrice... e poteva credere che Virginia si sarebbe messa disperatamente alla ricerca di colei ch'ella amava come una figlia... Segu un silenzio. Adesso, la matita di De Vincenzi tracciava sul foglio circoli e triangoli, lo spirito del commissario era turbato.
 E Teodoro Timoteo Swan?  chiese, levando la testa e dando all'omino uno sguardo concentrato.
 Ah! qui siamo ridotti al campo delle supposizioni. Colui che poteva illuminarci  morto! Io credo che ieri sera Fred Drake si sia introdotto nello studio del barone per ucciderlo. Oramai, egli voleva concludere! Il suo cervello di pazzo scatenato cercava di dare l'ultima pennellata al quadro macabro. Secondo me, Fred Drake fu sorpreso dall'arrivo dell'Imperatore... assistette al colloquio fra i due uomini... conobbe in tutti i suoi particolari il traffico del denaro e per un ultimo guizzo mostruosamente beffardo del suo spirito, volle uccidere Swan... Dopo, invece di farla finita anche col barone, medit un'ultima vendetta... pi sottile... pi terribile contro di lui... Impose a Verit di confessarsi autrice di tutti i delitti... Egli sapeva che Verbena amava sua figlia... Scatenargli addosso quest'ultima nemesi poteva spingerlo al suicidio o alla pazzia...
De Vincenzi si alz.
Torn verso la finestra. Il giorno era pi chiaro, il canto degli uccelli meno assordante. Il verde dell'alberello aveva perduto quella sua opacit liquida. L'omino si alz adagio, and a prendersi il capello e il bastone, si avvicin alla porta in punta i piedi.
Sulla soglia disse:
 Sono felice di averla conosciuta, commissario!

 CAPITOLO 32. FISCO.

 Curti Bo', che ne direbbe se la mandassi a Venezia?
L'omino sospir. La sua camera tranquilla sul quadrivio, le soste notturne ai tavoli di Fulgenzio! Era appena finita la storia della Vergine ed ecco che ne cominciava una nuova! Non si sarebbe fatto prendere certo in un altro groviglio di quel genere.
Quel che doveva fare e niente di pi. Il suo mestiere, le sue indagini... Guardava il suo capo ufficio cogli occhi melanconici. Si diede una tiratina alla cravatta cremisina.
 Ebbene?
 Se  necessario...
 Conosce Venezia?...
 Come si pu vivere senza conoscerla e come si pu rimanervi dopo averla conosciuta?
 Non  poeta, lei?
 Appunto, appunto...  la troppa poesia di Venezia che mi sopraff... Io sono un sentimentale, cavaliere! La laguna, le gondole, i rii stretti come gallerie d'acqua verde... mi fanno venire un groppo alla gola... mi ricordano che siamo mortali e che questa nostra permanenza sulla terra non  che un passaggio... un brevissimo passaggio...
Il cavaliere aggrott le ciglia e i baffi gli si rizzarono minacciosi. Quel Curti Bo' era pieno d'imprevisti e, per quanto lui ci fosse abituato, doveva qualche volta farsi forza, per non ridergli sulla faccia.
 Non  proprio a Venezia che la mando...  al Lido... Che cosa potrebbe desiderare di pi? Il lido in luglio e in agosto, come i milionari americani e le stars d'Hollywood!...
 Gi!...
Ma l'omino s'era sentito un brivido alla schiena. Sempre i presentimenti gli si manifestavano a quel modo e quella storia del Lido coi milionari e le stars non gli piaceva.  Dunque, mi ascolti, Curti Bo'...
E il capo ufficio prese la cartella verde d'una pratica dall'enorme mucchio di cartelle tutte eguali che coprivano il suo tavolo...
 Si tratta di contrabbando di gioielli...
 Oh!
 Un affare grosso...
 Naturalmente!
 Perch dice naturalmente?
 Perch non mi scaraventerebbe al Lido, se non fosse un affare grosso... Lo sa che mi ci vorranno cento lire di diaria?!
 L'Amministrazione gliene passa trentacinque...
 Oh! S!
E questa volta il sospiro dell'omino avrebbe intenerito i sassi.
...
.
...
FINE.